di Marco Toccafondi Barni
PORTOGALLO – SPAGNA 0 – 1 (Merino)
– Il derby iberico è stato equilibrato e divertente, soprattutto nel primo tempo, deciso in piena zona Cesarini da Merino e dai cambi di de la Fuente, frutto pregiato di un’ evidente e superiore qualità sulla panchina spagnola.
Parte abbastanza forte la Spagna che, dopo soli 8 minuti, ha un’ opportunità colossale che un opaco Oyarzabal spreca malamente mettendo la sfera alla sinistra della porta lusitana. Passa una manciata di minuti ed è ancora Spagna, Diogo Costa è costretto a un doppio intervento per salvare i suoi, prima sul peggior Yamal del torneo e subito dopo sul colchonero Alex Baena.
Piano piano però inizia a vedersi anche il Portogallo che scampato il pericolo ne crea parecchi per la restante mezz’ora, dando origine a un match interessante e godibile, con fiammate e continui capovolgimenti di fronte. Ora sono parecchie le occasioni create dai lusitani e proprio al tramonto del 1° tempo arriva la piu’ clamorosa: dai piedi del migliore in campo, Nuno Mendes, parte una bomba che fa tremare non soltanto la traversa, ma probabilmente anche i parenti di Diogo Costa in tribuna. Però non va e al riposo le reti sono bianche come il latte appena munto.
Comincia il 2° tempo e nei primi minuti succede che il migliore in campo fino a quel momento, Nuno Mendes, deve uscire per un infortunio probabilmente muscolare. E’ la svolta della partita, si tratta di una pedina fondamentale oltre che di un giocatore fantastico. Fuori il difensore del PSG e la partita vira a favore degli spagnoli. La Roja, anche grazie ai cambi intelligenti e efficaci di de la Fuente, cresce di minuto in minuto, il Portogallo sì sembra reggere benino, ma con qualche difficoltà in piu’ rispetto al primo tempo e proponendosi meno rispetto alla prima frazione, ma quel che è peggio è che adesso offre alla Spagna ciò che le “Furie rosse” piu’ anelano: lo spazio per giocare di qualità tra le linee.
Nonostante tutto il derby europeo sembra scivolare, quasi vi fosse un tacito accordo tra le squadre, per andare ai tempi supplementari senza farsi troppo male e decidere tutto lì. E invece no, siamo ai Mondiali, mai scordarlo, perché i cambi dell’ ottimo allenatore spagnolo danno i suoi frutti: quando tutto sembrava scontato per godersi un’ altra mezz’oretta ecco al 91° minuto il vantaggio in Rojo. Il miglior cambio di giornata, veramente azzeccato dal C.T. iberico, un eccelso Ferran Torres, si inventa una palla visionaria per Merino che, a tu per tu con l’estremo difensore portoghese, col mancino la gira dentro.
Al Cowboys Stadium di Dallas è una festa roja, ormai pochi secondi dividono la Spagna dalla qualificazione ai quarti di finale e da una vittoria nel derby. E’ quel che succede, infatti, i portoghesi avranno sì un’ ottima chance, ma quando Taylor fischia 3 volte un CR7 in lacrime abbandona per sempre il Mondiale, mentre Yamal affronterà i padroni di casa per vedersela poi con Mbappè e decretare così chi sarà il nuovo Imperatore del calcio.
USA – BELGIO 1 – 4 (De Ketelaere (2), Tillman, Vanaken, Lukaku)
– Un allenatore di rara intelligenza tattica e umana irride i potenti un’ altra volta, col suo ironico quanto immaginario violino, ma stavolta non siamo nel micro e quindi non c’entrano nè Stellantis, o la allora ancora Fiat, né la Juventus a Torino, qui siamo nel macro e che macro. Diamine, stavolta il suo violino suona contro la Casa Bianca.
Colpita e affondata l’arroganza Usa nel cuore stesso dell’ egemonia: Seattle. E Rudi lo fa con scelte di formazione così nette da far strabuzzare gli occhi a tutti: fuori la evanescente stella Doku insieme al mito Big Rom, fiducia a De Ketelaere davanti.
Come noto nel pianeta durante le ultime 24 ore non si è parlato di altro e la partita è stata anticipata dalle feroci quanto giustificate polemiche per via della sospensione della squalifica di Balogun (manco fosse Van Basten, l’espulso contro la Bosnia), dopo una assurda telefonata tra un Donald Trump sempre piu’ deficitario dal punto di vista cognitivo e il numero 1 (Sic) della Fifa Infantino; col malcapitato Belgio che invano ha tentato un ricorso e alcune nazionali che potrebbero avanzare pretese. Insomma, tanto rumore per nulla, un inutile caos, intendiamoci per un principio (valutare i gravi errori anche al di là del giudizio arbitrale in campo) che in linea teorica puo’ essere discusso, ma certo non in modo tanto arrogante e pasticciato.
Sia come sia il Belgio grazie alle scelte di un coraggiosissimo Garcia approccia nel migliore dei modi la sfida coi padroni di casa e nei primi 8 minuti prima impegna Freese, che deve togliere dall’ incrocio una bella conclusione di Castasgne, poi costruisce azioni corali per arrivare al gol di un fin qui opaco De Ketelaere: Raskin fa slalom tra le linee a stelle e strisce e poi serve l’atalantino che deve solo toccarla in rete.
E’ uno a zero, ma gli Stati Uniti non demordono, anche se i Diavoli Rossi giocano bene e sono in controllo. E’ allora la sorte che sorniona ci mette lo zampino: alla mezz’ora arriva la rete di Malik Tillman che fa il Platinì, si fa per dire, visto che Le Roi nel 1982 fu l’ultimo a segnare 2 gol su punizione di seguito in altrettante partite, la sua viene sfortunatamente deviata dalla barriera e il giocatore delle “aspirine” di Leverkusen la pareggia così.
Passa poco piu’ di un giro d’orologio è ancora lui, De Ketelaere, porta avanti i suoi. Stavolta è abile a girare a rete di testa un bel cross del sempre utile Trossard. E’ il gol di un centravanti di razza.
Si va negli spogliatoi coi ragazzi di Garcia in vantaggio, ma nella ripresa Pochettino cambia un volenteroso ma confusionario Dest per un figlio d’arte, Reyna, suo padre ha difeso la porta Usa per ben 3 edizioni, per tentare il tutto per tutto e pareggiarla.
Ma eccolo lì, l’appuntamento con il destino: c’è un clamoroso errore in uscita di Freese, che dapprima controlla bene la sfera ma poi è lento a calciarla via ed è ancora l’uomo del match, De Ketelaere, che tocca quel poco che basta il pallone per farlo finire sui piedi di Vanaken che, addirittura dalla trequarti, la spara in porta. San Giovanni non vuole inganni recita un vecchio detto popolare.
E’ l’infortunio che taglia le gambe agli Usa, a Trump, alla Casa Bianca e alla potenziale egemonia statunitense anche nel calcio. Alla fine arriva persino l’umiliazione della goleada, che punisce anche numericamente l’arroganza Usa: ci pensa il solito Big Rom con un destro di rara potenza.
Diavoli rossi in paradiso e ora saranno i Diavoli contro le Furie, tutti comunque rossi. Stati Uniti d’ America che restano degli eterni incompiuti.
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