POVERO BOLDI, TEDOFORO MANCATO!

Vi ricordate di quella volta che Silvio Berlusconi infilò una bestemmia in una barzelletta il cui bersaglio era Rosy Bindi, grossolanamente insultata perché, come è noto, il metro di valutazione di Berlusconi, per quanto riguardava le donne, era la loro appetibilità sessuale? Se sì, forse vi ricordate anche che mons. Fisichella, intervistato al riguardo, assolse l’ormai buonanima affermando che sì, c’era la bestemmia, ma bisognava contestualizzarla. Secondo l’illuminato prelato, insomma, una bestemmia detta volutamente, nel contesto di una storiella scema e volgare, tanto per ridicolizzare un’avversaria politica, è più perdonabile di un moccolone che scappa d’istinto se ci si dà una martellata su un pollice o si scopre una chiodata sulla fiancata dell’auto.

Questa bizzarra doppia morale è una caratteristica di certa destra, nel nostro Paese: quella destra che si proclama fervidamente cristiana e perciò difende la famiglia (sarà per questo che alcuni suoi esponenti ne fanno collezione o vivono more uxorio o figliano come conigli fuori dal matrimonio?), che prova orrore per l’aborto, che non ne vuole sapere di educazione affettiva e sessuale nelle scuole, che si ritrae inorridita alla sola idea di riconoscere a un malato terminale il diritto di decidere se vivere o morire.

Quella destra si leva ora indignata, per il tramite di due suoi eminenti rappresentanti, in difesa di Massimo Boldi, vittima di una intollerabile azione censoria da parte del CONI.

Che cosa è successo? È successo che al noto protagonista di cine-panettoni, dimenticandosi di grandi campioni dello sci del calibro di Gustavo Thoeni e Pierino Gros, era stato promesso dal CONI, così come a un tale noto come “uomo gatto”, di portare per qualche metro la fiamma olimpica, promessa poi ritirata perché, intervistato in merito, il citato Boldi (scusate, ma proprio a chiamarlo “attore” non ci riesco, ho troppo rispetto per chi davvero sa recitare) ha dichiarato di non praticare alcuno sport, ma – testualmente – “Ci sono in realtà alcune discipline in cui sono un campione: la fi*a e gli aperitivi”.

Il CONI, bontà sua, ha ritenuto l’affermazione non opportuna ed ha ritirato l’invito.

Mentre il mondo civile, pur incredulo per certe inclusioni e certe esclusioni, ha applaudito, in difesa del Boldi si sono levate le voci nientepopodimenoche del direttore del Secolo d’Italia, Italo Bocchino, e del noto ex parlamentare e moralista ultracattolico Simone Pillon, i quali hanno duramente stigmatizzato il moralismo di una siffatta decisione ed hanno espresso al censurato cinepanettista tutta la loro solidarietà.

Per quanto attiene al merito della dichiarazione dell’interessato, mentre non dubito dell’assidua frequentazione che l’ilare Boldi dedica ai banconi dei bar, il grande rispetto che nutro verso il mondo femminile mi rende dubbioso circa gli exploit che egli si attribuisce nel campo delle attività amatorie anche se, considerate le non modeste risorse economiche di cui certamente egli gode grazie ai suoi successi cinematografici (il successo non è sempre gloria, e lui ne è la prova vivente), non posso escludere che vi siano dame disposte, previo adeguato compenso, a concedergli
di esercitarsi in siffatte attività.

Non posso comunque non notare quanto sia bizzarra la morale degli esponenti delle italiche destre, che si dimostrano sempre pronte a scagliarsi contro i peccati altrui quanto lo sono a difendere, minimizzare o addirittura legittimare i propri o quelli – volgarità, bestemmie, convivenze peccaminose, corruzioni, ladrocinii (magari dedicando loro anche degli aeroporti) – dei loro camerati.

Scusate, volevo dire “dei loro amici”.

Giuseppe Riccardo Festa

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