POLETTI, IL MINISTRO CHE SEGNA GLI AUTOGOL DI RENZI

Non so quale demente, nel consesso del governo Renzi, abbia avuto la brillante idea di proporre il taglio delle pensioni di reversibilità che, se le cose stanno come dicono i sussurri e le grida che stanno impazzando nei notiziari e sulla rete, di fatto sarebbero completamente eliminate dalla faccia del sistema pensionistico nazionale. Quello che so per certo è che la cosa è di competenza del ministro Poletti.

Ora tutti, a partire dal gioviale ma non altrettanto geniale ministro in questione, si stanno affannando a dire che non è vero niente e che si tratta solo di una razionalizzazione della spesa pensionistica; ma il grido d’allarme è partito dai sindacati, e in particolare dalla CGIL, che tra i pensionati conta una gran parte dei suoi iscritti e che quindi a queste tematiche è molto attenta, e quindi in questo caso oltre al fumo un po’ d’arrosto, in quel progetto di legge, al riguardo temo proprio che ci sia.

È evidente l’iniquità di un intervento sulle pensioni di reversibilità normali (quelle corrisposte a nipoti e pronipoti di parlamentari, quelle sì, se ancora ci sono, che andrebbero eliminate). Per godere di queste pensioni i lavoratori normali hanno pagato fior di contributi, pensando di offrire un futuro sereno non solo a sé stessi ma anche al coniuge e agli eventuali figli ancora in famiglia in caso di loro premorienza: non si tratta di assistenza, in questo caso, ma di previdenza, e dunque un intervento riduttivo altro non sarebbe che un furto.

Al di là di questo, stupisce e basisce la totale assurdità di un simile progetto sul piano del consenso sociale, e quindi anche elettorale. Tutti sanno che l’Italia è un paese che invecchia, tutti sanno che gran parte dell’elettorato è costituito da pensionati, e tutti sanno che gran parte di questi pensionati sono vedove o potenziali vedove di lavoratori, dato che la vita media di una donna è statisticamente più lunga di quella di un uomo. Ragion per cui il più mediocre degli analisti politici, nel consesso che ha avuto questa brillante idea, avrebbe dovuto alzare il ditino e dire: «Scusate, signori, ma cosa vogliamo fare, vogliamo perdere le prossime elezioni e mettere un bel carico da undici nelle mani di Salvini e di Grillo?».

Quel ditino non è stato alzato, segno che gli analisti in quel consesso sono meno che mediocri, e ovviamente a Salvini e Grillo non è parso vero di alzare la voce contro l’iniquità del governo, che da una parte abbassa (poco) le tasse, dall’altra taglia (parecchio) i redditi dei cittadini, e come al solito dei cittadini meno abbienti.

Immagino che effettivamente, dopo il gran bailamme che si è sollevato, la marcia indietro, che  sta già ingranando, sarà definitivamente innestata dal governo e che della cosa, almeno fino a dopo le prossime elezioni – non solo amministrative, ma anche politiche – non se ne parlerà più.

Per quanto riguarda il ministro Poletti, sulla cui fisiognomica credo che Lombroso avrebbe avuto molto da dire, se fossi in Renzi un pensierino sulla sua sostituzione ce lo farei: sono sicuro che la sua appannata popolarità recupererebbe diversi punti. Se invece decidesse di tenerselo, beh, allora anche sulla sua fisiognomica qualche indagine sarà il caso di avviarla.

Giuseppe Riccardo Festa

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