IL SINDACO SALVATO ABBANDONATO DAI SUOI CONSIGLIERI NON HA PIU’ I NUMERI PER GOVERNARE

La risicata maggioranza che teneva in piedi il seconda mandato consecutivo del sindaco Mario Salvato implode o, meglio, non c’è più, e manda a casa il primo cittadino che è costretto a fare fagotto al secondo tentativo (invero una originale forzatura prefettizia) di approvazione del rendiconto consuntivo 2014. Salvato ci aveva provato il 4 maggio scorso, ma l’assemblea civica, latitanti i membri della maggioranza, si risolse in un pareggio dal tenore calcistico: 3 (Farao, Palopoli e Salvato) a 3 (Leo, Matalone, Russo). Dalla Prefettura ignorano il risultato (che avrebbe dovuto far scattare la procedura di sospensione del consiglio e la contestuale decadenza anticipata del sindaco) e concedono una ulteriore chance ad uno spento Mario Salvato, abbandonato praticamente da tutto il suo entourage: Fazio, Mauro, Santoro e Serra si dimettono ed al loro posto non resta più nessuno da cooptare, sicché la lista “Scala Coeli nel cuore”, che il 16 maggio del 2011 ebbe la meglio sui concorrenti, è bella che esaurita. A quale santo votarsi? Il sindaco, che pure sa di essere sul viale del tramonto, non demorde, e da perfetto capatosta calabrese preferisce tentare l’impossibile invece che arrendersi all’evidenza dei numeri. Che non ci sono. Il declino inesorabile del Salvato-bis non era scritto nelle stelle, ma nello splendido isolamento cui lo hanno condannato i suoi, spesso ingrati, compagni d’avventura. Le magagne sono troppe. A cominciare dai conti che, a differenza delle rondini, quassù non tornano da un pezzo. E finanche i dipendenti comunali sono senza stipendio. E non si può ricorre nemmeno alla tanta abusata anticipazione di cassa: il tesoriere non concede più un centesimo. Per dirla brutalmente, comprare una matita è impresa titanica, mentre il piccolo borgo affanna nell’incuria più profonda, tra sporcizia e degrado. I nove anni dell’amministrazione Salvato (3287 giorni) non sono tutti da buttare, e neppure indagini di polizia, rinvii a giudizio, ammissioni di colpa ed omissioni di varia natura sono bastati a scalfire l’eroico furore di un sindaco “sopra le righe” e perennemente in bilico tra falsi amici e nemici autentici, nei quali si è districato abilmente, uscendone sempre indenne. Fino a ieri, quando, come tutti, anche lui è giunto al capolinea. Senza ritorno.

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