Dopo PIIGS e C’era una volta in Italia, il loro nuovo lavoro — D’Istruzione Pubblica — affronta il tema che tiene insieme tutti gli altri: la scuola, la conoscenza, la formazione dei cittadini.
Per noi che abbiamo condiviso con loro mesi di assemblee, occupazioni e mobilitazioni, da cui è nata fraterna amicizia, questo terzo capitolo è un passaggio naturale. Perché, come spiegano direttamente bene Federico e Mirko, se è vero che chi “difende un ospedale” vuole in qualche maniera difendere la vita, difendere il diritto all’istruzione significa difendere anche la possibilità stessa di capire, scegliere, ribellarsi.
Li abbiamo intervistati per approfondire la genesi del film, le connessioni con le lotte dei territori e il ruolo che D’Istruzione Pubblica può avere oggi come strumento di consapevolezza e mobilitazione civile.
Intervista a Federico Greco e Mirko Melchiorre 🎥
▫️Quando avete capito che dopo PIGS, C’era una volta in Italia, sarebbe stato il turno del diritto all’istruzione?
Durante le proiezioni del film precedente, C’era una volta in Italia, nel 2023, molte persone ci chiedevano di occuparci di scuola. Questo ci ha spinto a informarci e a capire che in effetti la scuola, l’istruzione, la cultura, sono il tema dei temi.
▫️In che modo l’esperienza vissuta a Cariati e in Calabria, dove avete passato molti mesi per seguire l’occupazione dell’ospedale, ha influenzato il vostro sguardo sul terzo capitolo dedicato alla scuola? In cosa si differenziano principalmente i tre docufilm e cosa li accomuna al di là del filo analitico sul liberismo che li lega?
La differenza è che in quest’ultimo caso non si tratta solo di un problema economico, di austerità, tagli. Ma l’attacco frontale alla scuola, iniziato nel 1997-1999 con la riforma Bassanini-Berlinguer (guarda caso di centro sinistra), è il tentativo di aziendalizzare la scuola, la cultura e la conoscenza, di metterla sul mercato. Il che significa cancellarle, non semplicemente modificarle. Inoltre, noi crediamo che difendere la scuola pubblica significhi difendere il luogo dove si creano cittadini critici e conflittuali, capaci di comprendere che la società va cambiata e quindi di capire che bisogna lottare per la sanità pubblica, il lavoro, il welfare… Il tema della scuola comprende tutti gli altri temi.
▫️Nei vostri film la musica non è mai un semplice accompagnamento.
Come avete lavorato sulla colonna sonora in D’Istruzione Pubblica?
Come in C’era una volta in Italia, Roger Waters ci ha regalato i diritti (altrimenti inaccessibili) di un suo brano famosissimo: Another Brick in the Wall – Part II. Un brano perfetto per accompagnare sequenze in cui raccontiamo la rabbia di questo attacco ultratrentennale alla conoscenza, e le lotte che studenti e professori fanno da tempo contro i governi, tutti, che si sono resi colpevoli di riforme letali per l’istruzione.
▫️Perché avete scelto Torino come uno dei luoghi chiave del racconto?
Perché abbiamo trovato una situazione simile a quella di Cariati: un istituto di elementari e medie che resiste con le unghie e con i denti. I nostri film non sono inchieste basate solo sulla pars destruens, ma riteniamo necessario offrire esempi virtuosi di lotta e ribellione allo status quo, al neoliberismo, al fascismo di governo.
▫️La scuola sembra raccontare un’Italia divisa: territori che resistono e territori abbandonati. Quanto questa frattura è emersa durante le riprese?
È la naturale conseguenza dell’ideologia neoliberista e di una società basata sulla prestazioni e la competizione. La scuola autonoma, che funziona come un’ azienda, deve reperire finanziamenti, avere un determinato numero di iscritti e raggiungere dei risultati in termini economici altrimenti viene chiusa o accorpata. Ovviamente con questo sistema sono penalizzate le periferie e le zone rurali che vengono progressivamente svuotate di tutte le istituzioni pubbliche e dei servizi necessari alla cittadinanza.
▫️Come avete evitato stereotipi e pietismi, soprattutto quando si parla di Sud e periferie?
Facendo cinema e non giornalismo d’inchiesta. A noi non interessano gli epifenomeni, a noi interessa sempre smascherare il quadro completo, il sistema.
▫️Il vostro stile alterna osservazione, ritmo, ironia, tensione civile. Come avete costruito la grammatica visiva di questo terzo capitolo?
Come negli altri casi, facendo risuonare tra loro storie particolari (come la vostra straordinaria storia a Cariati) e inchiesta macroeconomica, storica, politica.
Abbiamo visto con PIIGS che questo format funziona molto e lo abbiamo replicato. L’ironia inoltre è un ingrediente fondamentale per rendere “calde” e leggere riflessioni importanti, spesso tragiche.
▫️Il film è distribuito da OpenDDB. Dove può il pubblico seguire il calendario aggiornato delle proiezioni?
Su https://openddb.it/film/distruzione-pubblica/
▫️Chi vuole organizzare una proiezione nel proprio territorio — scuole, associazioni, movimenti — quali passi deve seguire?
Sempre qui: https://openddb.it/film/distruzione-pubblica/
▫️Dove è possibile vedere Piigs e C’era Una volta in Italia?
Entrambi su Prime video. Piigs anche qui: https://openddb.it/film/piigs/
▫️Avete previsto incontri, dibattiti, percorsi con studenti e docenti?
Sì, dopo quasi ogni proiezione c’è un dibattito molto serrato. E diverse scuole stanno organizzando proiezioni con gli studenti.
▫️I vostri film sanno diventare uno strumento di mobilitazione civica.
Sperate accada qualcosa di simile con questo ultimo lavoro?
Ne siamo certi, visto che le prime proiezioni, e non solo, sono già tutte sold out, e che sulla stampa e nelle sale cinematografiche i dibattiti sono anche feroci.
▫️La scuola pubblica si può ancora salvare?
Solo se si comprende la natura dell’attacco che sta subendo da decenni: la sua trasformazione in un luogo in cui si acquisiscono competenze invece che conoscenze, competenze al servizio di Confindustria e degli schiavi in cui vuole trasformare i nostri figli.
▫️Come immaginate l’uso del film nei territori che resistono, come il nostro?
Proiezioni ovunque, partecipate e conflittuali.
▫️Dopo questa trilogia, avete già in mente qualcosa da cui ripartire?
Ancora no con precisione. Stiamo ragionando su varie idee. Ma ci interessa molto un tema fondamentale e complessissimo: come i governi usano la guerra contro i loro stessi popoli.
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