■Antonio Loiacono
Dopo la carenza cronica di medici di base, la sanità calabrese si trova ad affrontare un altro capitolo nero della sua crisi: il tracollo del sistema ospedaliero. Il Consiglio dei Ministri, nella seduta di ieri sera, ha ufficialmente dichiarato lo stato di emergenza per gli ospedali della Calabria, certificando una realtà sotto gli occhi di tutti: reparti allo stremo, personale ridotto all’osso, carenze strutturali gravissime e attese infinite per i pazienti.
Il provvedimento avrà una durata di 12 mesi e rappresenta un segnale forte, ma anche un’ammissione di colpa: per troppo tempo la sanità regionale è stata lasciata in balia del degrado, con promesse non mantenute e fondi che non si sono mai tradotti in soluzioni concrete.
A gestire l’emergenza potrebbe essere lo stesso Roberto Occhiuto, attuale presidente della Regione e già commissario alla sanità. Un ruolo che, secondo le opposizioni, suona più come un tentativo di salvare la faccia che come una reale svolta per il settore. Non a caso, il Pd Calabria ha attaccato duramente questa scelta, parlando di un’azione tardiva.
“Per tre anni abbiamo denunciato ritardi, omissioni, carenze e bugie sulla gestione del sistema ospedaliero. Ora la verità è venuta a galla. Occhiuto dovrebbe lasciare immediatamente l’incarico di commissario alla sanità.” Dicono da Via delle Nazioni a Lamezia Terme!
Uno dei nodi cruciali di questa crisi è la mancata costruzione dei nuovi ospedali, attesi da anni e mai realizzati. Catanzaro, Corigliano Rossano, Gioia Tauro e Vibo Valentia sono solo alcune delle città che avrebbero dovuto avere strutture moderne e funzionali, ma che ancora oggi si trovano a fare i conti con edifici obsoleti e inadatti a garantire cure adeguate.
A gennaio scorso, il deputato di Forza Italia Francesco Cannizzaro aveva proposto in Parlamento un emendamento per la nomina di un commissario straordinario dedicato alla costruzione dei nuovi ospedali, ma l’iniziativa non ha trovato alcun seguito concreto. Ora, con la dichiarazione dello stato di emergenza, si apre un nuovo spiraglio, ma la storia insegna che in Calabria gli annunci e le promesse raramente si traducono in realtà.
L’immagine della sanità calabrese è quella di corsie stracolme, ambulanze bloccate per ore, pazienti costretti a viaggi della speranza verso altre regioni e medici costantemente sotto pressione. E mentre si decide chi dovrà gestire l’ennesima emergenza, i cittadini continuano a pagare il prezzo più alto: quello della propria salute.
L’emergenza ospedaliera non è una sorpresa, né una fatalità. È il risultato di decenni di malagestione, sprechi e incapacità amministrativa. Ora il governo riconosce ufficialmente il fallimento del sistema, ma basterà un commissario per risolvere un problema radicato da anni? O sarà solo l’ennesimo tentativo di tamponare una situazione ormai fuori controllo?
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