La Calabria in un calice di vino

Filomena Greco di iGreco racconta una grande famiglia Sacrifici, passione, costanza, amore: questi i riflessi nei grandi occhi dell’avvocato Greco (3). La famiglia iGreco porta in alto, e con grande orgoglio, la sua amata Terra Fertile. Conosciuto in tutto il mondo, il pregiato vino avviluppa nel suo aroma perpetuo la storia che parte da un padre: il fondatore Tommaso Greco. E del rosso più amato, il “Tumà”. Quando nasce la vostra cantina? L’azienda (1) nacque nel 1963 con l’attività di frantumiato. All’epoca si acquistavano le olive in tutta la Calabria e si portavano a Terravecchia dove venivano molite. Si vendeva poi l’olio sfuso ai pugliesi o a chi ne era interessato. Era l’inizio di un’avventura. C’erano i primi frantoi a linea continua, quindi senza le presse. E, proprio allora, mio padre decise di acquistare diversi terreni (2), scelta che condusse i miei fratelli nel ’98 ad aprire le “Fattorie Greco”, avviando l’attività d’imbottigliamento oltre che dell’olio a marchio “Fattorie Greco”, per la prima volta, anche del vino a marchio “Grecovin”. Alla morte di nostro padre, nel 2001, creammo una società tra di noi, proprio per tramandare l’idea paterna di una Calabria operosa, fondata su un forte legame con il territorio. L’accento si pone sull’idea di “legame”, tant’è vero che le bottiglie hanno proprio i vostri nomi: da ciò emerge un forte indizio sentimentale … Non soltanto le bottiglie, ma anche il marchio che contraddistingue iGreco, che è il sole, è in realtà la rielaborazione di un antico medaglione. All’epoca in cui si facevano i fidanzamenti ufficiali, il fidanzato dava questo medaglione in filigrana alla fidanzata. E, Normalmente, al centro, vi erano raffigurati la Madonna o S.Antonio. La nostra rielaborazione, invece, prevede il punto della “i” di “iGreco”; i sette fratelli sono i sette cerchi e nella parte mediana ci sono dei punti e delle linee: sono tutti i collaboratori dell’azienda. Sempre nel mezzo c’è il sole: il nostro amore per la “calabresità” o meglio “il senso della Calabria” che poi è il nostro play off. Il connubio si evince tra il simbolo e lo slogan. Capire il senso di questa coniugazione artistica affascina perché il concept non si limita al solo impatto mediatico. Com’è stato ideato? L’etichetta è frutto d’incontri con l’agenzia di comunicazione e marketing, con Oscar Castaldi e Umberto Fabbri. Abbiamo discusso sul nome, sul marchio, sull’etichetta. Nessun brand nasce “sic et sempliciter”, soprattutto se deve perpetuare negli anni. Come farsi conoscere e riconoscere nella compagine così ricca del mondo dei vini? Innanzitutto, utilizziamo soltanto vitigni autoctoni. Siamo “il senso della Calabria” e ci crediamo fortemente. Tra l’altro, molti importatori non sanno che il “Cirò” viene fatto con il vitigno gaglioppo, cosa che inizialmente mi ha un po’ destabilizzata. Inoltre, in periodi di congiuntura economica come ora, spesso le aziende tagliano gli investimenti in comunicazione: non sono d’accordo, questa voce deve rimanere sempre e comunque. iGreco e i tre bicchieri Gambero Rosso. Quali sono le preferenze che riscontrate nei consumatori? I tre bicchieri sono stati assegnati nel 2014 al calabrese “Masino”, un altro nostro vitigno autoctono. I consumatori, specie all’estero, amano tantissimo i nostri vini rossi. E, la nostra terra è molto generosa in materia di grandi rossi come il gaglioppo, il calabrese o il rosato (sempre fatto con il gaglioppo), tutti dai profumi penetranti. Desideriamo veramente portare il mondo in Calabria, ma prima è necessario far conoscere di più e meglio l’universo fertile di questa regione, come le sue tipicità enogastronomiche, tra cui spiccano molte eccellenze, valorizzando, perché no, anche mete turistiche poco note. A proposito di passione, una bottiglia alla quale è particolarmente affezionata? C’è un vino a me dedicato, il “Filù”, delicatissimo bianco dal profumo “di agrumi calabresi e di fiori freschi”, come intona l’etichetta. Personalmente, però, sono molto affezionata al “Tumà” (4), il rosso che porta il nome di mio padre, che con il 50% di gaglioppo e il 50% di nero di Calabria, si presenta complesso. Sicuramente un vino da meditazione, da gustare davanti al camino, con un buon libro. Un’esperienza che va sentita nel profondo. iGreco incoraggia con diversi corsi la cultura del beverage autoctono. Quale idea intendete promuovere? E’ fondamentale, in qualsiasi settore, la conoscenza del prodotto, per riuscire ad apprezzare anche il lavoro che c’è dietro. La ricerca della conoscenza porta alla consapevolezza, non solo: bisogna gustare, e degustare un buon vino. L’educazione è fondamentale. Vedo cosa porta sul cuore… Porto il mio ciondolo e con esso la Calabria, con il suo sole caldo che mi fa sentire parte di un insieme.

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