AEROPORTI E SVENTURE DEI POLITICI DI DESTRA.”HONNI SOIT QUI MALPENSA”

C’è forse una sorta di giustizia nell’ingiustizia, o se si vuole di involontario umorismo, nel fatto che a Silvio Berlusconi sia stato intitolato proprio l’aeroporto di Malpensa.

Secondo i maligni e i malpensanti (quelli che secondo Giulio Andreotti “fanno peccato ma di solito c’hanno ragione”) c’è un filo logico che lega la riforma della giustizia, in particolare per quanto riguarda le intercettazioni telefoniche e l’abuso di ufficio, e le disavventure giudiziarie che stanno facendo passare una pessima estate ad alcuni alti esponenti del mondo politico, guarda caso di destra, quali il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, e – è notizia di questi giorni – il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, e il suo assessore Renato Boraso.

Per entrambe le vicende gran parte del materiale d’accusa – riguardante reati di corruzione e concussione – è costituito, guarda caso, da intercettazioni telefoniche e riguarda comportamenti direttamente ascrivibili al potere che agli interessati deriva dalla funzione pubblica che ricoprono.

Ovviamente gli indagati, che si guardano bene dal dimettersi (le dimissioni, certi personaggi come – cito a caso – la ministra Santanchè, le chiedono agli altri ma si guardano bene dal darle, quando le inchieste riguardano loro) giurano e spergiurano che i loro comportamenti sono stati determinati esclusivamente dal bene comune e dall’interesse pubblico.

È inevitabile che, di fronte a tali situazioni, il legislatore di pari o simile orientamento o comunque alleato alla parte degli interessati (con più o meno ferma e più o meno sincera convinzione, tipo la Lega di Salvini) senta in petto agitarsi l’indignazione e decida di porre rimedio. “Come?” direte voi: “svergognando e cacciando dal proprio seno i colpevoli, anche se solo presunti tali, onde dare alla cittadinanza un lodevole esempio di coerenza, inflessibilità e civiltà politica?”

Maddechè.

La reazione consiste nel criticare la pubblicazione delle intercettazioni (ossia ritenere disonesto non ciò che ne emerge ma il fatto che siano rese pubbliche) e nel gridare al complotto da parte della magistratura, le solite “toghe rosse”; e di conseguenza nel limitarne il potere di intervento contro i “colletti bianchi”. Ecco dunque che si procede alla riforma della giustizia che da un lato protegge i potenti e dall’altro tarpa le ali agli inquirenti oltre a premurarsi, en passant, di punire i giornalisti che si permettono di indagare sui politici rivelandone vizi e miserie.

Dunque, carcere per i giornalisti troppo ficcanaso. E carcere, anche (e se opportuno anche manganello), per gli studenti che protestano bloccando il traffico, per i manifestanti troppo invadenti e rumorosi (esclusi quelli della Coldiretti, che sono amici), per gli organizzatori e i frequentatori di “rave party”. Carcere dove i reprobi in questione saranno detenuti in condizioni tali da indurli al suicidio. Problema che non riguarda l’imputato eccellente che, invece, potrà starsene comodamente a casa sua, tenersi la carica, ricevere amici e sodali e mostrare al mondo la propria indignazione.

Malpensa rappresenta la dimostrazione più clamorosa, la prova provata dell’iniquità di questo sistema che prevede l’uso di due pesi e due misure, l’esempio eclatante di questo atteggiamento arrogante e sprezzante della classe politica attualmente al potere. Una classe politica spietata verso i deboli ma premiante verso i forti, ai quali dà ragione a prescindere dal loro grado di disonestà, purché appartengano al suo alveo ideologico.

Così un politico che aveva conclamate collusioni con la mafia, che si è beccato una condanna definitiva per truffa ai danni dello Stato, che ha fatto approvare vergognose leggi a proprio uso e consumo, che ha praticato in modo sfacciato la compravendita di parlamentari ed ha portato le finanze pubbliche sull’orlo del collasso, si è meritato la gloria e gli si è dedicato un aeroporto. È così che dopo Leonardo da Vinci, Amerigo Vespucci, Marco Polo, Guglielmo Marconi, Raffaello e, quel che più fa male, dopo Falcone e Borsellino, i politici oggi al potere hanno pensato bene di intitolare un aeroporto a Silvio Berlusconi.

Ma i sondaggi dicono che quelle parti politiche continuano a godere del favore popolare. Dunque è chi, come me, scuote la testa e si vergogna ad avere torto. Poi mi viene in mente una vecchia canzone di Francesco Guccini che dice “È venuto ormai il momento di negare una politica che è solo far carriera, l’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione, mai col torto”.

E allora mi dico che è meglio avere torto che essere ipocriti, continuo a scuotere la testa e a disprezzare un certo modo di fare politica.

Giuseppe Riccardo Festa

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