Si dia inizio ad una vertenza del territorio.

Quanto dichiarato da alcuni Sindaci del territorio in questi giorni, in particolare ci riferiamo ai Sindaci di Mandatoriccio e di Campana, corrisponde esattamente a quanto abbiamo chiesto a tutti i sindaci del sistema “Calabria Sud” a proposito dell’urgente questione degli impianti abbandonati dalla multinazionale francese Veolia. Comitati e movimenti territoriali da anni denunciano le responsabilità politiche bipartizan di quello che è un vero e proprio abbandono per tutta l’area della Sibaritide e della fascia ionica, dai rifiuti alle infrastrutture, passando per servizi e sanità. Quando quest’azione di denuncia e proposta è stata inascoltata, il territorio tutto ne ha risentito. Quando questo non è avvenuto, ovvero quando esponenti istituzionali si sono ribellati alle logiche di apparato e di potere dando priorità alla tutela del presente e del futuro delle comunità, i risultati sono stati visibili. Il tavolo unitario tra sindaci e movimenti territoriali contro la Discarica di Scala Coeli è uno di questi esempi. È necessario dare vita ad una vertenza territoriale unitaria che imponga a chi ricopre ruoli istituzionali, aldilà di ogni schieramento, di avere il coraggio di allontanarsi, e di molto, dalla linea fino ad ora tracciata dalla giunta regionale, una linea catastrofica ed ingiustificabile sotto ogni punto di vista esattamente come catastrofica è stata la linea tracciata dalla giunta, di colore diverso, che l’ha preceduta. Una vertenza territoriale che, nella truffaldina vicenda della “fuga col bottino” di Veolia, offre alla Calabria ed al nostro territorio una occasione più unica che rara. Tra pochi giorni l’ufficio del Commissario all’Emergenza Ambientale, l’istituto sulle cui malefatte una commissione d’inchiesta ha potuto riempire centinaia di pagine, dovrà decidere a chi affidare gli impianti di trattamento bio-meccanico abbandonati da Veolia. Abbiamo tutti i motivi per credere che quell’ufficio, in perfetta continuità con le scelleratezze degli ultimi 15 anni di poteri speciali in cui si è costruito un ciclo dei rifiuti su misura per parassiti ed affaristi, stia pianificando di svendere quegli impianti, ancora u­na volta, alla speculazione. I risultati di questa logica sono, proprio in questi giorni, sotto gli occhi di tutti. Per questo ci appelliamo nuovamente per aprire una vertenza territoriale unitaria, dando priorità, in questo momento, alla ripubblicizzazione di quegli impianti, sottraendoli alla speculazione ed iniziando a dare vita ad un sistema dei rifiuti pubblico che si muova per il servizio e non per il lucro, per il riciclo ed il riutilizzo. I sindaci uniscano i comuni e diano alle comunità strumenti di controllo per il corretto utilizzo di quegli impianti, in perfetta discontinuità con l’apparato nebbioso e bieco che fino ad ora ha gestito il ciclo dei rifiuti regionale. Non si eviterebbe soltanto una nuova beffa, da aggiungere ai 41 milioni che i cittadini dovranno pagare per saldare il debito che una classe dirigente inetta ha contratto con Veolia. Si contribuirebbe ad ottenere un servizio efficiente, sicuro e rispettoso dei territori, e si creerebbero le condizioni per la creazione di nuovi posti di lavoro. Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”

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