Certo, Maduro era un dittatore. Anche Saddam Hussein era un dittatore, e tutti e due esercitavano il potere con il cinismo spietato di chi il potere vuole tenerselo infischiandosene dei diritti dei cittadini. I regimi di entrambi sono stati spazzati via dalla forza militare degli Stati Uniti, in entrambi i casi appellandosi a motivazioni di facciata che nascondevano e nascondono interessi molto concreti, legati sostanzialmente al controllo delle fonti petrolifere di entrambi i Paesi.
Insomma, due regimi dittatoriali e criminali sono stati eliminati con metodi a dir poco discutibili e non meno criminali.
Altrove l’azione è stata indiretta ma comunque sempre motivata dall’esigenza dei plutocrati statunitensi (i veri detentori del potere a Washington) di controllare delle fonti di approvvigionamento: ad esempio, col colpo di stato di Pinochet, il rame delle miniere cilene.
La scusa, nel caso del Venezuela, sta nella pretesa farlocca, invocata da Trump, di bloccare il narcotraffico. Così, dopo aver affondato nel Golfo del Messico qualche nave venezolana sterminandone gli equipaggi, sulla base dell’accusa non dimostrata e non dimostrabile che trasportavano droga, oggi il sedicente presidente pacifista rovescia il regime venezuelano e ne arresta il presidente.
La logica, una volta rimossi i fronzoli e le foglie di fico delle motivazioni di entrambi, è la stessa applicata da Putin per aggredire l’Ucraina, e si riassume nel famoso aforisma del Marchese del Grillo: “Io so’ io, e voi nun siete un ca**o”.
È la logica di chi applica le ragioni della forza infischiandosene della forza della ragione.
Non è un mistero che Trump ammiri Putin, e forse lo invidii, perché come lui vorrebbe gestire il potere (in effetti ci sta riuscendo) senza dover sottostare a controlli e limiti da parte della magistratura, dell’informazione e del Parlamento, che vorrebbe asservire (e in effetti sta asservendo) alle sue peraltro ben poco lucide politiche. La condanna formale di Mosca all’azione americana in Venezuela è convincente come le assicurazioni che Putin ripeteva, alla vigilia dell’aggressione, di non voler far la guerra a Kiev. In realtà, malignando, non escluderei che sottobanco ci sia un accordo fra i due: campo libero in Venezuela da parte di Putin, in cambio della cessazione dell’appoggio a Zelensky da parte di Trump.
Quale sarà il prossimo obiettivo del pacifico presidente statunitense? L’Iran, probabilmente, con l’appoggio di un Israele che, sia pure in sedicesimo, applica le stesse logiche. O addirittura la Groenlandia? L’illusione che, più o meno a ragione, abbiamo coltivato dal secondo dopoguerra fino ad ora, di un mondo in cui anche i potenti erano sottoposti alle leggi, e il diritto prevaleva sulla forza, è definitivamente tramontata.
E l’Europa? L’Europa continuerà ad essere un pollaio, in cui galletti e galline cantano il loro coro stonato, guardando chi a oriente e chi a occidente, o si deciderà a capire che deve finalmente parlare con una sola voce e reclamare il suo posto nel mondo, imponendo i valori della civiltà, della cultura e del diritto internazionale ?
La risposta temo di conoscerla, e purtroppo non è la seconda che ho detto.
Giuseppe Riccardo Festa
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