LA SIGNORA FRECCIA

La “signora virgola” – ha scritto l’amico Giovanni SAPIA – «può fare da test alla capacità logica e critica, e complessivamente anche del carattere dello scrivente, attraverso una gamma che va dall’irresponsabilità alla precisione, alla lealtà, al rigore anche alla pedanteria». Allo stesso modo, forse, la “signora freccia”, l’indicatore di direzione per segnalare agli altri veicoli in marcia l’intenzione di cambiare senso, di immettersi o uscire dal flusso della circolazione, cambiare corsia o effettuare inversioni a U, potrebbe essere considerato, insieme ad altri (ad esempio il parcheggiare esattamente dove ti porta il cuore oppure l’immettersi in qualsiasi momento e su qualsiasi strada con serenità trascendentale), un affidabile misuratore. Del religioso senso di onnipotenza individuale oppure, a seconda delle tesi, dell’incivile e consolidata arroganza di popolazioni che trattano la strada come accidente ineluttabile nel percorso esistenziale proprio ma anche, purtroppo, in quello altrui! Una vera e propria religione della strada – verrebbe da dire, in cui, come in uno scritto senza punteggiatura, non c’è posto per le frecce. Non servono. Perché la direzione è già scritta. Quasi intuitiva, per la maggioranza degli adepti. Agli atei resta solo una materialistica consolazione: la SS106, per tutte quelle calabresi, è certamente la strada della morte, ma delle regole e del buon senso

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