GIUSTIZIA IN CAMPO: DOPO 13 ANNI DI SILENZIO, CORIGLIANO-ROSSANO POTREBBE RIAVERE IL SUO TRIBUNALE

Approvata la bozza per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie. Si riapre la partita sui tribunali soppressi. Rapani: “Ora esistono prospettive concrete. Lo Stato deve tornare dove è stato cancellato.”

Ernesto Rapani e il Tribunale di Corigliano-Rossano

Antonio Loiacono

Tredici anni! Tredici lunghi anni da quando il Tribunale di Rossano è stato chiuso, travolto dalla “spending review” del 2012 che ha cancellato ventinove tribunali e trenta procure in tutta Italia, nel nome dell’efficienza. Una riforma, quella firmata durante il governo Monti, che ha lasciato ferite profonde, soprattutto nel Sud. Tra i territori più colpiti: Corigliano Rossano, oggi la terza città più grande della Calabria. Una città con numeri da capoluogo, ma senza giustizia in casa propria. Un paradosso istituzionale e una ferita ancora aperta per oltre 70 mila cittadini!

Ora, qualcosa cambia. Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera alla bozza per la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, una delega al Governo che consente di valutare, caso per caso, la riapertura dei tribunali chiusi. Un primo passo, certo, ma anche un segnale forte: dopo anni di immobilismo, la politica torna ad accorgersi dei territori tagliati fuori.

Tra i più attivi su questo fronte, il senatore Ernesto Rapani, che ha commentato la notizia con toni netti:

“Sin dal mio insediamento ho lavorato per riportare al centro il tema della giustizia nei territori. Quello approvato è un passaggio storico. Dopo tredici anni, finalmente si apre uno spiraglio concreto per Corigliano-Rossano.”

Una dichiarazione che non è solo politica. È anche un richiamo alla realtà. Perché chi vive a Corigliano-Rossano lo sa bene: da quando il tribunale è stato chiuso, tutto è diventato più complicato. I cittadini devono spostarsi a Castrovillari per qualsiasi udienza, con costi e tempi insostenibili. Gli avvocati si sono visti costretti a ripensare il proprio lavoro. E soprattutto, la presenza dello Stato si è fatta più flebile proprio dove avrebbe dovuto essere più forte.

Corigliano-Rossano è una città cresciuta, unita e trasformata nel tempo. Ma senza un tribunale resta mutilata, fragile, vulnerabile. Qui, dove la pressione della criminalità organizzata è ancora concreta e quotidiana, togliere la giustizia di prossimità ha significato spianare la strada all’illegalità. Non solo in termini simbolici, ma nella pratica: meno controlli, meno processi, meno fiducia.

Lo stesso Rapani lo ha sottolineato con forza:

“Riaprire il tribunale significherebbe riportare lo Stato dove oggi è assente. È un atto di giustizia verso i cittadini, ma anche una risposta concreta al bisogno di sicurezza.”

E aggiunge:

Questa non può essere una battaglia di parte. Serve un fronte istituzionale compatto, che superi le appartenenze politiche. È in gioco la dignità di un’intera comunità.”

L’edificio del vecchio tribunale, imponente e ancora oggi al centro della città, è rimasto lì. Una presenza silenziosa, quasi un monito. Simbolo di ciò che era e potrebbe tornare ad essere. Le battaglie per la sua riapertura non si sono mai spente: comitati, associazioni, consiglieri comunali, parlamentari locali hanno continuato a tenere viva la fiamma, con determinazione e ostinazione.

Ora, con la bozza approvata dal governo, il dossier torna sul tavolo giusto. Il Parlamento dovrà discutere e decidere. Ogni richiesta dovrà essere valutata in base a criteri oggettivi: numero di abitanti, estensione territoriale, carichi giudiziari, condizioni infrastrutturali. Corigliano-Rossano ha tutto: popolazione numerosa, un edificio pronto, un bacino di competenza che supera i limiti della vecchia circoscrizione. E soprattutto, una comunità che chiede giustizia vera, accessibile, presente.

Siamo solo all’inizio. La partita è lunga e complessa. Ma per la prima volta dopo tredici anni, si torna a giocare. Con regole nuove, con una consapevolezza diversa, e con una posta in gioco altissima: restituire la giustizia ai territori. Riportare lo Stato dove era stato allontanato. Ricostruire fiducia.

Corigliano-Rossano non è più disposta ad aspettare. Ha pagato abbastanza. Ora pretende risposte. E soprattutto, vuole una cosa semplice ma fondamentale: una porta aperta, dietro cui ci sia finalmente di nuovo la legge.

 

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