di MARCO TOCCAFONDI BARNI
– Dove risiede il demone ? Alberga nella mentalità e nel sentire medio di un’ intera collettività, nel caso specifico è quella italiana.
Sì, perché “Garlasco” non si puo’ spiegare altrimenti, è un vaso di Pandora dal quale esce di tutto: dal tifo della curva allo stadio o al derby calcistico denunciati da Roberto Saviano fino all’ errore giudiziario, passando come nulla fosse per santuari, sette sataniche, rituali e avvocati pittoreschi o piacioni per poi arrivare addirittura all’ incesto. Tutto sì, pur di fare spettacolo e solleticare l’audience, riempire spazi televisivi e creare palinsesti, ma soprattutto far sfogare l’Italia intera.
GARLASCO BRAND DEL MALE – Per questo nasce “Garlasco”. In questo articolo non ci concentreremo sul giallo in sé, prove, indizi, genetica, ancora l’eterna diatriba tra colpevolisti e innocentisti e gli iter processuali. Non sono argomenti di nostra competenza, anzi, bensì sull’ aspetto diciamo così “geopolitico” della faccenda, cioè provare a ribaltare il tutto domandandosi forse la cosa piu’ importante: il perché di un tale debordante, esagerato, a tratti veramente imbarazzante fenomeno mediatico e sociale. Garlasco nasce perché è già tra noi, sta da anni dentro la mentalità degli italiani o viceversa viene alimentato dai media ? Ebbene, come quasi sempre succede non sono né i media né la politica a generare fenomeni o leader, accade quasi sempre il contrario e “Garlasco” non fa eccezione. Nel paese piu’ vecchio del mondo che mai nella sua storia ha brillato per coraggio, né si è fatto avanguardia o conosciuto una rivoluzione, lo ricordava uno dei pochi geni di questo sgangherato stivale come Monicelli, in tempi piuttosto cupi e mediocri la frustrazione e l’insoddisfazione dilagano e allora c’è un unico modo, rapido e apparentemente indolore, per un popolo mediamente vile di sfogarsi: bazzicare il mondo che non esiste, quello virtuale dei social network, di Internet e dei media che, non a caso, alimentano a getto continuo narrazioni e danno alla popolazione piu’ anziana e frustrata del mondo cio’ che essa necessita per campare. Allora ecco l’origine di “Garlasco”, nasce dalla parte piu’ oscura e indicibile di noi, dai demoni della mente dell’ italiano medio, che in realtà non è interessato a quello che, purtroppo, è solo un comune caso di femminicido come un altro, tra parentesi ormai quasi ventennale, quando il massacro di una donna si chiamava ancora omicidio, si è interessati unicamente a tifare per esistere. Tutto qui. Dunque un popolo di polli si divide subito e automaticamente tra “stasiani” (SIC) e “sempiani” (doppio SIC), in tal caso sì come nel tifo da stadio denunciato giustamente da Saviano, ma è soprattutto la condizione di infelicità e la pesantezza dell’ essere vecchio a creare la griffe “Made in Garlasco”, la firma consolatoria tanto in voga, non certo il contrario. Insomma, avviene un po’ come succede con le firme e la moda veri: non indosso una costosa polo con un simpatico coccodrillo oppure un qualunque accessorio firmato Armani, Prada o Versace per caso, ma per dimostare agli altri di essere ricco, felice e magari perfino bello. Con Garlasco avviene esattamente la stessa cosa: ne parlo per moda, per tifare e quindi illudersi di esistere. Sentirmi migliore di ciò che sono nella realtà quotidiana.
SCEMPIO SU SEMPIO – Questo clima generale fa sì che un uomo, al momento solo indagato, venga macellato pubblicamente senza alcun ritegno né vergogna, fatto oggetto delle peggiori nefandezze. Un individuo verso il quale non vi sono prove e né sostanzialmente grandi indizi, anzi, praticamente il nulla o quasi, per mezza Italia è e resterà comunque e per sempre il colpevole del brutale assassinio di una 26enne che, sembra, conoscesse a malapena. Esiste davvero gente che tifa per la condanna o l’assoluzione di due sconosciuti, sarebbero cose incredibili se non fossero vere. Anche in tal caso non è tanto un odio diffuso per Andrea Sempio a generare una simile barbarie, bensì il bisogno d esistere in chi è consapevole di non esistere quasi piu’ e siccome è molto anziano di scomparire a breve. E allora, un po’ per noia ma soprattutto per consolarsi della propria triste quotidianità, si finisce per tifare a favore o contro qualcosa che conosciamo ben poco. E’ Garlasco, appunto.
CIVILTA’ IN STASI – Idem con l’altro protagonista della storia, lui sì condannato dalla cosiddetta giustizia italiana, Alberto, fidanzato di Chiara all’ epoca dei fatti e attualmente l’unico colpevole del massacro. All’ epoca dei fatti venne fatto oggetto di offese di ogni tipo, la piu’ gentile era assassino, spesso probabilmente da parecchi degli stessi che oggi tifano per la condanna dell’ indagato e la revisione del condannato; si sapeva allora come oggi che trattasi di un processo indiziario e che non è mai esistita una prova regina contro Alberto Stasi né soprattutto un movente. Eppure il processo indiziario lo accettiamo pacificamente come collettività e infatti Stasi non sarà né il primo né l’ultimo condannato in via definitiva, addirittura dopo alcune assoluzioni, sulla base di indizi. Eppure nessuno propone di annullare i processi indiziari nel nostro paese, anzi continueranno ad esistere. E la ragione è molto semplice: ci sarebbero ben poche condanne e quasi nessun caso sarebbe risolto se gli unici assassini condannati fossero quelli che confessano o colti con le mani nel sacco. Di conseguenza la gente non avrebbe piu’ la propria Arena personale, i suoi moderni gladiatori che, anziché al Colosseo, duellano nelle aule dei tribunali. Giammai, il popolino italiano vuole il sangue, lo pretende, adora vivere in un perenne clima del noi contro di voi, ama poter alzare il pollice o viceversa abbassarlo. Gli italiani vivono una vita così misera da dover consolarsi rovistando e rovinando quelle altrui. Da ciò il “degrado argentino” o anche il cosiddetto “metodo Iene” trasmissione e format non a caso acquistati dalla televisione argentina, una delle peggiori del mondo. Ed è proprio nel paese sudamericano, infatti, che a livello di vergogna esiste un caso per certi versi simile a quello di Chiara Poggi: Norma Dalmasso. Il femminicidio di una donna piacente e madre di famiglia, benestante, dove proprio come con Garlasco è uscito fuori di tutto: magliette in vendita nelle strade di Buenos Aires che deridevano la presunta libertà sessuale della vittima, la celata omosessualità del figlio di lei e le frizioni con un padre padrone e machista, per arrivare al tabu’ dell’ incesto che quando si scava nel torpido e nel prurigginoso evidentemente non puo’ mancare mai. Dalla vicenda è nato anche un interessante film documentario tramesso da Netflix, pareva che gli argentini (molti gli italiani come origini) avessero toccato il fondo, Garlasco purtroppo lo sta superando in scioltezza.
TIRANDO LE SOMME – E allora che dire, che fare ? E’ probabile che alla fine delle fini tutta questa faccenda finirà con un nulla di fatto, le cose resteranno così per poi finire nell’ oblio tricolore, perché l’obiettivo principale qui non è quello di fare giustizia né scoprire la verità o perlomeno qualcosa che vi si avvicina, ma consolare un popolo. No, non si tratta di distrazione di massa, almeno non soltanto di quello, bensì di un qualcosa del quale una collettività assopita e incattivita come la nostra, soprattutto infelice e frustrata, ha bisogno come l’aria. E per respirare servono anche casi come questo, che virtualmente ti fanno tifare, permettono di schierarsi pur senza rischiare nulla, trasformano tutti in genetisti, avvocati, giudici ed esperti. Tutto va bene pur di coltivare l’illusione di essere un pochino piu’ felici e soddisfatti. Poco importa se ciò rovina altre persone, tanto mica ci tocca. Ovvio, fin quando questo sentire medio di una collettività non finisce per rovinare qualcuno dei tifosi o delle tifose.
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