IL SALAME UNGHERESE

di Marco Toccafondi Barni


FINE DI UN’ ERA IN UN PAESE INSIGNIFICANTE – Si volta pagina nell’ “Argentina” d’Europa ovvero, al pari del gigante solo geografico sudamericano, in uno dei paesi geopoliticamente piu’ insignificanti nel vecchio continente: l’Ungheria. Già, idem però al contrario di quella Argentina che neanche un anno fa ha confermato un odiatissimo Milei, pur di sopravvivere e scongiurare il 10° default grazie ai dollari regalati da Trump, stavolta i quattrini sono quelli della UE. Eppure a causa delle astuzie di quello che con i suoi 16 anni di potere pareva un eterno premier, Viktor Orbán, un paese nella vita vera noto piu’ per pornostar, terme meravigliose, eccelenti nuotatori e appunto il celebre salame, è parso avere in mano addirittura i destini del vecchio continente o perfino quelli del mondo intero. Ovvio, è il solito delirio della politologia misto alla cantilena della moderna comunicazione, nulla di nuovo, tuttavia qualcosa è stato in quasi un ventennio di Orbán. Domenica sera, finalmente, si è scoperto come re Viktor fosse nudo e la nettissima sconfitta di Fidesz alle elezioni potrebbe obbligare i partiti ideologicamente vicini a una certa ideologia, quali Alternative für Deutschland in Germania o Rassemblement National in Francia, i paesi piu’ importanti dell’ Unione Europea, a riconsiderare la strada da intraprendere. Nel contesto attuale, infatti, allinearsi supinamente al fallimento/ scontro tra Trump e i MAGA potrebbe rivelarsi un errore madornale. Non siamo la stessa cosa noialtri e gli Stati Uniti. Davvero no.

Comunque tutto succede per una banale ragione: il post storicismo. L’ intera Europa vi ci vive placidamente immersa da oltre 80 anni e l’unica cosa che conta sono i piccioli, traduzione benessere e un’alta qualità della vita costi quel che costi. Ci siamo troppo abituati e allora, al di là delle inutili chiacchiere e dei discorsi demenziali da bar, diventa un obbligo aver fiducia e dare credito alle forze filoeuropee, perché alle nostre latitudini non siamo negli Usa né siamo un impero, solo una sfera di influenza statunitense. Tanto è vero che in tutto il  resto del continente europeo le elezioni di domenica scorsa sono state caricate di alcuni valori altamente simbolici, ma nella realtà degli ungheresi, che salami di certo non sono, le letture restano parecchio pragmatiche e di natura prevalentemente interna: decisivo il fatto che l’ormai ex premier fosse troppo corrotto e incapace di far crescere economicamente il paese, offra servizi pubblici scadenti, soprattutto fuori da quella Budapest dove Fidesz era e resta forte, visto si compra da anni i voti in cambio di sacchi di patate. Ma c’è di piu’, a conferma dell’importanza del sentire medio di ogni collettività, una diffusa volontà che l’ Ungheria torni ad essere un paese normale, europeo, come un altro e possa quindi beneficiare pienamente del sostegno economico dell’Ue senza gli assurdi veti di Orbán. Tutto qui, è semplice, perché del resto il post storicismo è quanto di piu’ banale esista al mondo come concetto: ci piace stare bene, tranquilli e sicuri e se Orban non ci garantisce ciò, col suo strambo isolazionismo in Europa è una vicinanza troppo stretta col Cremlino, allora è CIAONE. E così sia, Ungheria. Così è stato, infatti.

TRA MARVEL E SALAMI,  NON SOLO UNGHERESI – Forse dovremmo andare, come si suol dire, da uno bravo. Le ragioni per le quali una moltitudine di persone sposi demenzialità quali il leaderismo spazia da una forte frustrazione esistenziale alla certezza della morte, fino alla consapevolezza di non essere nessuno, né avere alcuna influenza sul corso della storia. L’ errore tipico del leaderismo, infatti, è  quello di avere l’abitudine diffusa nel concentrarsi unicamente sui poteri, invero quasi sovrannaturali, di una singola persona che, non si sa bene come, riuscirebbe a legare milioni e milioni di suoi simili ai propri voleri e alle proprie idee. Il leaderismo è una convinzione talmente assurda e priva di senso che deriva per forza da un’ illusione quasi religiosa, in quei pochi che vi credono davvero e vivono dunque dentro bolle ideologiche. Per tutti gli altri, ma soprattutto nella vita vera, vengono eletti  dei “totem”, sono i leader, che poi verranno usati come veri e propri parafulmini quando le cose andranno male (è tutta colpa di Hitler e Mussolini, tedeschi e italiani tutta brava gente), ma nel contempo, soprattutto quando i nuvoloni della storia sembrano lontani, tornano utili per assecondare desideri, interessi, schifezze, consolazioni varie e sentimenti delle collettività che, di volta in volta, trasformano in leader quelli che sembrano intercettare meglio il loro volere medio.

SALAMI MADE IN UE – In preda ai fumi del leaderismo tanti europei, compresi molti italiani, che di tifo ideologico e quindi di leaderismo vivono quotidianamente, si sono messi subito e inutilmente a discettare sulla biografia del vincitore, Péter Magyar, come se questa fosse un segreto. Nel mondo reale chiunque si occupi di tali argomenti sa bene che fino al 2024 costui fosse un uomo di Orban e che per oltre un ventennio sia stato iscritto, nonché un’ importante pedina, al partito dell’ ormai ex Premier nonché membro degli stessi governi. Ebbene, proprio questa è la prova di cosa muove veramente la Storia: il sentire medio delle collettività. Se infatti contassero i leader e le loro biografie, come pensano i salami non piu’ ungheresi ma europei e mondiali, Magyar sarebbe diventato presidente, sì, magari scalzando l’ormai logoro ex capo all’ interno del partito oppure gli ungheresi avrebbero dato fiducia agli irredentisti dell’estrema destra, che pure esiste con i suoi 7 seggi in parlamento, con la loro irrealistica pretesa di annettersi territori. E invece no, tutti quanti fuori dalla storia, altro che territori, è successo quello che succede da sempre  che indubbiamente certifica chiaramente la irrilevanza dei leader con biografie annesse: sarai tu leader a sposare obiettivi, speranze, desideri e voleri della collettività, facendoti totem e servo delle stesse. Non accadrà il contrario, perché è  sempre andata così, al di là delle narrazioni della storiografia o delle pretese della politologia. Il crollo di Orban e il risultato di domenica 12 aprile ne sono solamente un’ ulteriore conferma. Forse una cartina di tornasole utile a tutti.

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