TUTTA L’ INGHILTERRA CANTA HEY JUDE E I NORVEGESI REMANO VERSO CASA. ARRIVA LA STORIA, C’E’ ARGENTINA – INGHILTERRA

di Marco Toccafondi Barni


ARGENTINA – SVIZZERA 3 – 1 (dts) (Mac Allister, Ndoye, Álvarez, Martínez)

– L’ Argentina piu’ brutta del torneo produce la partita piu’ eccezionale della storia. Un’ altra volta, sì, dopo 40 lunghi anni da quell’ Inghilterra – Argentina, vedremo due nazioni e quindi 2 nazionali nemiche da sempre ma anche con un reciproco quanto recondito rispetto, basti pensare che uno dei simboli di Buenos Aires, proprio nei pressi della piu’ importante stazione del paese nel barrio Retiro, è la Torre degli inglesi.

Eppure 40 anni fa, all’ Atzeca, ricordiamo in tanti come nacque quella partita leggendaria, in un clima incandescente dovuto alla recente guerra per le Malvinas dal lato argentino o Falkland da quello inglese; l’ultima follia di un un regime sanguinario e brutale come pochi altri nel corso del cosiddetto “secolo breve”.

E la Selección ci arriva dopo una partita giocata malissimo, la peggiore di tutte, con un Messi spento e un’ incapacità nel giocare che viene in parte nascosta grazie a un gran carattere e alla forza di un gruppo alla fine delle fini campione del mondo in carica.

E pensare che si era messa anche bene per gli uomini di Scaloni, perché passano ad appena 10 minuti dal fischio di inizio: angolo del capitano e Mac Allister è rapido ad anticipare tutti sul primo palo, girando di testa alla perfezione il pallone in porta.

Eppure l’ Albiceleste non riesce a trovare il raddoppio, anzi una Svizzera organizzata e ben messa in campo, soprattutto senza timori reverenziali, cresce di minuto in minuto prendendo coraggio. Nonostante un crescendo rossocrociato si chiude uno scialbo primo tempo, che regala poche emozioni, ma  in ogni caso vede l’Argentina avanti pur di misura. In certe partite la posta in palio è talmente alta che in pochi si fanno troppe domande,  basta portare a casa la vittoria in qualunque modo possibile. Eppure qualche dubbio sarebbe lecito, perché nella ripresa la squadra di mister Yakin cresce piano piano, vero, però quanto basta per impensierire una “Scaloneta” davvero brutta. E batti e ribatti infatti arriva il pari, siglato da una vecchia conoscenza del campionato italiano: l’ex Bologna oggi a Notthingham Dan Ndoye. Da novello Robin Hood vendica la piu’ debole e senz’ altro meno titolata Svizzera, ricevuta palla punta alla sua maniera l’area di rigore e duetta bene con Rodríguez, dopodiché infila il Dibu grazie a un rasoterra quasi chirurgico.

Sembra fatta , il sogno elvetico è a un passo, perché l’ Argentina è stordita, mentre gli svizzeri ovviamente ora sono in fiducia. E invece no, perché arriva un imprevisto: Embolo si fa ingenuamente cacciare per un’ inutile simulazione e tra le lacrime lascia i suoi in inferiorità numerica dal 72° minuto. L’arbitro da prima aveva ammonito Paredes per un comune fallo di gioco ma poi, richiamato dal VAR, ha giustamente dato il giallo a Embolo.

Eppure, nonostante una mezz’oretta buona, grazie al recupero, Messi & C. non combinano nulla di buono e si va dritti ai supplementari. La Svizzera è organizzata e ben messa in campo , di conseguenza regge gli assalti argentini per poi giocarsela ai rigori.

Ma succede qualcosa, tipico quando c’hai il genio in squadra e non semplicemente dei buoni giocatori: a 8 minuti dalla lotteria dei rigori, quindi dal potenziale baratro, ancora una volta questa Argentina emerge dall’inferno dove si era cacciata e lo fa con uno dei suoi uomini piu’ noti. Julián Alvarez trova una traiettoria meravigliosa da fuori, imprendibile per chiunque, che si infila esattamente all’incrocio dei pali. E’ un gol strepitoso.

Ed è anche il gol della vittoria, poi con una Svizzera in 10 uomini e comunque alla disperata ricerca di un ormai impossibile pari non c’è niente di piu’ facile per Lautaro che colpire in contropiede. E’ il 3 a 1 finale, che chiude i giochi, ora in semifinale ci sarà una partita che va oltre tutto ciò che è immaginabile e che gli inglesi attendevano da ben 40 anni. Revenge.

NORVEGIA – INGHILTERRA 1 – 2 (Schjelderup, Bellingham (2)

– Ecco la differenza tra avere un genio in campo, un autentico crack, e non averlo: ti fa vincere le partite, anche quelle piu’ importanti. E fu così che Jude salvò l’ Inghilterra.

Si’, perché non era iniziata affatto bene per i 3 leoni, anzi, dopo i primi minuti passati a studiarsi reciprocamente e la pausa per idratarsi, i norvegesi prendono coraggio e forse un po’ casualmente trovano il vantaggio. No, non con il solito Haaland, oggi in ombra come non mai e completamente assente dal campo, addirittura sostituito nel finale, ma con una rete di Andreas Schjelderup. Un gol che puo’ essere una prelibata prodezza del classe 2004, che sì è vero lascia partire un sinistro potentissimo che tocca il palo interno e insacca un incolpevole Pickford, tuttavia resta il dubbio se fosse voluto o meno. In ogni caso importa zero, visto che al 36° minuto i norvegesi passano.

L’ Inghilterra sembra stordita dal casuale vantaggio norvegese e allora scocca l’ora dei geni. in pieno recupero mette a segno un micidiale uno – due proprio con i due uomini simbolo: prima è il galactico Bellingham che, su assist di un opaco ma comunque sempre utile Gordon, col mancino infila Nyland riportando l’equilibro a Miami e poi sempre il 10 illumina Kane, pallonetto perfetto dell’attaccante Bayer e gol. Sarebbe  2 a 1, però c’è un fuorigioco di Kane e l’arbitro annulla, si va al riposo sull’ 1 a 1.

Palla al centro, come si diceva una volta e gli scandinavi  nei secondi ’45 si rendono pericolosi sia con un gol annullato per un evidente spintone di Haallandche con una traversa.

Nonostante i pericoli l’ Inghilterra  non si scuote e allora si va ai supplementari, ma prima dei sempre imprevedibili rigori ci pensa ancora lui a risolverla: Jude Bellingham. Nyland replica la papera di Lammens in Spagna – Belgio e su una innocua  conclusione di Rogers, che tira praticamente da casa sua, respinge goffamente, di gran carriera arriva Bellingham che facilmente appoggia in rete. Non c’è piu’ tempo, sarà una semifinale che tutta l’ Inghilterra attende da ben 40 lunghi anni. Vedremo mercoledì dove andrà stavolta la mano de Dios.

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