Fabiana Luzzi è nel cuore delle donne cariatesi

A Fabiana Luzzi, la ragazza di Corigliano appena sedicenne, barbaramente assassinata dal suo fidanzato, anch’egli minorenne, alla sua famiglia e ai familiari di tutte le donne vittime di violenza, è stato dedicato il corteo di donne, ma anche di uomini, giovani e bambini, che ha attraversato il lungomare di Cariati, sabato scorso. Questo ennesimo evento drammatico pone alla coscienza di ognuno di noi questa domanda: perché le donne devono alzare la voce per farsi riconoscere come persone, aventi la stessa dignità degli esseri umani di sesso maschile e come soggetti che, con distinta individualità, tracciano con gli uomini il cammino dell’umanità facendolo progredire? E’ chiaro che non è facile dare una risposta a questa domanda perché, per perseguire la meta del riconoscimento e del rispetto assoluto delle donne, presuppone che l’essere donna sia conosciuto, non a partire da formule astratte composte da pregiudizi culturali ma, sulla base del concreto vivere quotidiano, del proprio corpo, della propria mente e nel proprio spirito, sulla base della propria esperienza, nella piccola storia di ogni giorno e nella grande storia di sempre, mediante il loro modo originale di proporsi, nei ritmi del loro esistere ed agire ed in tutto ciò che le differenzia dall’essere umano maschile. Speriamo che verrà un giorno in cui non sarà più necessario che le donne devono far sentire la loro voce, per essere riconosciute come tali. Per il momento è indispensabile che prendano la parola ovunque e sempre, per farsi conoscere, sempre di più, in modo da essere accettate nella piena verità di essere donna e nella loro capacità di parlare d’altro nella società civile. Gli uomini che maltrattano, violentano, uccidono le donne sono uomini miserabili, lo fanno perché le temono, temono la loro grazia e la forza dei loro sogni e si sentono piccoli piccoli, inadatti, tanto da preferire di distruggere piuttosto che cercare di farsi amare. Quegli uomini non meritano le donne.

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