RITI E MITI DI SAN CATALDO

Mostra vestitini votivi di S. Cataldo in un percorso demo-etnoantropologico “Vestito Sacro” inteso come Vestito dell’anima, come Abito celebrativo ed evocativo, Abito rivelatore di una stabilità di relazioni e di appartenenza. Per preservare il bambino dalle malattie o in seguito ad una miracolosa guarigione, si usa fargli indossare “L’abito votivo benedetto” di San Cataldo, patrono di Cirò Marina. Sin dall’antichità per onorare il Santo a cui era stata chiesta qualche grazia o per ottemperare ad un voto fatto, ma in moltissimi casi solo per spirito devozionale molti popolani cucivano e cuciono degli “abiti votivi” che, una volta indossati, non si potevano togliere più fino a quando non diventavano logori: e questo per non suscitare “l’ira del Santo”; mentre oggi si indossano solo nelle processioni o nel giorno della sua festa e vengono sempre conservati devotamente, se bisogna disfarsene non vengono mai buttati nella spazzatura ma vengono bruciati. Alcuni studiosi sostengono che era costumanza diffusa nell’antica Grecia e Roma di vestire i bambini con i simboli di alcune divinità non solo per avere delle grazie ma anche solo per spirito di “tenere la divinità placata dall’ira”, alcuni archeologici avanzano l’ipotesi che sia stato presente anche in età preistorica anche se in forma più semplice come pelli o erbe e foglie particolari.
Il Cristianesimo ha ereditato questa usanza e la ha arricchita di altri significati.
Tutto ciò si può leggere percorrendo la mostra che rappresenta i riti ed i miti della festa del Santo protettore di Cirò Marina. Nell’area cirotana, il culto di S. Cataldo ed i riti della festa sono legati ai miti antichi della rigenerazione della natura in primavera. Miti che risalgono alla religiosità Magnogreca dei culti di Demetra e Core-Persefone e di Dioniso. Nella tradizione locale l’uso di vestire i bambini con i paramenti del santo ed al polso legare dei nastrini colorati (zagarelle), lontano ricordo delle infule della vittoria e portarli in processione a propiziazione della rinascita della vita. Il pezzo forte della vendita all’incanto a fine festa è il gallo, simbolo di fecondità e di risveglio. Allietano ed accompagnano la processione gli zampognari che rievocano la transumanza pastorale.
Tutti questi riti e miti del Santo Patrono sono stati illustrati dalle archeologhe e dai volontari dell’Associazione “Frammenti” che hanno in gestione da qualche anno il Museo Civico Archeologico di Cirò Marina in questa occasione affiancati dallo storico Elio Malena, cultore e conoscitore della nostra storia locale. Grande affluenza di pubblico, rispettando le normative Covid-19, che ha apprezzato lo sforzo dell’allestimento curato dallo scenorafo Alfonso Calabretta, ed organizzato dai volontari, spalmato in percorso obbligato. Grande successo da parte del bambini per l’organizzazione del laboratorio di disegno intenti a dipingere un’immagine di San Cataldo per poi portarla a casa come gadget della divertente serata.
Ha fatto anche gli onori di casa una folta rappresentanza dell’Amministrazione Comunale di Cirò Marina in primis il sindaco Sergio Ferrari, l’Assessore Marasco, l’Assessore Alfì, le consigliere Pirito e Larocca ed il Consigliere Sicilia.
Nell’occasione è “investita” la nuova socia, l’avvocatessa Valentina Sicilia a cui è stato fatto dono della maglietta dell’Associazione “Frammenti” che funge da divisa per i volontari e che l’Avvocatessa Sicilia l’ha accettata come impegno nel portare avanti la mission dell’Associazione.
Visto la grande richiesta di visite la mostra sarà visibile anche giorno 18 maggio giornata mondiale dei musei per la quale giornata si stà organizzando un nuovo evento.

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