Le istituzioni hanno abbandonato la scuola.

Da qualche tempo l’Italia sta vivendo momenti veramente drammatici a causa di una instabilità governativa mai così difficile come l’attuale. Gli stessi poteri dello Stato sono messi in discussione, la conflittualità tra le istituzioni preannuncia tempi futuri incerti le cui conseguenze potrebbero essere pericolose per la sussistenza democratica. Il passaggio dalla prima alla seconda repubblica si pensava dovesse garantire una nuova era di fiducia e di sicurezza governativa, invece i risultati sono quelli che vediamo: la crisi politica alimenta la crisi economica; il fenomeno mafioso esplode nella sua potente vitalità; la violenza, gli atti teppistici e vandalici offrono abbondante materiale alla cronaca quotidiana. In questo contesto è collocata la scuola, una scuola incerta, demotivata, rassegnata ad un destino implacabile che non lascia sperare in un domani migliore. I bambini, i fanciulli, gli adolescenti, i giovani, gli anziani vivono questa realtà in modo angoscioso e, come conseguenza, purtroppo, si assiste ad un calo verticale delle iscrizioni nei licei e negli istituti superiori. Neil Postmann, il sociologo statunitense, nel suo interessante libro “II termostato culturale”, precisa che, quando una società cade in crisi, è compito della scuola intervenire per aiutarla a guadagnare la stabilità e la fiducia nella propria positiva realizzazione. Ho voluto fare la suddetta citazione non per evidenziare il valore del servizio scolastico, di cui tutti, penso, ne siamo convinti, ma per ricordare che, in ogni epoca storica, i capovolgimenti sociali, politici ed economici sono stati sempre preparati e sostenuti dalla scuola. Sorge spontaneo, a questo punto, domandarsi come può il nostro Paese uscire dal “tunnel” quando la scuola non è messa in grado di garantire fiducia ai giovani, di far scoprire l’importanza del valore etico della persona, di far credere alla “giustizia distributiva” e viene, invece, abbandonata a se stessa? Quindi ci si trova oggi di fronte ad una situazione che non ha precedenti nella storia della scuola. Gli insegnanti non hanno un punto di riferimento cui guardare nel loro lavoro quotidiano a causa di una miriade di circolari che dicono e non dicono; anzi, offrono materia per creare contrasti tra docenti: altro che “unitarietà dell’insegnamento”. Cresce il costo della vita, i tetti inflattivi programmati e reali sono sotto i nostri occhi, mentre nuove tasse rendono più problematica la nostra vita di tutti i giorni. L’attuale crisi economica impone sacrifici, ma i più sacrificati sono quelli a reddito fisso, che non possono sfuggire agli strali del fisco, e la scuola è una di questi e, perciò, sente con angoscia i continui ammanchi mensili sulla busta paga. Almeno servissero a qualcosa!

Print Friendly, PDF & Email

Puoi essere il primo a lasciare un commento

Lascia una risposta