QUEL POVERETTO DI FLAVIO BRIATORE

C’è qualcosa di sublime, e nello stesso tempo di patetico, nella sicurezza con la quale Flavio Briatore esibisce il suo status di villano rifatto. Status di cui ha dato nuova prova spiegando cosa, a suo immodesto avviso, i ricchi vogliono trovare in Puglia: vale a dire porticcioli per i loro yacht e tanto divertimento; e non noiosi musei e altre manfrine culturali.

Sublime perché altri proverebbero una qualche forma di imbarazzo nell’ostentare una così abissale ignoranza, una così assoluta mancanza di stile e di buon gusto, una tanto grottesca esasperazione del suo macchiettistico  gridare continuamente ai quattro venti “io sono ricco”. Lui invece no. Lui esibisce il suo essere kitsch, perfino nel rifacimento facciale, con una sicumera e un’arroganza che inducono l’osservatore, anche il più malevolo, ad ammirare, se non altro, il coraggio che dimostra e il sovrano sprezzo del ridicolo, nel quale si tuffa a volo d’angelo.

Ma è anche patetico, perché alla radice del disprezzo che ostenta verso ciò che ha un qualche sentore di cultura, eleganza e discrezione si può riconoscere, a leggere la sua storia su Wikipedia, la famosa sindrome della volpe e dell’uva.

Il povero Flavietto, da studente, non è riuscito a completare gli studi regolari: dopo due bocciature, il diploma da geometra alla fine è riuscito a comperarlo – pardon – a rimediarlo presentandosi all’esame di stato da privatista; e prima di trovare la fortuna con Benetton, ha avuto diverse disavventure, finanziarie e giudiziarie, tanto che è dovuto pure scappare all’estero per non finire in galera. Disavventure ne ha avute anche dopo, in particolare in Formula 1, da dove l’hanno espulso a vita,  e col fisco nazionale.

I miei ventiquattro lettori diranno: dài, ammettilo: parli per invidia, perché lui ha fatto i danè e tu no. Beh, giuro su quello che ho di più sacro che non è vero. Io nei confronti di Briatore provo tanta umana compassione.

D’accordo, il Flavio se ne va in giro per il mondo a esibire la sua faccia bombata viaggiando in top class, si beve i migliori champagne, dorme nei migliori alberghi, “incontra” (usiamo un eufemismo) le ragazze più belle, ha Ferrari, Rolls Royce e altre supercar: tutto quello che volete. Però nulla mi toglie dalla testa che sotto sotto il suo bravo complesso d’inferiorità ce l’ha, e gli rode pure parecchio.

Anche perché lo sa, il Flavio, che i ricchi veri (lui non è ricco: è un arricchito, e non è la stessa cosa) in termini patrimoniali lo disprezzano e, ci giurerei, lo scansano pure: quelli hanno orrore per l’ostentazione cafonal, amano la discrezione e il senso della misura.

Quanto poi ai ricchi in termini culturali: le persone veramente nobili, che sono rispettose di tutti; quelle al cui novero ogni individuo veramente civile sogna di riuscire, un giorno, ad appartenere, quelli no, non lo disprezzano, figuriamoci. Queste persone manco lo sanno, che esiste un tizio pieno di soldi e di grossolana supponenza che risponde al nome di Flavio Briatore. E anche se lo sanno, scuotono le spalle e se ne infischiano.

Ed è questa, ci giurerei, la cosa che a Flavio Briatore gli brucia di più.

Giuseppe Riccardo Festa

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