VIVA IL RUGGITO DEL CONIGLIO. PECCATO PER QUELLE INTERRUZIONI…

È bello, la mattina, ciondolare in cucina tra un caffè e un biscotto ascoltando gli amati Antonello Dose e Marco Presta, e gli altri dell’allegra banda, nel geniale cazzeggio de Il Ruggito del Coniglio, a mio giudizio la migliore trasmissione radiofonica da quasi trent’anni a questa parte.

Purtroppo, per quanto sia intelligente e gradevole, la trasmissione subisce anch’essa la maledizione degli inserti pubblicitari e musicali.

La pubblicità è martellante e ripetitiva, i messaggi fanno di tutto per carpire l’attenzione degli ascoltatori col risultato di trapanargli il cervello. La sfilata di personaggi che fanno gli spiritosi nei negozi di Poltrone&Sofà non mi invoglia a correre in quei negozi prima dell’immancabile fine domenicale della promozione, ma anzi a starne alla larga. La frase furba “Designed for wellness”, che chiude gli spot di Perdormire, mi ispira solo irritazione, per il provincialismo anglofilo che ha ispirato il pubblicitario; l’attore fallito che afferma “una finestra è una finestra” mi fa venire voglia di buttarcelo, da una finestra, e lo spot caseario dalla voce suadente, con sacrilego sottofondo di musica di Morricone da “Mission”, al massimo mi fa venir voglia di firmare per l’8 per mille al Grana Padano, certamente non di correre all’acquisto del glorificato latticino.

Quanto alle canzoni, sono per lo più corredate di clip video il cui scopo non è molto diverso da quello degli spot pubblicitari: con un ritorno al marinismo seicentesco, quelle clip mirano in modo sfacciato a richiamare l’attenzione dello spettatore con sequenze improbabili e iperboliche che vedono il/la cantante dimenarsi nelle movenze ritmico-meccanico-spastiche in voga, tanto convenzionali da essere ormai stucchevoli, tra improbabili deserti o montagne, foreste, camere da letto, strade e caverne. I maschi esibiscono collezioni di tatuaggi – anch’essi, oramai, un corredo d’ordinanza di questi artisti, che però si ostinano a credersi originali – e le femmine, oltre ai tatuaggi, generose porzioni della loro doverosamente avvenente persona. Mi ricordo un tempo lontano in cui aveva successo Jenny Luna, una cantante bruttina ma bravissima sopravvissuta alla poliomielite (prima ancora, Luciano Tajoli, anche lui poliomielitico); e, sul piano internazionale, Barbra Streisand, che non ne volle sapere di rifarsi il naso, e Freddy Mercury, che si tenne in bocca i suoi denti di troppo infischiandosene del prognatismo che provocavano. Vabbè, è chiaro che appartenevano a un tempo in cui i cantanti non prendevano lezioni di musica dai gessetti di lavagna, come (faccio un nome a caso) Mahmood.

Dice: eh, ma Mahmood ha un grande successo, e pure Geolier, e la Mango, e tutta la zompettante, mugugnante, borbottante, strillante, filastroccheggiante – ma mai davvero cantante – compagnia di rapper che infesta i palinsesti radio-televisivi.

Rispondo: e che vuol dire? La cacca, tanto per fare un esempio, ha un grande successo presso miliardi e miliardi di mosche, ma questo non significa che sia un alimento di alta qualità.

Dice: eh, ma affrontano tematiche importanti, parlano di problemi seri.

Rispondo: intanto non è sempre vero. Spesso, se la musica è piatta e insulsa, i testi in compenso sono insulsi e piatti. E quando vero è, allora che parlino, facciano comizi, vadano nelle scuole, sulle piazze, all’ONU, come quella ragazza, Big Mama. Bene, bravi, sette più, li applaudirò. Ma perché pretendere di recitare le loro omelie credendo di fare musica?

Dice: eh, ma tu sei antiquato, sei superato, rifiuti le nuove tendenze, non capisci i giovani.

Rispondo: è vero, sono antiquato, sono superato, rifiuto le nuove tendenze, non capisco questi giovani. Ne conosco altri, di giovani, e pure tanti, che la pensano esattamente come me.

Data la situazione, dunque, benedico RaiRadio2 che ha avuto la bella pensata di trasmettere anche in TV i suoi programmi, il che consente di premere, sul telecomando, il tastino che azzera il volume durante quelle esibizioni vocali (definirle canore mi pare improprio) e quei rosari di annunci pubblicitari, per poi ridare voce al televisore quando ricompaiono delle facce intelligenti, tipo appunto Dose e Presta, e i loro simpatici complici Paola Minaccioni, Attilio Di Giovanni, Max Paiella, Giancarlo Ratti, che fra l’altro, nel piattume del conformismo imperante, osano – ridendo e scherzando – dire anche verità sgradevoli ai padroni di turno del carrozzone Rai.

Dunque viva RaiRadio2 e soprattutto viva Il Ruggito del Coniglio… finché dura.

Giuseppe Riccardo Festa

Print Friendly, PDF & Email

Views: 129

Puoi essere il primo a lasciare un commento

Lascia una risposta