2 giugno 2014 : 68° Anniversario della nascita della Repubblica democratica. Ma noi siamo rimasti ai margini.

Il 2 giugno 1946 il popolo italiano, diventato sovrano con la Resistenza e la lotta di Liberazione dal fascismo, decide liberamente con il voto per la prima volta esteso a tutti (comprese le donne) che l’Italia diventi una Repubblica democratica. Si affermano così principi e valori, prima ignorati o negati, come l’uguaglianza sociale e di genere, la parità tra le diverse Italie, la sovranità dei cittadini, il lavoro come diritto-dovere e fondamento del nuovo Stato, l’impegno della Repubblica a rendere effettivi l’uguaglianza e i diritti individuali e sostanziali per ognuno e per tutti. Nasce – sia pure ancora soltanto nei principi consacrati poi nella Costituzione – una nuova Italia, migliore di quella teorizzata e fatta dal Risorgimento. Quante attese, quante speranze ! Ma da allora il Sud è rimasto ai margini, come un’Italia minore, l’altra Italia. E tra i Sud il più a Sud, il più marginale e periferico è il Sud della Calabria jonica. Specificamente il territorio compreso tra il basso e l’alto Jonio, la Sila Greca, l’Arberia. Segnatamente negli ultimi tre anni quest’area vasta, dove vivono, operano, resistono – per scelta ostinata – oltre 200.000 cittadini-persone, trattati dalle Istituzioni e dai partiti come figli di un Dio minore. Nessun altro territorio continua ad essere maltrattato come il nostro: scippato del Tribunale (e quindi del presidio di giustizia di prossimità, della garanzia di tutela dei diritti dei cittadini onesti, dell’opposizione alla ‘ndrangheta), degli Ospedali periferici, di una sanità di qualità, della viabilità di sicurezza (stante l’estrema pericolosità della SS. 106 o E. 90), dei treni di lunga percorrenza, dell’insuperabile difficoltà di accedere ai trasporti aerei (privi come siamo di aeroporto, di metropolitana leggera di superficie, di assenza di collegamenti agli aeroporti di Lametia e Crotone) ecc. ecc. Un territorio maltrattato, mortificato, vilipeso, tenuto ai margini della modernità ! E non per crudele destino ! Ma esclusivamente per grave deficit di partecipazione democratica dei cittadini-persone e per deficit ancora più grave di rappresentanza politico-istituzionale a tutti i livelli. Tanto che l’interesse generale e il bene comune del popolo di questo territorio non sono rappresentati a nessun livello (mai successo dal 1861 ad oggi !): non nel Parlamento europeo, non nel Governo e neppure nel Parlamento nazionali, in nessuna Istituzione sovra-comunale. Il territorio diventato passivo, rinunciatario, subalterno, rassegnato è e continua ad essere un serbatoio di voti delle oligarchie provinciali bipartisan (altrimenti chiamati lobbie, caste, cricche, cupole ecc.) di tutti i partiti, autentici centri di potere neo-feudale, autoreferenziali, soffocatori e violentatori di ogni autonomia territoriale e di ogni intelligenza autonoma. Stante questo scenario inquietante vien da chiedere chi investirà (imprenditori nazionali o stranieri) in questo nostro territorio, privo di tutti i servizi alla persona (giustizia, ordine pubblico, sanità, mobilità di uomini e merci, sicurezza ecc.) ? Chi resterà qui, dove le strutture economiche sono asfittiche e non espansive, dove non si creano e anzi si perdono posti di lavoro, dove c’è una diffusa illegalità, dove si assottigliano le aggregazioni e i movimenti di resistenza e di reattività ? Chi resterà qui dove prevale il clientelismo familistico dei nuovi feudatari padroni dei partiti, dove ogni giorno la speranza è meno credibile, dove i giovani e i talenti non trovano spazio e possibilità di rimanere e sono in fuga inarrestabile ? A questi interrogativi si possono dare risposte diverse e diametralmente opposte. C’è chi, per delusioni sofferte o per fiacchezza etica, è convinto che nulla possa cambiare in questa terra e perciò si auto-sospende da tutto (dal voto, dalla cittadinanza attiva, dalla protesta, dall’impegno personale) e si chiude nel lamento greco e nel paralizzante angoscioso fatalismo rinunciatario. C’è, però, anche chi non si dà per vinto, chi sceglie di resistere e reagire qui ed ora, chi per amore e riconoscenza continua a servire la propria gente e la propria terra. E tra questi ultimi ormai è matura la convinzione che bisogna andare oltre la logica accentratrice dei partiti; che bisogna trovare nuovi soggetti della rappresentanza del nostro territorio e degli altri territori periferici della Calabria; che bisogna difendere e valorizzare l’interesse generale e il bene comune; che bisogna camminare insieme evitando di procedere in ordine sparso; che bisogna che ogni cittadino-persona di questo comprensorio faccia la propria parte e la faccia insieme e solidarmente con gli altri cittadini-persone, con la proposta, la partecipazione e l’impegno. Apriamo un dibattito sul futuro del nostro territorio. Un dibattito che anticipi le grandi manovre di chi porta la grave responsabilità di avere distrutto tutto e messo in ginocchio questo territorio. Un dibattito che liberi le risorse umane di quest’area vasta, le renda autonome e protagoniste di un progetto di emancipazione e di sviluppo, ripristini la sovranità popolare mortificata e negata, individui i contenuti e le modalità perché questo nostro territorio sia finalmente rappresentato nelle Istituzioni regionali, nazionali, europee. Questo territorio torni ai cittadini-persone e torni ad avere una prospettiva di speranza. E ora la parola e l’azione passino ad ognuno di noi, che è il modo migliore per fare memoria dei 68 anni di Repubblica democratica di tutti gli Italiani. Rossano, 1/6/2014 Francesco Filareto Coordinatore A.N.P.I. Rossano

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