Il cosiddetto “governo dei migliori”

Quando di fronte alle bordate di insulti e volgarità di Beppe Grillo, alle improvvide affermazioni di Laura Castelli (“questo lo dice lei”) e ai congiuntivi di Luigi Di Maio, pensavamo che grazie al Movimento 5 Stelle la politica italiana avesse toccato il fondo nel promuovere l’incompetenza, l’insipienza e l’ignoranza, non ci rendevamo conto di quanto fosse vero l’aforisma secondo il quale quando si tocca il fondo si può ancora scavare.

Ora ci ritroviamo Nicola Zingaretti, il segretario politico del primo partito della sinistra (?) italiana, che esprime solidarietà a Barbara D’Urso, l’incontrastata regina della TV spazzatura, per la chiusura di un suo programma; e ci ritroviamo la Signora Stefania Pucciarelli, leghista che applaudiva entusiasta chi invocava i forni crematori per i migranti e chi sparava ai ladri, purché fossero ROM, nel ruolo di sottosegretario alla Difesa; e questo non è ancora il peggio.

Il peggio è che nello stesso governo Draghi la Lega ha preteso che entrassero come sottosegretari anche la Signora Lucia Borgonzoni, già candidata alla presidenza della Regione Emilia Romagna che si vantava di non leggere nemmeno un libro da tre anni e pensava che la sua regione confinasse con Umbria e Trentino, e un tale Rossano Sasso, che cita Topolino credendo di citare Dante Alighieri. In quali ruoli? La prima alla Cultura, l’altro all’Istruzione.

Ma attenzione: questo non è uno scivolone. Matteo Salvini è perennemente in campagna elettorale, sa tastare il polso del suo elettorato e sa bene quanto esso detesti qualunque cosa odori di cultura, di studio, di scienza e di approfondimento. Ha quindi preteso che questi ineffabili personaggi, dall’ignoranza tanto crassa quanto conclamata, facessero parte del governo di Draghi, notoriamente portatore di istanze diametralmente opposte.

Il messaggio di Salvini è chiaro: cari elettori, dice, ci tocca stare insieme a un tecnocrate e a tutti gli altri in questa grande ammucchiata perché ci sono troppi miliardi in ballo e non possiamo lasciare che la torta se la spartiscano loro; ma state tranquilli, perché anche se Draghi è ammirato per la sua cultura, il suo equilibrio, la sua sobrietà e la sua riservatezza, noi non ci facciamo fregare. Quello che pensiamo noi della cultura ho voluto metterlo bene in chiaro imponendo questi nostri rappresentanti in quei ruoli.

Anche perché Salvini vede bene quanto il Movimento 5 Stelle, già portatore del messaggio in questione, stia scivolando verso il perbenismo più prono e acquiescente, al punto che Di Maio ha potuto affermare che il suo, oramai, è un partito moderato e liberale. Salvini dunque strizza l’occhio a quella parte del Movimento che inneggiava ai vaffaday e che applaudiva il Beppe Grillo degli insulti a Rita Levi Montalcini: il fondo del barile è deluso dal Movimento 5 Stelle, e dunque Salvini va goloso a pescare nel fondo del barile.

Non che la cosa gli riesca difficile: al contrario. Ora può felice fregarsi le mani perché senza la concorrenza di Di Maio, Lanutti, Taverna e Grillo che sono passati dall’altra parte della barricata può rendere più forte e solida la sua base elettorale.

Giuseppe Riccardo Festa

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