QUELLE FIAMME A FIUMENICA’ CHE TANTE SPERANZE SUSCITARONO TRA I CARIATESI, DESIDEROSI DI AVERE IL LAVORO A CASA PROPRIA

Marina di Cariati, zona San Cataldo e Rione Scoglio (anni '60)

L’esplosione del metano a Santa Maria , il primo agosto del ’64,e il sogno  presto svanito dell’industrializzazione di Cariati. Una pagina di storia cariatese del ‘900

 

di Franco LIGUORI, storico


Nell’estate del 1964, esattamente il primo di agosto del ‘64, Cariati fu scossa da un evento naturale che fece molto scalpore e che costituirà argomento di discussione fra la popolazione, e, in special modo, fra i politici e gli amministratori locali, per molti anni : l’esplosione in contrada S. Maria, non lontano dal torrente Fiumenicà, di un’enorme fiammata di fuoco, che si rivelerà per un notevole giacimento di metano.

La notizia e una dettagliata descrizione dell’evento è riportata sulla prima pagina della “Gazzetta del Sud” del lunedi 03 agosto 1964, della quale riportiamo qualche stralcio: “Esiste davvero nel sottosuolo cosentino un giacimento di metano ? Sembra di sì  a guardare le tre lingue di fuoco, due di dimensioni notevoli e la terza più modesta, che da ieri sera ardono sulle rive dello Jonio in territorio di Cariati. E’ successo all’improvviso nella contrada Santa Maria di Cariati, in un terreno coltivato a vigneti e frutteti. Un boato profondo, quasi terrificante, ha fatto tremare la terra sconvolgendone le viscere. Poi un’enorme fiammata si è sprigionata innalzandosi ad alcune decine di metri. Alla prima fiammata ne sono seguite altre due a pochi metri, una consistente, l’altra più piccola, proprio a sfiorare le acque dello Jonio. Un buon tratto di spiaggia è stato illuminato a giorno dalle lingue di fuoco, che hanno continuato ad ardere per tutta la notte. Verso le tre le fiamme sembrano aver esaurito il combustibile che le alimentava e si sono affievolite per pochi minuti. Poi il fuoco ha ripreso ad ardere e non si è spento neppure nel corso della giornata. A Cariati nessuno dubita della presenza nel sottosuolo dell’entroterra e al di sotto del fondo marino di un notevole giacimento di metano”.

L’accaduto suscitò tanta curiosità e interesse fra le gente di Cariati e del territorio. La notizia fu data anche dal telegiornale serale della RAI (allora a canale unico), la sera del 2 agosto 1964, con la messa in onda di alcune immagini del luogo dell’esplosione. I Cariatesi, in quegli anni di forte emigrazione verso la Germania e altri Paesi dell’Europa (Svizzera, Francia), cominciarono a “sognare” prospettive di industrializzazione che sarebbero potuto derivare dallo sfruttamento “in loco” del metano di Santa Maria, e, quindi, possibilità di non partire per l’estero e di trovar lavoro a casa. Tutte speranze che, come vedremo, andranno amaramente deluse. Ma torniamo per un po’ alla cronaca di quel che accadde quel 1° agosto del ’64, riportando quanto scrive l’inviato della “Gazzetta del Sud” (F.G.) : “Il fenomeno è ora allo studio dei tecnici che lo stanno attentamente valutando per trarre da esso quelle valutazioni necessarie e stabilire l’esatta proporzione del  giacimento di gas che il sottosuolo in quel punto può avere nascosto per secoli. La fuoruscita del gas, che a contatto con l’aria si è fragorosamente incendiato, è stata provocata durante i lavori di trivellazione che una squadra di tecnici della Montecatini stava eseguendo”. La Montecatini, con le sue trivellazioni, in realtà, cercava petrolio, e non gas. I suoi tecnici, in base ai loro calcoli, avevano individuato qualcosa ad una profondità di 1500 metri. La sera del 1° agosto del ’64 erano giunti con la loro trivella ad una profondità di 453 metri , ma ecco che all’improvviso “in superficie giungeva l’eco di una esplosione sotterranea, provocata evidentemente da una scintilla sprigionata dalla punta di acciaio della trivella, fregata contro il massiccio roccioso…Dopo pochi minuti la trivella è stata catapultata in aria, ed una lingua di fuoco si è sprigionata dal sottosuolo innalzandosi alta nel cielo. La terra  è stata poi squarciata in altri due punti a poca distanza ed altre due fiammate hanno illuminato quasi a giorno le placide acque dello Jonio”.  Poco tempo dopo l’improvviso  e potente scoppio, giunsero sul posto i vigili del fuoco di Crotone e quelli del distaccamento di Rossano, il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Crotone, i componenti la squadra di polizia giudiziaria di Crotone, due squadre di vigili da Cosenza, che si prodigarono per l’intera nottata per la sicurezza della popolazione, che al momento dello scoppio aveva temuto che potesse trattarsi di un movimento tellurico di grande portata.

Dissipata la paura dell’impressionante fenomeno naturale, subentrò nella popolazione di Cariati e dei paesi viciniori, un senso di gioia e di speranza.

Era il periodo in cui si stava registrando il picco dell’emigrazione dei nostri lavoratori verso la Germania e le famiglie cariatesi sperimentavano, proprio in quegli anni, i duri sacrifici che comportava l’allontanamento dei  loro cari dalla propria terra, alla ricerca di un lavoro.  “Chissà – pensavano le famiglie dei lavoratori – che dalla scoperta del metano a Cariati non possa scaturire la nascita di qualche impianto industriale capace di dar lavoro a casa ai nostri emigranti…! “.  Avvenne così che quelle tre lingue di fuoco che si innalzavano  dal sottosuolo a Fiumenicà, furono viste da molti come un presagio di una possibile radicale trasformazione economica e sociale, non solo per Cariati, ma tutto il territorio della Sibaritide e del Crotonese.

Scrive il cronista della “Gazzetta del Sud” nell’articolo sopra citato che la zona dell’esplosione, in c/da Fiumenicà,  divenne “meta obbligata per le popolazioni rivierasche dello Jonio”, e ci fu , per giorni e giorni, un via-vai di gente di Cariati e dei paesi viciniori, verso quel luogo, che non incuteva più paura, ma alimentava aspettative e speranze. Speranze che, purtroppo, andarono presto deluse . Non si seppe subito, per reticenza della stessa Montecatini, che aveva operato le trivellazioni, se si trattasse di metano o di petrolio, né quale consistenza avesse il giacimento scoperto. Gli amministratori di Cariati (era sindaco in quel periodo il dr. Antonio Cretella, democristiano ) iniziarono presto  un lungo e faticoso dialogo con la Montecatini, che doveva protrarsi per anni, senza approdare mai ad una soluzione soddisfacente per l’interesse della comunità cariatese. La lunga e tormentata trattativa si concluse negli anni ’70, con la concessione al nostro Comune, da parte della Montedison, della somma di 800 milioni di lire, per la realizzazione di un’opera pubblica. Gli amministratori optarono per la realizzazione in Cariati di un edificio di cinema-teatro, opera che, a sua volta, ebbe un iter lungo e tormentato, e che fu portata a termine soltanto nel 2009  ( era in carica l’amministrazione guidata dal sindaco Filippo Sero), anno in cui la struttura fu inaugurata e iniziò ad operare.

( dallo studio inedito “Novecento cariatese” di Franco Liguori)

 

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