“ZANZARA”: L’UOMO CHE HA TRASFORMATO UNA MACELLERIA NEL SUO ULTIMO PALCOSCENICO!

Dal teatro romano alla televisione, fino a una macelleria diventata luogo di incontro, musica e convivialità. La storia di Aurelio Parise dimostra che il talento non scompare: trova semplicemente un altro modo per andare in scena

Aurelio e la sua "A'Chianca Grill" a Cariati

Antonio Loiacono

Negli anni Novanta calcava i palcoscenici romani interpretando Eduardo Scarpetta e Peppino Filippo, partecipava alla trasmissione televisiva “Casa Castagna” e riceveva proposte per tournée nazionali. Oggi è il volto della macelleria e griglieria “A’Chianca Grill” di Cariati, dove ogni giorno la qualità della carne si intreccia con il teatro, la musica e il piacere delle relazioni umane.

Esistono uomini che cambiano mestiere e altri che cambiano soltanto palcoscenico.

Aurelio Parise appartiene alla seconda categoria!

Per tutti è semplicemente “Zanzara”. Un soprannome che gli è rimasto addosso come un marchio di fabbrica, capace di raccontarne il carattere ancora prima della biografia: brillante, ironico, instancabile, uno di quelli che riempiono una stanza senza mai cercare di esserne il protagonista.

Chi entra oggi nella “A’Chianca Grill”, nel cuore di Cariati, vede un macellaio esperto, un ristoratore appassionato, un uomo che conosce la carne, i suoi tagli e i tempi della brace.

Chi resta qualche minuto in più scopre molto altro!

Tra una costata e una salsiccia può nascere una canzone. Un verso di una poesia. Un ricordo della Roma degli anni Novanta. Oppure un karaoke improvvisato che coinvolge clienti e amici, trasformando una cena in un momento di autentica convivialità.

È allora che si comprende una verità semplice: Aurelio Parise non ha mai abbandonato il teatro.

Ha soltanto cambiato scena.

Per capire questa storia bisogna tornare indietro di oltre trent’anni.

Bisogna immaginare una Roma ancora attraversata dall’energia delle compagnie teatrali, dei piccoli palcoscenici, dei provini, dei laboratori artistici. Una città dove il teatro non era soltanto spettacolo, ma una scuola di vita.

È in quell’ambiente che cresce Aurelio.

Gli anni Novanta diventano il tempo della formazione artistica. Porta in scena i grandi classici della tradizione di Eduardo Scarpetta ed Eduardo De Filippo, affrontando testi che hanno scritto pagine fondamentali del teatro italiano. Parallelamente interpreta opere originali del suo fraterno amico Amedeo Fusco, attore, autore e regista con il quale condivide un intenso percorso umano e artistico.

Il teatro gli insegna molto più della recitazione.

Gli insegna l’ascolto, il rispetto dei tempi, l’importanza dello sguardo, il valore del silenzio e soprattutto il rapporto con il pubblico.

Qualità che, allora, sembravano destinate a trovare casa esclusivamente sul palcoscenico.

Accanto al teatro arriva anche la televisione.

Nel 1996 partecipa come protagonista a “Casa Castagna”, la trasmissione condotta da Alberto Castagna che, in quegli anni, rappresentava uno degli appuntamenti più popolari del pomeriggio televisivo italiano.

Negli studi del Centro Safa Palatino, in Piazza Santi Giovanni e Paolo a Roma, Aurelio diventa presto uno dei volti più apprezzati dagli addetti ai lavori.

«Ero diventato il beniamino di tutti», ricorda oggi con un sorriso.

Con Alberto Castagna nasce un continuo confronto sulle luci, sui tempi televisivi, sulla costruzione della scena. Piccoli dettagli, battute che, per chi vive lo spettacolo, fanno la differenza tra una semplice apparizione e una performance capace di arrivare al pubblico.

Tra i ricordi più divertenti conserva quello con Gabriella Carlucci.

Quando le raccontava di Scala Coeli, il paese delle sue radici, lei stentava a credere che un piccolo centro dell’entroterra potesse trovarsi a una ventina di chilometri dal mare ed essere comunque un comune costiero!

«Eppure quella strada la facevo spesso in bicicletta», raccontava Aurelio, suscitando l’incredulità della conduttrice.

Sembrava l’inizio di una carriera destinata a crescere.

Le occasioni, del resto, non mancavano.

Arrivò persino una proposta per partire in tournée con “I Viscidi”, gruppo comico molto seguito in quegli anni.

Molti avrebbero accettato senza esitazioni.

Aurelio fece una scelta diversa: rinunciò.

Preferì restare nella compagnia teatrale fondata da Amedeo Fusco.

Una decisione che racconta il suo carattere meglio di qualsiasi definizione.

Prima del successo personale venivano la lealtà, l’amicizia e il valore di un progetto condiviso.

Nemmeno il trasferimento in Calabria interrompe il rapporto con il teatro, anzi!

Anche nel Basso Jonio cosentino continua a portare in scena spettacoli e rappresentazioni, contribuendo, insieme ad altri appassionati, a mantenere viva una tradizione culturale che, spesso lontano dai grandi circuiti, trova forza proprio nell’entusiasmo delle compagnie locali.

Poi, come accade nelle storie più autentiche, la vita cambia improvvisamente copione.

Non per una sconfitta, non per un rimpianto: semplicemente perché il destino, a volte, immagina finali diversi da quelli scritti nei nostri sogni.

È in Calabria che Aurelio incontra l’amore e sempre a Cariati, costruisce la sua famiglia.

Ed è sempre qui che decide di dare un nuovo significato alla parola futuro.

Nasce così “A’Chianca Grill”, una macelleria. Almeno all’apparenza.

Ma ridurla a questo significherebbe raccontarne soltanto la metà.

Dietro quel banco Aurelio seleziona le carni con la stessa cura con cui, anni prima, studiava una battuta o preparava un ingresso in scena. Ogni taglio racconta una scelta precisa, maturata attraverso l’esperienza e la ricerca di una materia prima che valorizzi gli allevamenti e la tradizione zootecnica di un territorio generoso, dove la qualità nasce ancora dal lavoro, dalla terra e dai pascoli.

Eppure, anche qui, il mestiere da solo non gli basta.

La sua natura prende inevitabilmente il sopravvento.

Così il cliente entra per acquistare una costata e si ritrova ad ascoltare una poesia; oppure una canzone, un aneddoto divertente degli anni trascorsi tra i teatri della Capitale.

Succede quasi senza accorgersene.

Perché Aurelio non interpreta un personaggio, é semplicemente sé stesso.

La sua capacità di trasformare un normale rapporto commerciale in un momento di autentica umanità diventa, negli anni, il tratto distintivo della “A’Chianca Grill”.

Una bottega dove si torna non soltanto per la qualità della carne, ma per il piacere di fermarsi, parlare, sorridere.

Come accadeva una volta, quando i negozi erano anche luoghi d’incontro, quando il commercio aveva ancora il volto delle persone.

Poi arriva un’altra intuizione: se la carne è il cuore del suo lavoro, perché fermarsi al banco?

Ed ecco la griglieria!

Non come semplice ampliamento dell’attività, ma come naturale evoluzione di un’idea.

La materia prima prosegue il suo viaggio fino alla brace: costate, arrosti, salsicce, hamburger, spiedini.

Specialità preparate sul momento che esaltano i sapori autentici della Calabria.

Ma, ancora una volta, Aurelio aggiunge un ingrediente che nessun ricettario può contenere: lo spettacolo!

Tra il crepitio del fuoco e il profumo della carne che arrostisce, può partire un karaoke “in salsa piccante”.

Il microfono passa di mano in mano, i clienti diventano protagonisti.

Le canzoni si alternano ai racconti. Le risate coprono il rumore delle posate e la cena si trasforma in un’esperienza.

Ed è forse questa la vera intuizione di Aurelio Parise.

Aver capito che il cibo nutre il corpo ma la convivialità nutre le persone.

In un tempo in cui tutto corre, in cui si ordina con un’applicazione, si paga senza parlare, si mangia in fretta.

“A’Chianca Grill” sceglie ostinatamente la direzione opposta.

Qui il tempo rallenta, le storie riprendono spazio, le persone tornano a guardarsi negli occhi.

Il commercio recupera la sua dimensione più antica: quella della relazione.

Forse è questo il motivo per cui tanti clienti, prima ancora di ricordare un piatto, ricordano un momento vissuto.

Una battuta, una canzone, una serata, un sorriso.

Prima di congedarsi, Aurelio si ferma un istante. Sorride.

Poi lascia cadere una frase che sembra racchiudere tutta la sua storia.

«Non ho mai pensato di aver abbandonato il teatro. Ho semplicemente capito che il palcoscenico può essere ovunque ci siano persone da accogliere. Oggi il mio sipario si apre ogni mattina a “A’Chianca Grill”. Se un cliente entra per comprare una bistecca ed esce con un sorriso, una canzone o un ricordo da portare a casa, allora lo spettacolo è riuscito ancora una volta

È difficile trovare una sintesi migliore.

Perché la storia di Aurelio “Zanzara” Parise non racconta soltanto la vita di un attore diventato macellaio.

Racconta il coraggio di reinventarsi senza rinnegare ciò che si è stati.

Dimostra che il talento non appartiene a un luogo; può vivere sotto le luci di un teatro, davanti alle telecamere di uno studio televisivo, oppure dietro il banco di una macelleria.

Può abitare una griglieria, può nascondersi in una poesia recitata tra una portata e l’altra, può riemergere in un karaoke che coinvolge perfetti sconosciuti.

Il copione, nella vita di Aurelio, è cambiato molte volte: l’attore, invece, è rimasto lo stesso.

Perché ci sono uomini che inseguono un sogno e altri che riescono a fare qualcosa di ancora più raro.

Portarlo con sé, ovunque vadano.

Alla “A’Chianca Grill”, il sipario si alza ogni mattina e lo spettacolo, semplicemente, continua!

Aurelio Parise

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