Si ai “Buoni Sentimenti”

E’ stato molto bravo il primo inquilino del Palazzo del Quirinale

Sergio Mattarella e studenti

Se fossi un docente di scuola media o istituto superiore il prossimo 7 gennaio, al rientro a scuola dopo le festività natalizie, inviterei i miei alunni a leggere con attenzione il discorso di fine anno alla nazione del Capo dello Stato. 

Ancora meglio sacrificherei qualche ora di lezione per soffermarmi e analizzare il testo insieme agli studenti, visto, peraltro, il suo alto valore simbolico e formativo rivolto proprio alle nuove generazioni. 

C’è poco da fare il Presidente della Repubblica ha colto nel segno e il ritorno mediatico, del tradizionale messaggio alla nazione, è stato per intero segnato dagli alti indici di ascolto a reti unificate – dieci milioni e mezzo di italiani – e dalle innumerevoli visualizzazione sui social del video integrale – due milioni e 150mila sull’account Twitter del Quirinale -. Un dato quest’ultimo che triplica il risultato del 2017.

E’ stato molto bravo il primo inquilino del Palazzo del Quirinale a voler mettere l’accento sulla “società da ricucire”, invitando gli italiani a ritrovare lo “spirito comune”, senza il quale un Paese, prima o poi, è destinato alla rovina. 

Pertanto, perché obiettivi così significativi, come quello di alimentare i “buoni sentimenti”, trovino terreno fertile e l’opportuno successo, occorre che le nuove generazioni si soffermino con l’aiuto dei loro docenti sui significativi valori e sentimenti. 

Partendo dal fatto che non bisogna avere timore di mostrare i “buoni sentimenti”, rompendo la spirale dei rancori che ci rende tutti “delusi, incattiviti e ostaggio di un sovranismo psichico”.

Viviamo momenti durante i quali è evidente il disgregarsi dei nostri cardini valoriali e identitari complice anche la rete, particolarmente oggetto di un uso inflazionato e poco corretto dei molti giovani. 

Questa volta Mattarella si é fatto forza di un linguaggio semplice per arrivare a tutti gli italiani, innanzitutto ai ragazzi che devono ben valutare le parole generose del Capo dello Stato.   

Sebbene qualcuno ha pensato che il messaggio di Mattarella ha tratteggiato un Paese che, se esistesse, sul piano politico sarebbe meraviglioso e, quindi, una favola. 

Personalmente penso invece che idee, valori e ideali restano sempre una valida base su cui formare i giovani che non possono, ahimè, non ascoltare le parole del Capo dello Stato. 

E, quindi, vanno incitati a farlo, se non lo facessero spontaneamente, da chi è deputato alla loro crescita formativa sul piano scolastico e principalmente lungo l’alveo dell’insegnamento alla vita di comunità.

E, allora, conviene aprire il “cantiere”, ne va per lo mezzo il futuro del nostro Paese. Non sarà facile, ma come ha ricordato Mattarella servono il senso di comunità e i buoni sentimenti. Proviamoci. 

Nicola Campoli

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