I diritti dei figli e i doveri dei genitori

Tutti conosciamo il detto napoletano: mazze e panelle fanno ‘e figli belle, panelle senza mazze fanno e’ figli pazze. Sebbene (o proprio per questo) io pure, purtroppo, abbia qualcosa da farmi perdonare, al riguardo, perché confesso di aver alzato le mani, per fortuna non spesso, sui miei figli bambini, vorrei tanto che questo proverbio sparisse dalle coscienze di tutti i genitori.

Può una madre, che sia una brava madre, infierire su sua figlia quattordicenne fino a procurarle contusioni sul corpo e una ferita alla bocca perché la ragazzina a scuola si toglieva il velo islamico? La ragazzina era terrorizzata all’idea che alle botte già prese si aggiungessero quelle del padre, al suo ritorno, quando la madre lo avesse informato del suo peccato.

Il problema non riguarda soltanto (si fa per dire) l’uso della violenza sui figli, ma anche – ammesso e non concesso che questa violenza sia consentita – le motivazioni che ne legittimerebbero l’uso: i genitori hanno il diritto di imporre ai propri figli il proprio credo, le proprie usanze e la propria visione della vita? Secondo quella madre islamica sì: la figlia, a suo modo di vedere, deve essere musulmana come lei, portare il velo come lei, sposarsi – quando verrà il momento – con chi decideranno lei e suo marito, eccetera.

Ma la figlia ha una visione diversa delle cose: vuole vivere come le sue compagne di scuola, vuole sentirsi libera di decidere per conto suo della sua vita, delle sue idee, della sua religione e, presumo, anche del compagno che avrà quando deciderà – lei, non chi per lei – di scegliersene uno.

Molti, sui social network – italiani, non marocchini o tunisini o egiziani – si sono schierati dalla parte di quella madre perché, dicono, i genitori hanno il diritto di scegliere l’educazione da dare ai loro figli e se ci scappa qualche ceffone, beh, si vede che ci voleva.

Io, memore anche di quelli che mi sono scappati, sto dalla parte della ragazzina.

Il primo dovere di un genitore, al di là del mantenimento materiale, sta nell’educazione. Ma educare non significa imporre ai figli la propria visione del mondo. Educare significa insegnare ai figli a crearsi loro – nel rispetto delle leggi e dei diritti altrui – una propria visione del mondo. E se la visione del mondo che i figli si fanno li porta a fare scelte diverse da quelle che si aspettavano, i genitori hanno il sacrosanto dovere di rispettare quella scelta.

Non è un problema che riguardi solo i figli di islamici che, crescendo nel nostro mondo, entrano in conflitto con quello dei genitori: sono innumerevoli i ragazzi del nostro mondo costretti ad andare a messa anche se non vogliono, o che devono frequentare una scuola scelta da papà invece di quella che vorrebbero loro, o ad andare a lavorare anche se vorrebbero continuare a studiare, o a nascondere la propria omosessualità per paura di mamma e papà.

L’errore di fondo sta nel pensare che i genitori abbiano dei diritti sui figli, mentre invece, verso i figli, i genitori hanno solo ed esclusivamente dei doveri.

E non mi si venga a dire che fra i doveri di una madre c’è quello di educare la figlia picchiandola fino a procurarle contusioni guaribili in tre giorni e una ferita a un labbro, per di più con la promessa che “quando arriva papà ti dà il resto”.

Bene ha fatto la ragazzina a sfogarsi coi suoi insegnanti, bene hanno fatto gli insegnanti ad avvisare le forze dell’ordine, bene hanno fatto le forze dell’ordine a chiamare un giudice, e benissimo ha fatto il giudice ad allontanare quella ragazzina dai suoi genitori.

Genitori che, nel caso specifico, se vorranno restare qui dovranno accettare l’idea che qui ognuno, anche i loro figli, ha il diritto di vivere come gli va, alla sola condizione che rispetti i diritti degli altri.

Se non impareranno questa regola elementare, faranno bene a tornarsene nel loro mondo di origine. Beninteso, lasciando qui la figlia, se sceglierà di restare in Italia e di crescere, libera e serena, come un’italiana.

Giuseppe Riccardo Festa

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