PIETRAPAOLA, ORRORE IN LOCALITÀ VILLARI: RINVENUTA UNA BARA INCENDIATA NEI PRESSI DELLA VECCHIA DISCARICA

Le indagini della Procura puntano su un loculo cimiteriale da cui il feretro sarebbe stato trafugato. Un gesto assurdo che scuote la comunità e apre interrogativi sulla tutela dei luoghi sacri

Antonio Loiacono

Un ritrovamento che ha lasciato attoniti gli abitanti di Pietrapaola, il piccolo comune del Basso Jonio cosentino.
Nei pressi della vecchia discarica comunale, in località Villari, è stata rinvenuta una bara parzialmente incendiata contenente un cadavere — con ogni probabilità di una donna.
Una scoperta che ha immediatamente fatto scattare l’allarme e mobilitato i Carabinieri e la Procura competente, che hanno disposto la rimozione del feretro e l’avvio delle indagini.

Il luogo del ritrovamento è un’area isolata, un vecchio sito di smaltimento oggi abbandonato.
Secondo quanto emerso, qualcuno avrebbe tentato di appiccare il fuoco alla cassa, forse per eliminare tracce o cancellare qualsiasi elemento utile alle indagini.
Le fiamme, tuttavia, non avrebbero raggiunto completamente l’interno, permettendo il recupero dei resti e della bara in condizioni tali da consentire ulteriori accertamenti scientifici.

Le prime verifiche condotte dagli inquirenti sembrano condurre a un’ipotesi agghiacciante: il feretro sarebbe stato trafugato, con molta probabilità, dal cimitero comunale di Pietrapaola, per “liberare” spazio!
Un’ipotesi che, se confermata, aprirebbe scenari di profanazione e gestione irregolare delle sepolture, oltre a evidenti profili di reato.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Castrovillari, si concentrano ora sulla ricostruzione del percorso del feretro e sull’individuazione dei responsabili.
Sono in corso rilievi tecnici, accertamenti sul materiale residuo e confronti con le registrazioni cimiteriali.
Non si esclude che il gesto possa essere collegato a un tentativo di riutilizzare il loculo per nuove sepolture, ma anche a azioni individuali slegate da finalità economiche, frutto di ignoranza o disprezzo verso i luoghi sacri.

In paese, la notizia ha generato sgomento e incredulità. In molti si chiedono come sia stato possibile che un simile gesto sia avvenuto senza che nessuno se ne accorgesse.
Nel silenzio di una comunità che vive di legami e memoria, la violazione del riposo dei defunti rappresenta una ferita profonda, difficile da rimarginare.

È una storia che fa male — racconta un anziano del posto — perché non parliamo di un reato qualunque. È come se avessero toccato la nostra storia, la nostra gente”.
Un sentimento condiviso da molti cittadini, che chiedono più rispetto, più controlli e più dignità per i luoghi della memoria.

In un momento in cui i piccoli comuni faticano a mantenere in efficienza strutture e servizi, episodi del genere rischiano di alimentare sfiducia e smarrimento, ma anche di diventare un’occasione per riflettere su quanto fragile sia il confine tra incuria e disumanità.

Il ritrovamento della bara a Pietrapaola non è solo una notizia di cronaca: è un simbolo di degrado morale e istituzionale, di dimenticanza civile.
Dietro un gesto che sembra solo assurdo, si nasconde una domanda molto più grande: che fine ha fatto il rispetto per i morti, quando non riusciamo più a rispettare nemmeno i vivi?

La giustizia farà il suo corso.
Ma ciò che resta, dopo l’orrore, è la necessità di restaurare il senso di comunità, di ricucire il filo del rispetto che unisce il passato al presente.
Perché un paese che non protegge i suoi defunti è un paese che rischia di perdere la propria anima!

 

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