di Marco Toccafondi Barni
COSTA D’ AVORIO – NORVEGIA 1 – 2 (Nusa, Diallo, Haaland)
– Era piu’ di un quarto di secolo che i norvegesi non conquistavano gli ottavi di finale in un Mundial, sono trascorsi 28 lunghi anni. Correva l’anno 1998 e andarono fuori proprio contro gli azzurri di Cesare Maldini, di misura, grazie a un gol di Bobo Vieri.
A quell’ epoca, con Internet presente nelle nostre esistenze ma senza i social, lo stupidario nazionale era affidato soprattutto ai media tradizionali, che per giorni ci ammorbarono i cosiddetti con il demenziale quanto improbabile tormentone estivo di tal “Flonaldo”, ovvero un buon attaccante coetaneo del nostro Vieri (1973), ma che nulla aveva a che fare col fenomeno dell’ Inter. Ma tanto è, bisogna sopportare persino queste sciocchezze in mancanza di altro. Anche perché quasi trent’anni dopo un “Ronaldo” la Norvegia lo ha davvero: il gigante Haaland, che anche ieri ha segnato il facile gol della vittoria contro un’ ottima Costa d’ Avorio.
Inizialmente sono infatti gli ivoriani a fare la partita al Dallas stadium e questo fino al tanto discusso ‘hydration break; dopo l’inerzia della gara cambia un po’, visto che gli scandinavi pian piano acquisiscono fiducia e al 39esimo trovano una perla di uno dei suoi giocatori simbolo: Nusa. E’ proprio nel momento di maggiore spinta da parte degli avversari che i “Løvene” trovano un immeritato vantaggio. Meglio di così…
Il talento targato Lipsia riceve palla dalla sinistra, si accentra molto bene e lascia partire una meravigliosa traiettoria che va a finire sotto l’incrocio. Pare un arcobaleno in quel di Dallas, su certi tiri non ci si puo’ far nulla e Fofana non fa eccezione. E’ l’uno a zero col quale si va al riposo, ma al ritorno dagli spogliatoi si capisce che gli ivoriani non ci stanno e vogliono vendere cara la pelle ai quotati avversari, spingono tanto e alla fine arriva il pareggio: tutto nasce da un uno-due nei pressi dell’ area norvegese poi c’è un tiro imprendibile anche perché molto ravvicinato per Nyland. Un pari meritato per gli ivoriani.
Palla al centro, siamo al 75° minuto e tutti ormai pensano ai supplementari. E invece no, perché ci pensa lui, sì oggi forse opaco ma con certa gente sai che puo’ bastare anche un tocco: a 4 minuti dal 90esimo Berg dà un pallone ad un Haaland colpevolmente lasciato solo dalla difesa avversaria, uno come lui a porta vuota può sbagliare ? Ovviamente no, quindi è il definitivo 2 a 1 che porta la Norvegia agli ottavi dopo quasi 30 anni e manda immeritatamente gli ivoriani a casa, anche grazie a un autentico miracolo di Nyland nel finale.
FRANCIA – SVEZIA 3-0 (Mbappé (2), Barcola)
– E’ un’ apoteosi di bellezza tale, questa Francia, che riempie gli occhi, aguzza la vista e fa sognare chiunque, anche chi non tifa i galletti. Il migliore spot per il calcio e i Mondiali.
La malcapitata Svezia ci prova pure, all’ inizio, mettendola giustamente sull’ unica cosa che puo’ giocarsi contro questa macchina perfetta: il piano fisico. E infatti la tattica per un po’ riesce, invero complice anche la buona sorte svedese tra pali e un gol del solito Mbappè in fuorigioco millimetrico, ma casuale e cioè non pensato dalla retroguardia svedese. Non basta, i transalpini continuano a strabiliare e arriva la piu’ bella giocata del Mondiale: la cilena di Olise è solo gioia per gli occhi e una grande bellezza da regalare ai bambini da parte del gioco piu’ bello del mondo ma che purtroppo, talvolta, essendo anche una questione di centrimetri, come sosteneva Dino Viola, sbatte beffarda sul palo. Peccato, sarebbe stato senza dubbio il gol piu’ bello del torneo e forse dell’ anno. Olise è potenzialmente uno di quelli che nasce ogni 50 anni, incredibile come personalità, mezzi tecnici, strapotere fisico e fiducia in se stesso. La giocata lo dimostra. La Francia come lui davanti ne ha altri 3.
Dopo tante occasioni Bleus il gol (indovinate di chi) arriva infatti solo al 45esimo e da palla inattiva: c’è un angolo e Dembélé trova il solito Mbappé che fa una delle sue giocate in serpentina seminando avversari poi di destro la mette. Si va quindi al riposo sul vantaggio di misura, pare impossibile visto lo spettacolo visto in campo, infatti dopo soli 8 minuti è un altro degli ingiocabili in bleus a segnare: Barcola. Olise riceve palla, siamo intorno alla trequarti, riesce a entrare in area di rigore come una lama ben affilata nel burro e ovviamente dà la sfera a Barcola, che manco a dirlo controlla bene e lascia partire un destro secco che si insacca sul primo palo. E’ il raddoppio bleus.
Ma la Francia è talmente bella che vuole il tris e arriva al minuto 74 con la doppietta di giornata del solito Mbappé, che così aggancia Messi come cannoniere del torneo con 6 gol. C’è un’ ennesima azione di quel genio di Olise che lancia Mbappé in area, il capitano non si fa pregare calciandola sul palo piu’ lontano. E sono 3.
Onestamente non si capisce chi dovrebbe fermare i galletti, questa squadra è talmente perfetta che nella storia recente bisogna tornare solo al bellissimo Brasile 1982, che tuttavia da vincitore certo fu eliminato dagli azzurri nella leggendaria partita del Sarrià a Barcellona e dalla tripletta di Pablito. Gli “azzurri” oggi potrebbero essere solo gli spagnoli, forse gli argentini, ma onestamente è difficile contro tanta perfezione.
MESSICO – ECUADOR 2-0 (Quiñones, Jiménez)
– Tra i padroni di casa è l’Ecuador è un 16esimo senza storia. La partita comincia con oltre mezzo’ ora di “demora” per un forte nubifragio che si abbatte su Città del Messico, poi gli Dei in cielo si mostrano clementi, il tempo migliora e si puo’ cominciare.
Ma ciò che si vede non è un bello spettacolo, almeno per i tifosi della Tricolor, perché il Messico gioca bene fin dai primi minuti aiutato da uno scenario casalingo mozzafiato.
E dopo appena 22 minuti, poco prima della pausa idratazione, passa: Julián Quiñones decide di buttare giu’ tutto all’ Atzeca e imbeccato bene da Alvarado lascia partire un missile di destro così potente da sembrare voler sfondare la rete. Galindez non la vede neanche. Messico avanti.
Passa una decina di minuti e i messicani decidono di chiudere la pratica 16esimi, lo devono al loro pubblico venuto in massa all’ Atzeca per sostenerli: stavolta è un errore di Regalo di Ordonez che fa capitare la palla a Raúl Jiménez, l’attaccante scambia con Quinones e il messicano la mette nel sette.
Si entra nel tunnel sul 2-0, nella ripresa l’ Ecuador mostra tutti i suoi limiti, bada a non prendere una goleada e fa un fraseggio prevedibile e lento, alla “Verde” puo’ andare bene così’ e apparte un colpo di testa neutralizzato con una gran parata da Galindez si resta sul 2 a 0. Quindi facile pass per gli ottavi di finale per gli uomini di Aguirre. Bellissima l’atmosfera di gesta e giubilo all’ Atzeca, ma ora presumibilmente ci sarà l’Inghilterra (Congo permettendo) agli ottavi. Contro gli inventori del calcio misureremo quanto vale veramente il Messico.
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