■Antonio Loiacono
L’associazione “Le Lampare Bassojoniocosentino” ha inviato questa mattina una PEC a Poste Italiane.
Una comunicazione semplice nella forma, molto meno nel contenuto. Dentro, una domanda che da mesi attraversa il paese e che oggi torna a bussare con forza: che fine ha fatto il Postamat di Cariati?
Da quando l’ufficio postale è stato trasferito nella sede ristrutturata, il servizio automatico continua a restare inattivo. Eppure il tempo è passato. Le pareti sono nuove, gli spazi rimessi a nuovo, le rassicurazioni non sono mancate. Ma il Postamat no. Quello resta fermo.
Ed è qui che la questione smette di essere un semplice disagio tecnico.
Perché il problema non è soltanto l’assenza di uno sportello. Il problema è il rischio che quell’assenza diventi normale.
È il cosiddetto principio della “rana bollita”. La metafora è nota: se una rana viene immersa in acqua fredda che si riscalda lentamente, non avverte il pericolo e finisce per restare lì, fino a soccombere. Se invece venisse gettata direttamente nell’acqua bollente, reagirebbe subito.
Anche nelle comunità accade qualcosa di simile.
Prima arriva un piccolo disservizio. Poi un ritardo. Poi un’attesa che si prolunga.
Infine l’abitudine!
Ci si organizza diversamente. Si va altrove. Si sopporta.
Ed è proprio lì che si consuma il passaggio più insidioso: quando il cittadino smette di percepire come eccezione ciò che dovrebbe indignarlo. Quando la mancanza di un servizio essenziale smette di essere una ferita e diventa routine.
Ma il Postamat non è un dettaglio.
È uno strumento essenziale per la vita quotidiana. Per l’anziano che deve ritirare la pensione senza affrontare spostamenti complicati.
Per il lavoratore che ha bisogno di liquidità immediata.
Per il commerciante.
Per chi vive il paese tutto l’anno. Per chi ci torna.
E proprio questo è il punto.
L’estate è ormai alle porte. Cariati si prepara ad accogliere il ritorno di tanti concittadini emigrati, l’arrivo di turisti, l’aumento fisiologico della popolazione e delle esigenze. È il momento in cui i servizi dovrebbero rafforzarsi, non indebolirsi.
Nella PEC inviata oggi, “Le Lampare Bassojoniocosentino” hanno chiesto a Poste Italiane una risposta chiara: conoscere i tempi certi per l’attivazione del servizio.
Non promesse generiche. Non rassicurazioni elastiche. Non il solito lessico del “presto”: date!
Perché ormai il nodo non è più chiedersi se il Postamat verrà riattivato, ma quando.
E soprattutto perché, nel 2026, una comunità intera debba ancora rincorrere ciò che dovrebbe essere ordinaria amministrazione.
La vicenda continuerà a essere seguita con attenzione.
Perché i servizi pubblici non sono concessioni. Non sono favori. Sono diritti.
E i diritti, quando si spengono lentamente, fanno meno rumore.
Ma il danno è lo stesso!
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