STAVOLTA IO STO CON MARINO

Non so chi sia il giornalista che al ritorno a Roma, sull’aereo papale (che, per una volta, non era Alitalia: strano che i tanti censori del “quanto ci costa” non l’abbiano rilevato. Di solito i papi sono ospiti della nostra ex compagnia di bandiera, ma nessuno dice niente), ha fatto al papa quella domanda ma non esito a ritenerlo, se non in malafede, almeno male informato: Ha inventato la notizia, l’ha proposta al papa, e l’ha indotto a quella risposta stizzita sull’inesistente invito al sindaco di Roma Marino.

Malevola la domanda, basata sul nulla, sorprendente la risposta: da Francesco, di solito tanto caritatevole e umano, mi sarei aspettato un pelino di calma in più.

In seguito a quella risposta Ignazio Marino è diventato oggetto e vittima di un tiro a segno indecoroso oltre che, almeno nel caso specifico, del tutto ingiustificato. Non ho condiviso la sua decisione di restare ai tropici, quando è scoppiato lo scandalo del funerale cafone e arrogante di Casamonica, e l’ho ritenuta – come continuo a ritenerla – un’incomprensibile leggerezza e sottovalutazione delle conseguenze che essa avrebbe comportato; ma in questo caso sono assolutamente al suo fianco.

Questo tiro al bersaglio su un uomo che non ha mai detto di essere stato invitato dal papa a seguirlo nel viaggio negli USA non si spiega se non con la convergenza dell’intenzione di tutti i suoi nemici – ma soprattutto i suoi presunti amici – di farlo fuori.

Alla vigilia della partenza, Marino – evidentemente già prevedendo quello che sarebbe successo – ha pubblicato su Facebook una dichiarazione nella quale informava di essere stato invitato dal sindaco di Philadelphia, del quale sarebbe stato ospite a costo zero per la città di Roma; ma la precauzione si è rivelata inutile: tutti i giornali si sono scatenati in una gara di torte in faccia a Marino, in mezzo al silenzio assordante dei rappresentanti del PD.

Ignazio Marino, evidentemente, non è tagliato per la politica. Lo nota anche Gad Lerner sul suo blog: è una brava persona, onesta e brava professionalmente; ma forse è troppo ingenuo per un mondo nel quale le priorità sono altre.

Non vivo a Roma e non sono in grado di valutare la qualità della sua azione alla guida della città che ritengo la più complicata, intrigante e malevola d’Italia: fin dai tempi di Scipione l’Africano, che non a caso fuggì dall’Urbe dicendo: Patria ingrata, non avrai le mie ossa. Noto però che a Marino si imputano, quasi le avesse provocate lui, magagne annose se non secolari: la corruzione, le buche, il fancazzismo di tanti vigili, la strafottenza di tanti tassisti, il nepotismo di tanti dirigenti, l’assenteismo di tanti altri dipendenti pubblici; e si pretende, in base a non so quali parametri, che nel giro di soli due o tre anni avrebbe dovuto porre rimedio a situazioni che i suoi predecessori, in particolare l’ultimo, lungi dal risolvere avevano allegramente aggravato.

Se fossi in lui, seguirei l’esempio di Scipione e me ne andrei sbattendo la porta. E agli attuali padroni del PD direi di vedersela loro, visto che l’hanno scaricato senza nemmeno far finta di mostrargli solidarietà; quanto alle opposizioni sarà divertente vedere cosa sapranno fare se e quando torneranno o subentreranno su quella scomodissima poltrona.

In realtà già lo so: si scontreranno con difficoltà enormi, scopriranno – ammesso che ne abbiano l’intenzione e la capacità – che non riescono a combinare niente, e diranno che la colpa è tutta di Marino.

Perché lo sappiamo, no? Dare la colpa agli altri è lo sport nazionale degli inetti, in questo Paese.

Giuseppe Riccardo Festa

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