Bisogna trovare modi e forme nuove per avvicinare le persone, a partecipare alle future elezioni

Volutamente non mi sono addentrato in analisi politiche di dettaglio sul voto a livello locale, dopo la tornata elettorale per i rappresentanti italiani al Parlamento europeo che si é tenuta lo scorso maggio. E’ sempre molto difficile farlo, anche perché ogni competizione ha una sua storia, fatta di alleanze, emozioni e stati d’animo. Nonostante ciò, però, una riflessione va stimolata senza alcuna strumentalizzazione, sul non voto dei cariatesi. Un dato critico e preoccupante. Molti sono restati a casa, o meglio non hanno fatto ritorno nella loro natia Cariati. Avranno avuto di sicuro i loro buoni motivi. Sono certo che tutti concordano sul fatto che coloro che si sono tenuti lontani dai seggi sono persone demotivate e in crisi per la non credibilità del sistema politico, oltre che aver visto l’Europa come qualcosa di lontano e di non intercettabile. La vera sfida di coscienza che tutti dovrebbero attrezzarsi a giocare è rappresentata dal trovare modi e forme nuove per avvicinare le persone, invitandole a partecipare alle future elezioni, come le previste regionali tra il prossimo ottobre o novembre. Stavolta, quindi, c’é un altro messaggio che finalmente deve stare al centro dell’agenda politica locale. Un coinvolgimento vero delle persone, meglio delle nuove generazioni, e non la ricerca spersonalizzata del voto. Richieste che suonano ormai come semplice e stanca sensibilizzazione di filiere di consenso che hanno fatto il loro tempo. A dirla tutta “pacchetti di voti” i cui numeri si assottigliano sempre più. Bisogna aprire, invece, un confronto di idee, finora soffocato da conflitti personali, legati a opposte fazioni. Occorre un dialogo e confronto serio su come si vuole la Cariati del 2020. Su come migliorare la qualità della vita e su quali strumenti locali e nazionali puntare per dare una scossa all’economia del posto. Solo chi avrà il coraggio di agire in tal modo, lanciando il cuore oltre l’ostacolo, a partire da subito, potrà affrontare la sfida futura delle elezioni comunali del 2016 con più equilibrio e lucidità. Per questo credo che i tutti i cariatesi possono svolgere, al di la delle forze politiche in campo, un ruolo di protagonisti. Possono far sentire in modo strutturato la propria voce, senza escludere di vincolare le scelte, esclusivamente nei confronti di chi si prenderà la cura e l’impegno di stabilire un “patto” inscindibile e responsabile con la comunità intera. Allora se Cariati vuole essere per davvero un laboratorio sperimentale di qualcosa che conti, com’é nelle sue potenzialità e vocazione territoriali, serve una visione ampia e chi chiede ai cittadini responsabili un concorso attivo in un’impresa che può essere più nobile di quella che appare. Si tratta di un bene comune e di uno spirito di servizio per il Paese. Nicola Campoli

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