■Antonio Loiacono
Mandatoriccio vive una delle sue pagine più nere. Siamo a settembre 2025, l’autunno è alle porte, ma l’acqua – bene primario e diritto costituzionale – continua a mancare. La comunità jonica, commissariata e priva di una guida politica, è ostaggio di un disservizio idrico che dura da mesi e che grida vendetta.
Un avviso pubblico del Commissario Straordinario, datato 4 settembre, annuncia il servizio autobotte “a scopo sanitario”. Una misura tampone, che sa di beffa: l’ennesima toppa a un’emergenza che ormai non è più eccezione, ma quotidianità. Non una visione, non un piano, solo il solito pannicello caldo.
Ma i cittadini non ci stanno. Giusy Teresa Pizzuti, ex consigliere comunale e portavoce del comitato spontaneo “Emergenza Idrica”, è la voce di una rabbia crescente:
“Dal mese di giugno manca l’acqua in maniera cronica. Abbiamo fatto protocolli, richieste di incontro, solleciti. Nessuna risposta dal Commissario. Nessun aiuto concreto dal Maresciallo. L’acqua arriva a intermittenza, un giorno sì e tre no. E quando torna, è già notte fonda”.
Non è solo un problema di rubinetti asciutti: è la fotografia di un comune abbandonato dalle istituzioni, un territorio trattato come un peso da sopportare, non come una comunità da tutelare.
Già in agosto l’ex amministratore Filippo Mazza aveva scritto a Sorical denunciando la “totale assenza idrica” e minacciando un esposto in Procura. Una lettera durissima che parlava di responsabilità taciute, di disservizi senza preavviso e addirittura di possibili “sabotaggi da reprimere legalmente”. Nessuna replica concreta. Nessuna soluzione.
La verità è che Mandatoriccio, senza un sindaco e un’amministrazione, è terra di nessuno. Un commissariamento che dovrebbe garantire l’ordinaria amministrazione si è trasformato in paralisi dei servizi essenziali, un limbo in cui a pagare sono solo i cittadini.
E allora viene da chiedersi: cosa deve accadere perché lo Stato si ricordi di Mandatoriccio? Possibile che in piena Europa, nel 2025, una comunità debba vivere come nel Medioevo, organizzando turni per riempire secchi e taniche quando – e se – l’acqua torna a sgorgare?
La protesta dei cittadini non è folklore: è una battaglia di civiltà. Perché senza acqua non c’è igiene, non c’è dignità, non c’è futuro.
E se oggi si accetta l’idea che Mandatoriccio possa sopravvivere a intermittenza, domani questo destino toccherà ad altri paesi dimenticati.
Il commissario, Sorical, la Regione: qualcuno si assuma la responsabilità. Perché un paese non può morire di sete nell’indifferenza generale.
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