PONTE SULLO STRETTO? NO, GRAZIE.

Basta dare un’occhiata a un orario ferroviario: i circa 90 chilometri fra Messina e Catania il treno più veloce, un intercity, li copre  in un’ora e ventuno minuti, il che significa che viaggia a una media di 65 chilometri orari. Fino a Palermo, invece, la distanza da Messina è grossomodo di 200 chilometri. Il treno più veloce (misteriosamente è un regionale veloce, non un intercity) la copre in due ore e quarantasette minuti, ossia alla velocità media di 83 chilometri orari.

Spostiamoci dall’altra parte dello Stretto: da Reggio Calabria a Bari, il viaggio in treno più veloce è notturno, su due intercity con un cambio a Taranto, e richiede nove ore e tredici minuti. La distanza è pari all’incirca a 400 chilometri: questo vuol dire che la velocità media si aggira sui 43 chilometri orari.

Spostiamoci ora a Nord, e scopriamo che un treno della stessa categoria per coprire la distanza, poniamo, fra Roma e Firenze, pari a circa 240 chilometri, impiega un’ora e trentuno minuti. La velocità, quindi, è di quasi 160 chilometri orari. Sappiamo tutti che fra Roma e Firenze c’è una direttissima quasi rettilinea perché le ferrovie, a nord di Roma, sono molto veloci, comode ed efficienti.

Per quanto spannometrici siano i calcoli che ho abbozzato qui sopra, la differenza fra le velocità dei treni che corrono a nord di Roma e quelli che arrancano a Sud salta comunque stridente all’occhio; per non parlare, poi, della qualità delle carrozze e del comfort che offrono. È evidente, insomma – e chi viaggia sulla linea ferroviaria ionica (o ciò che ne rimane) lo sa – che la qualità e quantità del trasporto ferroviario nel nostro Meridione è, per usare un eufemismo, roba da Far West.

Altri problemi, poi, oltre a quello delle ferrovie, affliggono i trasporti del Sud Italia, a partire dalle strade ancora troppo strette e tortuose, quando non inesistenti.

Se dunque un consiglio potessi dare al capo del Governo, che oggi ha ripescato dal cilindro l’idea di realizzare il famigerato ponte sullo Stretto di Messina, gli suggerirei di dare la precedenza al miglioramento e al potenziamento della rete ferroviaria e stradale di Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia, per non parlare della Sardegna, prima di lanciarsi nei lirici sogni di vedere quel ponte scavalcare lo Stretto: a parte il sempre latente rischio sismico, infatti, l’opera rischierebbe di somigliare all’evangelica toppa di tessuto nuovo su un vestito vecchio. Sarebbe inutile scavalcare velocemente i tre chilometri dello Stretto, se poi strade e ferrovie, da una parte e dall’altra del ponte, fossero, come sicuramente sarebbero, le stesse di ora, visto che gli investimenti sul ponte assorbirebbero per anni tutte le risorse finanziarie disponibili, rendendo impossibile realizzare qualunque altra infrastruttura.

Quanto ai centomila posti di lavoro che, afferma Renzi, il ponte creerebbe, di sicuro la realizzazione di raddoppi ferroviari e di nuove linee e la fabbricazione di materiale rotabile moderno, comodo e veloce da destinare a quelle linee, non ne creerebbero di meno.

Capisco che si voglia legare la propria immagine a un’opera titanica, sperando così di passare alla storia; ma questi sono sogni da demagogo, non da statista. Presidente Renzi, faccia il bravo: lasci perdere la demagogia e i sogni di gloria personale, e si preoccupi davvero del Sud Italia. Il suo ego magari ne sarà meno gratificato, ma in compenso avrà fatto il suo dovere di capo del governo: quello di mettersi davvero al servizio dei cittadini.

 

Giuseppe Riccardo Festa

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