Ricordare le foibe è un dovere. Ma è un dovere ricordare tutto.

Le foibe sono un momento di atroce e incancellabile vergogna nella storia dell’Europa, che quanto a vergogne e atrocità non si è mai fatta mancare nulla e nel XX secolo ha saputo mostrare di non essere seconda a nessuno, foss’anche Gengis Khan, la setta degli Assassini, gli Unni e gli invasori Turchi, quando si tratta di perpetrare massacri, assassinî efferati, stragi inenarrabili.

Migliaia di italiani, alla fine della II Guerra mondiale, furono assassinati dai titini iugoslavi, in Istria, e altre migliaia furono costrette all’esilio: una vergogna incancellabile sulla storia di quella parte del continente europeo.

Tutto vero, tutto documentato, tutto inciso nella storia.

Ma perché quegli orrori? Perché i titini potevano massacrare così spietatamente gli italiani d’Istria, civili innocenti colpevoli solo di appartenere a un’etnia diversa dalla loro? Come potevano costoro essere così disumani?

Noi italiani piangiamo, e a ragione, le vittime delle foibe e doverosamente condanniamo la violenza cieca e bestiale che si scatenò contro i nostri connazionali d’Istria, ma come al solito ci raccontiamo addosso solo la classica mezza messa: ci piace piangere i nostri martiri, le nostre vittime della violenza cieca e bestiale; ma una confortevole amnesia ci fa dimenticare gli altri martiri: coloro che sono stati vittime della nostra violenza cieca e bestiale: i tanti civili iugoslavi che abbiamo noi massacrato, i villaggi che noi abbiamo bruciato, la pulizia etnica che noi abbiamo tentato di perpetrare.

Questa parte della messa, noi, la ignoriamo completamente. La complicità del nostro esercito e delle nostre milizie fasciste con i nazisti tedeschi, le fucilazioni, gli stupri, le violenze che noi abbiamo fatto subire alle popolazioni della Jugoslavia occupata non le rammentiamo. Ci piace immaginare che l’odio titino verso i nostri concittadini istriani sia frutto di una ferocia immotivata, gratuita, germinata nell’ideologia comunista oltre che nella perversa mentalità dei barbari balcanici.

“Italiani brava gente” è il nostro mantra. In questi cupi anni che vedono nostalgie e revanscismi rialzare la testa e negazionismi affermarsi, continuiamo ad atteggiarci a vittime di una guerra e di orrori che in realtà abbiamo entusiasticamente voluto e abbiamo ferocemente praticato, dalle leggi razziali in poi, emulando i nazisti capitanati da quell’Adolf Hitler che, è il caso di rammentarlo, considerava Benito Mussolini il suo maestro.

Chino anche io il capo e dedico anche io un pensiero commosso alle innocenti vittime italiane delle foibe; ma un pensiero altrettanto commosso lo dedico, nello stesso momento, alle vittime jugoslave della violenza nazifascista: alle vittime innocenti dell’aggressione italiana, scolpite nella storia come le vittime innocenti dell’aggressione titina.

Ma di cui nessuno parla perché a noi italiani la Storia, oggi come allora, ci piace aggiustarcela come ci conviene.

Giuseppe Riccardo Festa

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