VOLTAIRE CONTRO LA SHARIAH

È evidente: checché ne pensi il deputato Di Battista, l’’ISIS non sta facendo la guerra solo al governo di Baghdad. l’’ISIS fa la guerra anche, se non soprattutto, ai principî di tolleranza e ai valori che sono il fondamento stesso della civiltà occidentale.Parlo, oltre che di tolleranza, di libertà di pensiero, parità fra i sessi, libertà di culto (o non culto), separazione fra legge civile e norma religiosa.

Intendiamoci: spesso, l’’Occidente, questi principî e valori li ha predicati ma non praticati; e non possiamo escludere che parte dell’’odio di molti musulmani -– certamente l’’odio di questi musulmani -– verso l’’Occidente nasca anche da questa incoerenza, che in molti casi è vera e propria ipocrisia.

Ciò non toglie che quei principî e quei valori siano una conquista, frutto di una lunga elaborazione storica, sociale, politica e culturale che ha visto nella Rivoluzione Francese e nella Dichiarazione dei diritti dell’’uomo uno dei suoi momenti focali ma era iniziata già molto tempo prima: basti pensare che già nel Medioevo Dante Alighieri aveva stigmatizzato l’’indebita interferenza della Chiesa negli affari dell’’Impero.

Poco prima della Rivoluzione, Voltaire aveva scritto il suo fondamentale Saggio sulla tolleranza; dall’altra parte dell’Atlantico la Costituzione dei neonati Stati Uniti d’’America aveva proclamato il diritto di ogni individuo alla libertà ed alla ricerca della felicità, lasciando fuori le convinzioni religiose.

Tutta la filosofia politica occidentale si basa su queste premesse. Viceversa, la visione degli integralisti dell’’ISIS si fonda sulla “Shariah” per la quale l’’unica, inappellabile e incontestabile fonte del diritto è il Corano, sul quale si fonda l’’Islam.

L’’Islam è “abbandono”. Il fedele non deve pensare, né dubitare, né porsi quesiti. Tutte le risposte sono là, nel Libro che l’’arcangelo Gabriele dettò a Mohamed in quello che noi chiamiamo il VII Secolo e per i musulmani è il primo. Non c’’è spazio per la discussione e meno ancora per il dubbio. La fede e l’’intransigenza sono doveri assoluti e la parola del Profeta non si discute: a tal punto che le preghiere, i musulmani, sono tenuti a recitarle in arabo, la lingua appunto del Profeta, quale che sia la loro nazionalità.

Anche l’’Occidente ha conosciuto momenti di “abbandono” totale e acritico al dettato della fede e conseguenti massacri. Ma alla fine noi, per fortuna, quella fase l’’abbiamo superata. Gli integralisti islamici invece, un po’’ anche per colpa nostra, ci sono ricaduti. È difficile prevedere quale sarà l’’esito della guerra che l’’ISIS ha dichiarato al mondo occidentale. Certo, la forza militare degli USA e dell’’Europa è schiacciante; ma dalla sua la Jihad ha la presenza di innumerevoli simpatizzanti in tutti i Paesi nemici, una grande capacità di proselitismo fra i disperati di tutte le periferie del mondo e, soprattutto, un fanatismo che li rende sprezzanti della morte.

L’’abbiamo visto in quel maledetto 11 settembre. Come sempre succede con i fanatici, non sono tanto le armi a rendere pericolosi gli jihadisti quanto la convinzione assoluta di possedere la “Verità”.

La “Verità” è, da secoli, tra le prime cause di morte degli essere umani adulti. Convinti di possedere la “Verità”, eserciti cattolici si sono scontrati con eserciti protestanti, gli uni quanto gli altri convinti di avere Dio dalla loro parte; musulmani sciiti hanno lottato e lottano contro musulmani sunniti; cristiani hanno scannato musulmani; nazisti hanno massacrato, bolscevichi hanno sterminato, kamikaze giapponesi si sono gettati sulle portaerei americane, nazionalisti serbi hanno fucilato uomini e ragazzi coi quali, fino a pochi giorni prima, giocavano a biliardo o al pallone. Tutto, nel nome della “Verità”.La “Verità” è spietata, non fa prigionieri; è una padrona intransigente e occhiuta. Armati di questa “Verità”, oggi i miliziani dell’’ISIS avanzano al grido di “Insh’’Allah”.

E noi? Noi abbiamo la tolleranza, il culto della libertà; abbiamo l’’ideale della sacralità del dubbio. Speriamo di non trovarci, prima o poi, nella condizione paradossale di dover trasformare in “Verità” questo ideale, e di doverlo difendere con le unghie e con i denti contro chi di dubbi non ne ha, non vuole averne, e grida al sacrilegio contro chi osa esprimerne uno.

A Voltaire è attribuito un famoso aforisma: “io combatto la tua idea, ma sono pronto a morire perché tu abbia il diritto di esprimerla”. È bellissimo. Ma forse è il caso di aggiungere: a condizione che anche tu sia disposto a morire per lasciare a me il diritto di esprimere la mia.

Altrimenti puoi andare a quel paese.

Giuseppe Riccardo Festa

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