Lettera aperta a Nicola Zingaretti, segretario di un partito che si dice di Centro-sinistra

Le parole sono pietre, scrisse Carlo Levi, creando una locuzione diventata ormai proverbiale.

Vorrei tanto che tutti, ogni volta che scrivono, dettano o dichiarano qualcosa, di questa locuzione si ricordassero. A maggior ragione vorrei che se ne ricordassero coloro che hanno responsabilità di governo, locale o nazionale, dirette o indirette.

Purtroppo così non è: la frase fatta, il luogo comune, l’allocuzione ricorrente, finiscono per entrare nelle orecchie di tutti e per essere poi utilizzati senza pensarci, senza riflettere e senza veramente soffermarsi sul significato effettivo delle parole.

Ha provato, presidente-segretario Zingaretti, a riflettere sul significato dell’espressione Capitale umano, che lei ha posto fra le priorità del suo piano per le riforme?

La parola Capitale, vede, mi fa pensare subito a un’altra parola, altrettanto sgradevole se associata all’aggettivo umano, e quella parola è Risorsa.

Vede presidente-segretario: si dà il caso che io sia stato per lunghi anni funzionario di una banca, e che abbia deciso di lasciare quella banca proprio quando il Servizio del Personale fu ribattezzato Servizio Gestione Risorse Umane. Dopo essere stato per anni, con orgoglio, parte di un organismo nel quale ogni membro svolge un ruolo ed ha dei compiti che concorrono al successo dell’azienda, e in cui la componente umana è sostanziale, non digerivo l’idea di essere ora considerato una risorsa: una parte di macchinario da gestire come un qualunque computer, o una scrivania, o una cassaforte.

Quella nuova denominazione marcava un profondo cambiamento di rapporti fra l’azienda e i suoi dipendenti. E infatti (in quella banca ma non solo) con un processo molto simile alla parcellizzazione provocata dalle famose catene di montaggio di Ford teorizzate da Taylor, i dipendenti hanno smesso di essere considerati preziosi soggetti pensanti per diventare nient’altro che oggetti, costi da gestire e limitare quanto più possibile.

Salvo fraintendimenti da parte mia, ho l’impressione che questo approccio sia esattamente quello propugnato dall’attuale, nuovo presidente di Confindustria. Voglio sperare che lei, parlando di capitale umano, non intendesse, più o meno consciamente, allinearsi sulle posizioni di Carlo Bonomi.

Lei, presidente-segretario, è a capo di una forza politica che si dice progressista. Dunque debbo pensare che ritenga i lavoratori, a tutti i livelli e in ogni categoria, qualcosa di più e di meglio che del semplice capitale a disposizione di chi lo investe.

Perché lo vede bene anche lei, presidente-segretario: il capitale lo si usa, lo si investe, lo si amministra. Soprattutto lo si usa: non lo si invita a cene aziendali, non gli si dànno premi di fedeltà e di efficienza, non lo si propone per gratifiche e promozioni, non gli si riconoscono i meriti, quando li ha. Il capitale fa parte del processo produttivo esattamente come, secondo gli economisti di destra, ne fanno parte i lavoratori, che si prendono e si lasciano secondo le convenienze e che sono di solito il primo costo che si taglia se le cose cominciano ad andare male.

Perciò la prego, presidente-segretario: quando parla di lavoratori eviti la locuzione capitale umano. Questa terminologia, lei che si ritiene di sinistra, la lasci alla gente di destra.

Perché lei, salvo errore da parte mia, si ritiene di sinistra, dico bene?

Giuseppe Riccardo Festa

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