Mi faccio cogliere dalla malinconia che avvolge le strade

Senza fingere o recitare sul palcoscenico della vita

Passeggiare la domenica pomeriggio per le strade deserte, avvolte da un inusuale e impalpabile silenzio, mi aiuta a scomporre i pensieri in infinite minuzie, per giunta illudendomi che così diventano meno pesanti. 

Una pura illusione che dura la frazione di un tempo che scorre via veloce, non offrendoti mai il piacere di fermarlo. 

L’assenza di rumori, quelli che si sentono abitualmente nei giorni normali, addolcisce lentamente la mia adorata malinconia, compagna inseparabile di giornate grigie e tempestose. 

Lei è la mia fedele compagna, quando sono alla spasmodica ricerca di un perché e un come, stia andato proprio così. 

Non saprei, confesso la mia perdente debolezza, fare a meno in precisi momenti, quando sento di andare incontro alla malinconia, perché mi aiuta a scavare, senza tregua, nel mio inconscio. 

A riflettere su una sequenza, su un’immagine, su un gesto che non posso rilevare, non sapendo neanche da dove cominciare. 

Magari in quei lampi di riflessione sono davvero me stesso e parlo a me stesso, smascherato e in modo libero.

Senza fingere o recitare sul palcoscenico della vita che, ormai, ti porta su strade impraticabili pur di continuare a vivere. 

E quando raggiungo quel punto sono molto grato alla mia malinconia, che mi ha permesso di riacciuffare anche se per poco la mia essenza, nell’attesa imponderabile della nuova infrazione. 

Nicola Campoli

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