SS106, L’ENNESIMA TRAGEDIA CHE IMPONE VERITÀ E RESPONSABILITÀ: NON BASTA PIÙ PARLARE SOLTANTO DELLA STRADA!

Prefettura, enti ferroviari, Regione e amministrazioni locali chiamati a verificare condizioni di sicurezza e stato di abbandono della zona

Si presta soccorso a seguito dell'incidente

Augurando innanzitutto che tutte le persone coinvolte nel grave incidente avvenuto ieri sulla Strada Statale 106, nel territorio del Comune di Mandatoriccio, possano presto tornare alle rispettive famiglie, resta impossibile sottrarsi ad una riflessione dura, necessaria e non più rinviabile.

Il violento impatto tra un furgone e un’autovettura, avvenuto lungo la tristemente nota Strada Statale, ha lasciato dietro di sé paura, apprensione e feriti. Sul luogo dell’incidente si sono vissuti momenti di grande tensione, mentre i soccorritori intervenivano rapidamente per assistere le persone coinvolte. Pesanti anche le ripercussioni sul traffico, con lunghe code e forti disagi alla circolazione.

Sul posto sono intervenuti tempestivamente il personale del 118, le forze dell’ordine, i vigili del fuoco e gli operatori Anas per gestire l’emergenza, prestare soccorso e ripristinare le condizioni di sicurezza necessarie alla riapertura della statale. Una delle persone coinvolte sarebbe in gravi condizioni ed è stato necessario l’intervento dell’elisoccorso. I feriti sono stati trasferiti negli ospedali della zona, mentre i carabinieri hanno avviato gli accertamenti per chiarire la dinamica dell’impatto e verificare eventuali responsabilità. Per ore il traffico è rimasto paralizzato, con lunghe code in entrambe le direzioni, prima del ritorno alla normalità soltanto nel tardo pomeriggio.

Ma questa volta, forse più che in altre occasioni, sarebbe un errore grave e superficiale fermarsi alla formula ormai automatica dell’ “ennesimo incidente sulla SS106”. Sarebbe troppo semplice. E forse persino ingiusto.

Perché se è vero che la Statale 106 continua a rappresentare una delle arterie più problematiche del Paese, è altrettanto vero che attorno a questa tragedia emergono interrogativi inquietanti che non possono essere ignorati o soffocati sotto il peso della retorica. Esistono responsabilità che potrebbero andare ben oltre la carreggiata, oltre la velocità, oltre l’ormai consueto scaricabarile che accompagna ogni incidente verificatosi lungo questa strada.

Occorre avere il coraggio civile e istituzionale di accendere i riflettori su ciò che da tempo insiste nell’area interessata dall’incidente: una situazione di evidente degrado ambientale e di pericolosa incuria che, secondo numerose segnalazioni, sarebbe stata sottovalutata troppo a lungo.

I lavori di elettrificazione della linea ferroviaria Sibari–Crotone avrebbero infatti determinato la creazione di un profondo fosso in prossimità della sede ferroviaria e quasi in adiacenza alla carreggiata della SS106. Un’area che, col passare dei mesi, si sarebbe trasformata in un vero e proprio ricettacolo di sterpaglie secche, vegetazione incontrollata e materiale altamente infiammabile. Uno scenario che, con l’arrivo delle alte temperature e del vento tipico della fascia ionica, rappresenta un potenziale fattore di rischio gravissimo.

Nessuno, in questa fase, può e deve sostituirsi al lavoro degli investigatori. La prudenza resta un dovere. Ma proprio per rispetto della verità e delle persone coinvolte, non si può escludere che fattori esterni e condizioni ambientali degradate possano avere avuto un ruolo nella dinamica dell’accaduto o nell’aggravamento delle conseguenze.

È questo il punto che oggi deve scuotere le coscienze: troppo spesso si continua a discutere esclusivamente della pericolosità della SS106 o del comportamento degli automobilisti, evitando accuratamente di affrontare tutto ciò che circonda quell’arteria e che può trasformarsi in una trappola mortale. Fossi abbandonati, vegetazione fuori controllo, aree mai bonificate, manutenzioni assenti o insufficienti, cantieri lasciati senza adeguata messa in sicurezza, controlli sporadici o tardivi. È qui che si annida una parte delle responsabilità che troppo frequentemente restano senza nome.

La sicurezza stradale non dipende soltanto dall’asfalto o dalla prudenza di chi guida. Dipende anche dall’eliminazione tempestiva di ogni elemento esterno che possa generare pericolo. Dipende dalla prevenzione. Dipende dalla capacità delle istituzioni di intervenire prima che accada l’irreparabile.

Ed allora diventa inevitabile rivolgere un richiamo forte, severo e immediato al Prefetto, alle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, agli enti ferroviari, ai soggetti appaltatori coinvolti nei lavori della tratta Sibari–Crotone e a tutti gli organismi competenti. Occorre accertare senza esitazioni se vi siano state omissioni, ritardi, sottovalutazioni o mancanze nella manutenzione e nella gestione delle aree limitrofe alla statale. Occorre verificare se quelle condizioni di degrado fossero note, segnalate, prevedibili e soprattutto evitabili.

Non è più tollerabile che intere porzioni di territorio restino abbandonate a sé stesse mentre cittadini e automobilisti percorrono quotidianamente strade circondate da pericoli evidenti. Non è più accettabile che dopo ogni tragedia si invochi genericamente la fatalità senza pretendere un’analisi seria e completa del contesto in cui gli incidenti maturano.

La Calabria conosce troppo bene il prezzo del silenzio, delle manutenzioni rimandate, delle competenze frammentate e delle responsabilità che si dissolvono tra enti diversi. E proprio per questo oggi serve uno scatto di verità. Serve il coraggio di guardare oltre la superficie. Serve la volontà concreta di comprendere se quell’area fosse davvero in condizioni compatibili con i minimi standard di sicurezza che uno Stato civile dovrebbe garantire.

La SS106 continua purtroppo a riempire le cronache di dolore. Ma sarebbe gravissimo archiviare anche questa vicenda come l’ennesimo incidente inevitabile. Perché inevitabile non è mai l’incuria. Non è inevitabile l’abbandono. Non è inevitabile lasciare fossi colmi di vegetazione secca e materiale infiammabile a ridosso di una delle arterie più trafficate del Sud Italia.

Le istituzioni hanno oggi il dovere morale, prima ancora che amministrativo, di fare piena luce su ogni aspetto della vicenda. La comunità ha il diritto di sapere se tutto ciò che doveva essere fatto per garantire sicurezza sia stato realmente fatto. E se così non fosse, chi ha sbagliato dovrà assumersene fino in fondo la responsabilità.

Perché il rispetto per le vittime, per i feriti e per le loro famiglie passa anche da questo: dalla capacità di non voltarsi dall’altra parte. Dalla volontà di impedire che il dolore venga inghiottito dall’abitudine. Dalla scelta di trasformare una tragedia in un punto di svolta per il territorio e per la tutela della vita umana.

La SS106 non può continuare ad essere soltanto il simbolo delle tragedie annunciate. Deve diventare il luogo in cui lo Stato dimostra finalmente di saper prevenire, controllare, bonificare e proteggere. Prima che un altro dramma imponga, ancora una volta, lacrime, sirene e parole che arrivano sempre troppo tardi.

 

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