MONDIALMANIA: “IL PALLONE FINALMENTE A CASA”

– Oggi il pallone sorride felice come un bambino, si sente a casa e al sicuro. Ai mondiali si chiude con la ginga. Arrivano loro, i maestri: i brasiliani. E allora sarà magia e divertimento, la vita. E’ il gioco, insomma. Quello vero, quello unico.

In un mondiale che ha suscitato tante polemiche per il fatto di non essere la sede più adeguata e perché ben poco c’entra col calcio e coi diritti, arriva sua maestà: il Brasile. Quelli del “calcio bailado”, capace solo ai verdeoro. La  ginga è una condizione, una condanna trasformata in identità dal genio calcistico, roba da ostentare con orgoglio. E’ il vero calcio del Brasile, la sua massima espressione. Un calcio giocato per assurdo e vissuto come un’ eterna malia, teso a valorizzare soprattutto le diversità attraverso un gioco “grezzo”, viscerale, scomposto e disordinato. E’ quasi una danza, un omaggio al misterioso Dio del calcio. Un inchino alla bellezza con una mistura a metà strada tra arte marziale e arte del pallone. E’ prima di tutto una filosofia di vita che puo’ rendere felici anche gli ultimi: non vergognarsi mai di quel che si è, anzi rivendicarlo e mostrarlo con orgoglio. La ginga è allora “Spartaco”, tramutato in uno schiavo africano, non più un trace, deportato nel “Nuovo Mondo” e per questo ribelle. Dal quel sentimento di ribellione nascerà il calcio più bello e vincente della storia. Non è un caso, infatti, che alla parola Brasile la prima cosa che viene in mente a chiunque non è la meraviglia del Cristo Redentor o la spiaggia di Copacabana né il Pan de Azucar, bensì il calcio. Idem, se dici calcio: pensi al Brasile. Tante grazie ginga. Quell’ intuizione unica  che nella storia ha trovato le sua massima espressione ovviamente in lui, il re dei re, l’inarrivabile Pelè. La leggenda vuole che la prima volta che “O’rey” la fece l’allenatore esclamò: “Che diamine è, ragazzo ? Fallo ancora”. Oppure in Garrincha, un uomo costretto in un corpo apparentemente inadatto per il calcio e per qualsiasi altro sport, ma resuscitato in campione unico e inimitabile. Ancora grazie a lei, la “Ginga”, quell’ incantevole balletto capace di trasformare ogni zucca in una lussuosa carrozza. E così, proprio come nella favole, un ragazzino che è quasi un disabile sarà ricordato come il calciatore del popolo in tutto il Brasile. E’ la Ginga, non vergognarsi di ciò che si è, mai. Da ciò nasce il Brasile pentacampione. Più recentemente la Ginga si è specchiata nel genio di Ronaldhino, capace di cose incredibili in uno spazio e in un tempo portati fino ai limiti delle leggi della fisica. Tutto grazie a lei, la Ginga, quel rifiuto anarchico di essere tutti uguali, ordinati e perfetti, quindi il rigetto per  tattiche e regole. Un’ utopia immaginifica e magnifica, mai doma né addomesticata, oggi ereditata da Neymar e da quel Vinicius Jr. che, insieme a Benzema, ha appena portato l’ennesima Champions League nella più ricca bacheca di un club calcistico: il Real Madrid.

Brasile – Serbia 2 -0 (62° Richarlison, 73° Richarlison)

– La domanda è d’obbligo: che Brasile sarà ? Farà la Ginga oppure no ? Lo si capisce subito, la si vede a tratti. Certo, Vinicius Jr. ci prova qualche volta, Neymar anche, ma non è un match spettacolare nel primo tempo. E’ ovvio, il Brasile costruisce di più, però la Serbia, prima della tragedia geopolitica degli anni ’90 nei territori della ex Jugoslavia una nazionale fortissima, è un’ ottima squadra e ha una scuola calcio di primissimo livello ancora oggi,  regge bene l’ impatto col mito verdeoro. Thiago Silva si concede più di una sgroppata in avanti e verso la fine del primo tempo dà una palla geniale a Vinicius e soltanto una scelta di tempo fantastica del granata Milinkovic-Savic, portiere talvolta discusso a Torino, evita il vantaggio brasiliano.

Dopo 45 minuti non all’ altezza della storia di entrambe le nazionali nella ripresa l’incantesimo ha inizio: sul campo improvvisamente cala la Ginga. Lo spettacolo prende il sopravvento: Neymar con un balletto favoloso serve il vantaggio su un piatto d’argento a Richarlison, che pochi minuti dopo raddoppia con un gol capolavoro, il sogno di ogni bimbo quando  tira un calcio a una palla: la fantastica cilena. Sempre per restare in Sudamerica, ma alle nostre latitudini è più conosciuta col nome di semirovesciata. Siamo nell’ album delle figurine Panini, in una Parola.  Richarlison era un bambino poverissimo che nella sua favela vendeva gelati per poter mangiare qualcosa a fine giornata, oggi è l’uomo copertina del mondiale. Mai vergognarsi di se stessi, lo dice la  Ginga che bacia sempre  gli ultimi. Se il Brasile farà la Ginka non ce ne sarà per nessuno, neppure per la Francia.

Svizzera – Camerun = 1-0 (B. Embolo, 48°)

– Ecco servita, al mattino in Italia così come in Svizzera, un’ altra bella storia del mondiale: Embolo segna, però non esulta. Questo perché  lui è e si sente svizzero, nazione dove è cresciuto, ma in Camerun ha gran parte della sua famiglia e soprattutto le origini. E allora lacrime e gioia per aver sconfitto i suoi familiari, ma nel contempo anche portato i primi 3 punti del mondiale alla sua terra: la Svizzera. La prima frazione di gioco vive soprattutto di lampi improvvisi in campo, tuttavia un baricentro tenuto troppo basso e una manovra lenta, soprattutto per quanto riguarda gli elvetici, sono difetti che non permettono di trovare il gol utile a sbloccare il match. Nei primi 45 minuti forse sono proprio i “Leoni indomabili” a rendersi più pericolosi, ma dopo appena 3 minuti, nel secondo tempo, arriva il gol del ragazzo nato proprio in Camerun. E’ il vantaggio svizzero e non cambierà fino alla fine.

Uruguay – Corea del Sud = 0 -0

– Un solo ricordo per chi ama i mondiali in questa giornata: “Maracanazo”. La leggendaria partita, non era una finale, anche se nella memoria collettiva così è ricordata, che vide l’ Uruguay vincente sul Brasile, scatenando una tragedia nazionale tra i brasiliani, tanto che un Pelè ancora bambino promise al padre calciatore e in lacrime di pensarci lui. Ci penserà veramente, per ben 3 volte e altrettante coppe, conquistando definitivamente la Rimet: da francese oggi brasiliana per sempre. Quest’ oggi un ottimo Uruguay, invece, non ha saputo superare neppure la Corea del Sud, che comunque resta la miglior squadra dell’ Asia, anche del Giappone clamorosamente vincente sulla Germania. La gara non si sblocca e la Corea del Sud riesce con abilità a mantenere il possesso della palla, ma senza impensierire la retroguardia uruguaiana. Per contro L’ Uruguay sfrutta spesso le ripartenze per rendersi pericoloso. Ma non basta ed eccezion fatta per il palo colpito da Godin non ci sono grandi emozioni. Finisce a reti inviolate, giusto così. Tutto è rimandato.

Portogallo – Ghana = 3 -2 (65° Cristiano Ronaldo (R), 78° João Félix, 80° R. Leao, 73° A. Ayew, 89° Osman Bukari)

– E’ una partita strana quella tra i lusitani e il Ghana. Un match double face: inizia con un ritmo compassato e troppo lento, ma il tran tran viene interrotto  da un rigore (invero assai generoso) e trasformato dal solito Cristiano Ronaldo solo dopo 65 minuti di gioco. Dal vantaggio di CR7 comincia il botta e risposta: gli africani rispondono dopo poco con Aiew, ma prima  Joao Felix e poi il milanista Leao  riescono a mettere i lusitani in carreggiata e conquistare i 3 punti.

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