■Antonio Loiacono
La stalla conserva ancora il calore degli animali anche quando gli animali non ci sono più. È una cosa che gli allevatori conoscono bene: l’odore resta sospeso nel legno, nelle mangiatoie, perfino nel secchio rovesciato accanto al muro. A contrada Sorbo, località nel Comune di Campana, martedì mattina (lo scorso 5 maggio) c’era questo silenzio strano — non il silenzio della campagna, che in realtà rumoreggia sempre un poco, ma un vuoto netto, quasi tecnico. Mancavano nove vacche da latte. E mancava, soprattutto, l’ordine invisibile che teneva insieme le giornate di Giuseppe Ioverno.
Le hanno portate via nella notte. Ombrosa, Rosa, Paolina e le altre. Nomi pronunciati sottovoce da chi vive accanto agli animali abbastanza a lungo da smettere di considerarli semplicemente capi di bestiame. I carabinieri stanno lavorando sulla dinamica del furto, sulle tracce lasciate nel terreno, sugli spostamenti possibili lungo le strade secondarie che tagliano la Sila greca. Ma certe sottrazioni sfuggono ai verbali.
Giuseppe Ioverno ha quarantaquattro anni e una fragilità che il paese conosce senza trasformarla in etichetta. Neuro-divergente, dicono oggi i documenti e le associazioni, con quella terminologia corretta che però spesso smussa troppo la materia umana. La verità, più concreta, è che Giuseppe aveva costruito un equilibrio minuzioso e ripetitivo attorno ai suoi animali. Non un passatempo. Una geografia interiore.
Chi lo incontra racconta abitudini precise: la mungitura sempre nello stesso ordine, il controllo delle mangiatoie prima ancora del caffè, certe soste inutili — apparentemente inutili — davanti alle vacche più anziane. Piccoli rituali che in campagna non fanno notizia finché non vengono spezzati!
Ed è questo, forse, che colpisce più del valore economico del furto. Perché il danno patrimoniale esiste, naturalmente; nove vacche da latte significano mesi di lavoro, produzione interrotta, debiti possibili. Però nelle parole della famiglia e di chi conosce Giuseppe c’è qualcosa che va altrove, in una zona meno misurabile e anche meno raccontabile senza rischiare la retorica.
L’associazione “Unici, diversi, uguali” di Corigliano-Rossano, ha diffuso un appello che in poche ore ha superato i confini del paese. “Non avete rubato solo degli animali”, scrivono rivolgendosi agli autori del furto. Frasi che online spesso scorrono via, inghiottite dalla velocità emotiva dei social. Stavolta no. Forse perché dentro quell’appello si avverte un dettaglio autentico, non costruito: la sensazione che per Giuseppe quelle vacche non fossero un contorno della vita, ma il suo modo di stare al mondo.
“Non serve essere esperti di disabilità per capire il dolore di Giuseppe –scrive in un post l’’Associazione– Serve solo essere umani. Vi chiediamo di condividere questa denuncia non per rabbia, ma per amore verso un ragazzo che ha perso il suo equilibrio. Facciamo arrivare questo messaggio ovunque, anche a chi ha quelle mucche ora.”
Campana, intanto, reagisce come sanno reagire i paesi dell’interno. Con discrezione più che con clamore. Qualcuno passa dalla famiglia senza entrare troppo nel discorso. Qualcun altro condivide fotografie degli animali sperando che diventino riconoscibili, difficili da piazzare. Nelle aree rurali il furto di bestiame non è una novità assoluta; accade ancora, anche se se ne parla poco, quasi fosse un reato rimasto indietro nel tempo. Ma qui la vicenda ha assunto subito un peso diverso, più intimo. C’è chi dice di non aver mai visto Giuseppe così spaesato. E chi, raccontandolo, abbassa la voce senza accorgersene.
Nelle ultime ore, alla famiglia Ioverno sono arrivati messaggi di vicinanza anche dal confronto politico che accompagna Campana verso le amministrative del 24 e 25 maggio. L’attuale sindaco Agostino Chiarello e il suo sfidante Giacinto Parrotta — candidato alla carica di primo cittadino nelle imminenti consultazioni elettorali — hanno espresso solidarietà a Giuseppe, con parole misurate (sobrie, senza toni da campagna elettorale) la consapevolezza che quanto accaduto supera il perimetro d’un semplice fatto di cronaca. Una solidarietà che, almeno per un momento, ha lasciato sullo sfondo la contesa politica riportando al centro ciò che in paese appare evidente a tutti: nella stalla di contrada Sorbo non è sparito soltanto del bestiame. A Campana, dove le distanze si misurano più nei rapporti umani che nei chilometri, il colpo inferto a Giuseppe ha finito per toccare corde collettive, quasi domestiche.
Resta poi un elemento che nessuno riesce davvero a sciogliere: la crudeltà inconsapevole dei furti quando colpiscono vite costruite su equilibri fragili. I ladri probabilmente cercavano animali da rivendere. Denaro rapido. Carne, mercato clandestino, forse. È l’ipotesi più ovvia, dunque la meno interessante. Perché quasi mai chi porta via qualcosa conosce davvero ciò che sta sottraendo.
Nel cortile della stalla era rimasta una cavezza appesa male a un gancio. Un particolare minuscolo. Giuseppe l’avrebbe sistemata subito, dicono. Invece è rimasta lì, storta, come una frase interrotta!
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