Quel brutto e volgare spot di Alexa

Attribuisco un profondo significato culturale allo spot pubblicitario di Alexa in cui un tizio in mutande irrompe nel bel mezzo dell’esecuzione, in un ambiente settecentesco, della famosa aria della Regina della Notte dallo Zauberflöte di Mozart, invitando con aria saputa a suonare qualcosa di più allegro.

Il significato culturale lo individuo nel fatto che quello spot è emblematico, in realtà, del degrado culturale che avvilisce i palinsesti televisivi e radiofonici oltre che, e soprattutto, l’approccio del fruitore medio (e niente rende meglio l’idea del fruitore medio di quel tizio in mutande) a ciò che odora di classico, etichettato a prescindere come noioso e greve.

Alexa fa suo, propone e promuove, questo modello. Alexa ha deciso che l’italiano medio (ma dovrei dire mediocre) detesta la bellezza di ciò che richiede qualcosa di più che un ascolto distratto, un sottofondo di suoni che riempiano con dell’altro vuoto il vuoto del chiacchiericcio che si fa in giardino, standosene in mutande su una sdraio con un mojito in mano e un’espressione ebete sul viso.

Alexa ha fissato il suo “target” commerciale e perciò strizza l’occhio a chi da un lato ammira la vacuità e il disimpegno e dall’altro deride la profondità della cultura, dell’impegno e dell’attenzione: in altri termini, di ciò che bello è davvero ed essendo bello è anche davvero divertente, nel senso etimologico del verbo divertire che vuol dire cambiare direzione, andare altrove, uscire dall’ordinario: ciò che è possibile solo se si esercita quell’organo, posto fra le due orecchie, che l’italiano medio, evidentemente, ritiene di dover lasciare in una beata e permanente inerzia: così la pensa Alexa.

Il lato tragico della cosa è che probabilmente Alexa ha ragione. Musica a parte, uno studio condotto nell’ambito dell’Unione Europea ha rilevato che gli studenti (ripeto: studenti) italiani sono i meno capaci di comprendere un testo scritto; altri studi hanno accertato quanto sia povero il vocabolario di questi stessi studenti se paragonato a quello di una o due generazioni prima, e povertà di linguaggio significa povertà di capacità espressive, cui si associa anche una tragica povertà di capacità cognitive e di elaborazione concettuale.

Alexa, le cui finalità sono ovviamente di pura natura commerciale, ha individuato in questa fascia di popolazione il suo “target”: comperatemi, dice, e non dovrete sopportare Mozart: il noioso, pedante, stucchevole, vecchio Mozart, con tutte quelle note, e armonie, e melodie, e timbri, che vi costringono a impegnarvi e a capire prima di poter godere. Comperatemi e potrete divertirvi ascoltando cose che gratificano la vostra voglia di non pensare, di non affaticarvi, di non farvi rompere gli zebedei da faticosa roba culturale.

Per carità, ognuno è padrone delle sue scelte e delle sue decisioni: se uno è felice di galleggiare in una beata ignoranza, chi sono io per impedirglielo? Ma non posso non pensare alle parole che don Lorenzo Milani diceva ai suoi ragazzi figli di contadini, a Barbiana, per spronarli a studiare e ad arricchire il proprio bagaglio culturale: “Ogni parola che non impari oggi è un  calcio nel culo domani.”

Vale per le parole, certo. Ma sono certo che vale anche per le note musicali, le melodie e le armonie. E sono sicuro che don Lorenzo sarebbe perfettamente d’accordo con me.

Giuseppe Riccardo Festa

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