L’ANNO CHE VERRA’

“L’’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va”. Così cantava Lucio Dalla in una delle sue canzoni più belle e struggenti. Cosa sperare per l’’anno nuovo? Non illudiamoci: sappiamo bene che non sarà tre volte Natale, né festa tutto il giorno; i cristi resteranno sulle croci e saranno sempre meno numerosi gli uccelli che faranno ritorno. Però, chi lo sa? Forse davvero “si farà l’’amore ognuno come gli va”, beninteso purché sia fra adulti consenzienti, e finalmente anche da noi sarà possibile a tutti sanzionare il proprio amore pubblicamente, senza che il moralista ottuso di turno sollevi l’’indice e dica che no, fra persone dello stesso sesso non si può; e sarebbe bello che anche i preti potessero sposarsi: si libererebbero di tante frustrazioni, magari diminuirebbero i casi di pedofilia nel clero e parlando di famiglia, visto che lo fanno così spesso, quei signori lo farebbero a ragion veduta.

Al di là delle speranze espresse nel capolavoro di Lucio Dalla, ce ne sono altre che sarebbe bello veder realizzarsi nel 2016: la fine dell’’IS, per esempio, preceduta dalla fine dell’’ipocrisia di USA, Russia, Turchia, Francia, Gran Bretagna, Arabia Saudita e tutte le altre potenze coinvolte nella guerra, che a parole vogliono la pace in Siria ma in realtà cercano di acquisire o ingrandire la loro influenza nell’’area. Lo stesso vale per la Libia, un altro dei Paesi in cui siamo stati bravi, noi occidentali, a sfasciare quello che c’’era, senza però pensare a quello che sarebbe venuto dopo. Sarebbe bello che i profughi che scappano da guerre, stupri e violenze potessero tornare a casa a ricostruire, col nostro aiuto, i loro paesi distrutti anche per colpa nostra; e se il ritorno non sarà possibile, che il senso di umanità prevalesse sugli egoismi e le paure e che fossero accolti in modo civile. Speriamo anche che il 2016 non regali agli USA come presidente Donald Trump, l’’uomo dai capelli gialli con tanti miliardi in banca e poche idee nella zucca, per giunta tutte sbagliate.

Per quanto riguarda la nostra Italia sono tante le novità che sarebbe bello veder realizzarsi. Ad esempio, sarebbe bello che le parti politiche, invece di odiarsi e insultarsi, imparassero a parlarsi, e la volgarità sparisse dal linguaggio dei politici (e non solo dal loro); sarebbe bello che chi governa accettasse le proposte sensate delle opposizioni, e chi è all’’opposizione non rifiutasse per principio tutto ciò che viene da chi governa. Sarebbe anche bello che chi gestisce la cosa pubblica, a tutti i livelli, avesse un soprassalto di senso del dovere e di dignità e cominciasse a pensare alla propria posizione come a un servizio da rendere e non come a un’’opportunità da sfruttare; sarebbe una bella novità anche che i mafiosi, gli ‘ndranghetisti, i camorristi e tutti gli altri parassiti che infestano il Paese si sentissero dire una bella raffica di no: dal commerciante che cercano di taglieggiare, dal politico che cercano di comprare, dal giornalista che cercano di far tacere. E sarebbe bello anche che i poliziotti innamorati del loro lavoro denunciassero i loro colleghi violenti e sadici, che gli amministratori onesti svergognassero quelli corrotti, che il piacere e la gioia del lavoro ben fatto diventassero più importanti del guadagno che comportano, e che sparisse il lavoro precario, sottopagato e senza garanzie…

Come dite? Esagero? Scusate, stavo sognando ad occhi aperti. Dunque tanti auguri a tutti gli amici di Cariatinet, compresi i miei ventiquattro e inspiegabilmente fedeli lettori. Anche se, alla fine della fiera, ho tanta paura che abbia ancora ragione il caro, indimenticabile Lucio Dalla: “L’’anno che sta arrivando tra un anno finirà; io mi sto preparando: è questa la novità”. Giuseppe Riccardo Festa

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