La domenica è sacra solo per i centri commerciali?

Non mi sono mai piaciute le crociate: a promuoverle sono sempre soggetti convinti di possedere “la Verità” (quella con la “V” maiuscola), che questa “Verità” hanno la pretesa di imporla agli altri, che gli piaccia o no. Detesto perciò ogni forma di fanatismo, che sia politico o religioso, che sia di destra o di sinistra, di centro o di periferia, di sopra o di sotto; a maggior ragione quando pretende che la legge e le istituzioni si intrufolino nella vita e nelle libere scelte dei cittadini.

Quando, nel lontano 1974, la Chiesa cattolica, la Democrazia Cristiana, il MSI di Almirante (che di mogli ne aveva due, una sposata civilmente e l’altra con rito religioso) e altre forze di destra si schierarono per l’abrogazione della legge sul divorzio, una delle motivazioni che il prof. Lombardi (presidente del comitato promotore del referendum) ripeteva più spesso era che “un operaio non può permettersi di mantenere due, tre o quattro famiglie”, e quindi bisognava impedire a questo ipotetico operaio votato alla poligamia di divorziare.

La risposta dei cittadini al prof. Lombardi, alla Chiesa cattolica, alla Democrazia Cristiana, al MSI e a tutti gli altri, fu una sonora pernacchia: la legge Fortuna-Baslini, uno dei capisaldi della conquistata maturità civile, sociale e morale degli italiani, fu conservata a furor di popolo.

Oggi il ministro Di Maio insiste per la chiusura domenicale dei centri commerciali, adducendo la motivazione che l’apertura “sta distruggendo le famiglie italiane”. Mi perdonerà il ministro Di Maio se mi permetto di fargli notare che questa sua valutazione, peraltro non suffragata da elementi oggettivi di giudizio, ha un contenuto moralistico non diverso da quello dello scornato prof. Lombardi, promotore del referendum sul divorzio.

La valutazione peraltro, come dicevo, è a dir poco priva di supporto. Al di là del fatto che da sempre ci sono milioni di italiani che lavorano la domenica: dagli addetti alla ristorazione al personale alberghiero, dagli agenti delle forze di polizia ai Vigili del Fuoco, dai ferrovieri ai marittimi su navi e traghetti al personale degli aeroporti, e potrei continuare con innumerevoli altri esempi, e non mi risulta che le famiglie di queste categorie di lavoratori siano sistematicamente distrutte, è a mio modesto parere molto più pernicioso, per le famiglie italiane, restare prive di un reddito decente. E si dà il caso che il lavoro nei centri commerciali, di reddito, ne dà a molte, moltissime famiglie.

Forse il ministro ignora che la legge impone, comunque, il turno di riposo per i dipendenti che operano nei giorni festivi (fra i quali i citati addetti alla ristorazione, il personale alberghiero, gli agenti delle forze di polizia eccetera); ma mi sembra piuttosto bizzarro che un ministro del Lavoro ignori una norma del genere.

Per inciso, visitando un centro commerciale la domenica il ministro potrebbe notare quanti mamme e papà con frugoletti al seguito si aggirano sereni fra gli stand, dando teneri esempi di unità e affetto familiare.

Mi permetterà allora, signor ministro, di avanzare un modestissimo suggerimento: se proprio lei vuole fare le crociate, comperi La Settimana Enigmistica e si faccia un bello schema di parole, appunto, crociate di Stefano Bartezzaghi: quelle, di crociate, aiutano la memoria, arricchiscono la cultura e, pensi, migliorano la padronanza del linguaggio.

Ogni riferimento ai suoi congiuntivi, signor ministro, è del tutto casuale.

Giuseppe Riccardo Festa.

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