IN CUCINA A SUON DI CHITARRA BATTENTE

Le note di una chitarra battente suonate da Turuzzo, l’ultimo “uomo museo” che insegna al nipote, unico “discepolo”, a costruire cestini in vimini. Può succederti di sentirle suonare nella storica e accogliente osteria AQUILA D’ORO di Cirò, dove la tradizione, principale ingrediente dei piatti pluripremiati e segnalati da guide nazionali ed internazionali, è di casa dal 1975. Si trova in Via Sant’Elia, nel centro storico, ed è gestita, dai primi anni ‘90, da Elisabetta CARIATI, figlia di Turuzzo, e dal marito Salvatore VIZZA. Entrambi cuochi e custodi delle più ricercate ricette della memoria, tramandate da madre in figlia. Dal 1975 l’osteria è ormai un presidio identitario della Città del Vino e di Lilio il cui centro storico, soprattutto negli ultimi anni, è diventato vivace punto di riferimento per la progettazione culturale grazie ad intelligenti e lungimiranti politiche pubbliche. Dalla cipollata alla “fauza”, le bucce di fave condite con la mollica del pane, alla pitta con i fiori di sambuco o “cu i resimuddj”, dai salumi fatti in casa ai classici “pip salat e patate”, dai peperoni e alici alle “alici arriganate” fino alle diverse verdure ripiene, come melanzane e peperoni. La tradizione è un ingrediente che sui tavoli dell’AQUILA D’ORO non manca, davvero, mai. Sin dalle prime portate e fino al dessert, passando dal contorno. Si parte dall’antipasto, e si prosegue con i primi (taddjarin curi i cici eri fagiol da accompagnare con peperoni all’aceto e i “cucummr” all’aceto, meloncini di piccolo calibro) i secondi piatti (capretto al forno con patate, capretto arrosto, cinghiale alla cacciatora, baccalà porri e “pip filar”, “scialatedd” con salsiccia e funghi o con prodotti di stagione, cavate con polpettine. Parlano della buona cucina dell’osteria AQUILA D’ORO, da 20 anni a questa parte, le prestigiose guide Osterie d’Italia Slow Food, “Mangia rozzo”, Gambero Rosso, “Viaggi e sapori”, Trip Advisor e “Accademia italiana della cucina per le buone tavole della tradizione”. L’osteria è stata segnalata anche come locale del buon formaggio da Slow Food per le scingatine, le ricotte e le provole prodotte in zona, proposte nel menu tipico. Di produzione propria anche i dolci fatti in casa di stagione in stagione, o a seconda delle festività, come i “crustoli”, la coccìa con il mosto cotto, il sanguinaccio accompagnato con la ricotta, le crostate con mostarde e marmellate artigianali, la torta al vino o quella al cioccolato e vino. Mortidda, alloro, cannella e piretta, sono, infine, i liquori artigianali proposti dalla frequentatissima e storica osteria, conosciuta in tutta la provincia di Crotone e oltre. ELISABETTA è la figlia di Salvatore CARIATI conosciuto come “Turuzzo”, tra gli ultimi suonatori calabresi di chitarra battente e ultimo, nella Città del Vino e di Lilio, a costruire pazientemente i cestini in vimini. Arte che ha insegnato al nipote che porta il suo stesso nome. Una garanzia, insomma, per la tipicità e la bontà dei piatti della memoria.

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