■Antonio Loiacono
C’è chi festeggia matrimoni d’argento, chi lauree, chi compleanni importanti. In Calabria, invece, si festeggia la riapertura di una strada dopo vent’anni di chiusura. La SP260 che unisce Scala Coeli e Terravecchia, finalmente percorribile, viene salutata come una vittoria epocale dalla Provincia di Cosenza, quasi fosse il ponte sul Bosforo o il traforo del San Gottardo!
Peccato che non si tratti di un’opera faraonica, ma di una provinciale dimenticata, chiusa con ordinanza dal 2006, “ribarrata” nel 2012, richiusa nel 2018 e infine, per non farsi mancare nulla, vietata persino ai pedoni nel 2019. Insomma: una “strada chiusa a puntate”, degna di una fiction Rai.
La presidente Rosaria Succurro, con tono trionfale, parla di “tempi record” e di “vicinanza ai territori”. Record? Forse quello della lentezza amministrativa mondiale, visto che 20 anni per riasfaltare qualche chilometro sono un primato difficilmente battibile.
Eppure, a rendere il quadro ancora più teatrale, è stata la processione di rappresentanti provinciali che ha invaso Scala Coeli per il taglio del nastro. Sindaci, assessori, consiglieri, dirigenti, tutti schierati come in una liturgia civile, pronti a immortalarsi con forbici e nastri colorati e fasce tricolori: un codazzo dietro il manto presidenziale della Succurro! Una presenza che non è passata inosservata: perché proprio qui adesso, nella culla di Pasquale Tridico, candidato presidente per il fronte progressista? La coincidenza non poteva che sollevare più di un dubbio ( e provocare una caduta di stile) in questo particolare periodo di campagna elettorale calabrese.
E così la riapertura di una provinciale si è trasformata in una passerella politica, con sorrisi, pacche sulle spalle e discorsi solenni, quasi a voler dire: “Siamo qui, ricordatevelo quando andrete a votare”.
I cittadini, intanto, hanno passato due decenni a fare gincane degne della Parigi-Dakar per raggiungere scuole, ospedali e mercati. I giornali locali hanno riempito paginate di titoli indignati, i sindaci hanno firmato appelli, i comitati hanno sventolato cartelli. Risultato? Silenzio assoluto fino a oggi, quando la stessa politica che dormiva si risveglia e taglia il nastro, autocelebrandosi come se avesse costruito il Colosseo.
Forse sarebbe il caso di ridimensionare i toni. Non è un miracolo, non è una rivoluzione: è semplicemente il minimo sindacale, ovvero garantire una strada decente a due comunità calabresi che non chiedevano altro che normalità.
E allora sì, brindiamo pure alla riapertura della SP260 Scala Coeli–Terravecchia. Ma brindiamo con acqua del rubinetto – quando c’è – e senza troppo spumante. Perché qui non c’è nulla da celebrare: c’è solo da ricordare, con un filo di amara ironia, che in Calabria una strada riaperta dopo 20 anni sembra quasi una grazia ricevuta. E che la politica, in piena campagna elettorale, non perde mai l’occasione di trasformare anche l’asfalto in propaganda!
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