ELEZIONI PARLAMENTARI IN RUSSIA: VINCE PUTIN, MA …

Ti piace vincere facile. Non si potrebbero descrivere meglio le ultime elezioni parlamentari russe se non utilizzando questo vecchio slogan. Infatti il partito Russia Unita, espressione politica di  Vladimir Putin e del Cremlino, ma dalla quale il presidente russo si tiene comunque a una certa distanza, vedremo in seguito il motivo, ha vinto le elezioni per il rinnovo quinquennale della Duma, la camera bassa.

Di fatto Russia Unita ha corso da sola la gara elettorale, quindi la vittoria era scontata. Tuttavia, quello che si deve osservare, almeno se si vuol fare un’ analisi seria riguardo lo stato attuale della federazione russa, non e’ tanto se i putiniani hanno vinto o meno, bensi’ di quanto e come hanno vinto. Forse soltanto allora si potranno intuire le prime indicazioni sulla Russia odierna e quella del futuro.

Insomma, é un po’ come se ai 100 metri gareggiasse un unico atleta: non sara’ ovviamente in discussione se vince oppure no (corre da solo), casomai il tempo che impieghera’ per farlo. Con Russia Unita é un po’ la stessa cosa. Vi é quindi da registrare una netta flessione tra le penultime elezioni parlamentari, settembre 2016, e quelle di quest’ ultimo fine settimana. Russia Unita perde oltre 6 punti percentuali, attestandosi al 47,9% e questo per giunta avendo estromesso o dichiarato fuori legge i principali oppositori, a partire da quel Aleksej Naval’nyj, che dalla cella ha addirittura invitato a votare i comunisti attraverso Instagram. Proprio lui che da noi verrebbe tacciato come un leader sovranista su posizioni quasi destrorse. Non a caso gli stessi neo comunisti russi lo hanno immediatamente bollato come un servo al servizio della UE e delle multinazionali. Intanto Apple e Google si sono piegate allo stato russo, per inciso.

La Russia di oggi é un paese talmente messo male, sia dal punto di vista della competizione democratica che da ogni altra prospettiva, che tutti gli oppositori, pur di dare un segnale, hanno invitato a votare gli eredi del vecchio PCUS e il loro giurassico leader, Gennadij Zjuganov.

Va bene tutto, pur di ostacolare il putinismo e gli apparati statali che questa “ideologia ” ormai ventennale rappresenta. Ma vediamo e proviamo ad analizzare cosa potranno significare per la Russia del futuro (almeno i prossimi 5 anni) queste recenti elezioni.

1) – Qualche dettaglio tecnico – Nello stato piu’ esteso della terra ci sono voluti 3 giorni per votare: si é iniziato venerdi’ 17 settembre e le operazioni si sono concluse domenica 19. Per rinnovare la camera bassa i suoi membri (450) sono stati eletti per meta’ (225) secondo maggioranza semplice uninominale, altri 225 col sistema proporziale. La Duma resta in carica 5 anni, l’ultima volta era stata rinnovata nel settembre 2016.

2) – I risultati – La commissione elettorale ha certificato pochi giorni fa i risultati ufficiali delle elezioni parlamentari, che hanno visto ancora una volta il trionfo del partito al governo, Russia Unita, con il 47,9% dei consensi, in netto calo rispetto al 54,2% di 5 anni fa. Tuttavia, come da sondaggi, per la prima volta altri 5 partiti sono riusciti a entrare nella Duma. Tra questi i vincitori assoluti sono i comunisti di Zjuganov , che hanno fatto un vero balzo in avanti, forti di quella parte di opposizione russa impossibilitata a partecipare al voto ma che, tatticamente, ha scelto di concentrare i voti di protesta sul principale partito di opposizione. I comunisti, appunto, che infatti hanno raccolto ben il 21% dei consensi e sono di gran lunga l’unica forza di opposizione in Russia, se cosi’ si puo’ dire, con un aumento di circa 7 punti percentuali rispetto al 2016. Marginali, rispetto alle prime 2 forze, sia la destra nazionalista di un altro leader eterno, i liberaldemocratici di Žirinovskij, col 7,8% , che i riformisti di Jabloko. Quest’ultimi sono una specie di centristi, renziani/ calendiani in salsa russa, membri dell’ internazionale liberale. Entrambi hanno percentuali simili ai socialdemocratici di Russia Unita. Infine un partito sostanzialmente nuovo, ma che riscuote qualche consenso tra i moderati di centro-sinistra: Nuova gente. Una novita’ nel panorama politico russo, tendenzialmente riformista. Inoltre per la prima volta nella storia della Federazione in alcune zone, come Mosca e Sebastopoli in Crimea, si é potuto votare on line, bastava iscriversi a un apposito portale e poi scegliere dal proprio computer, tablet o smartphone. Il 10 settembre quasi 2 milioni e mezzo di elettori avevano optato per questa possibilita’. Il voto postale e quello on line meriterebbero un capitolo a parte in quanto, esattamente come succede negli Stati Uniti, va chiaramente ad annullare la segretezza del voto. E’ qualcosa di impensabile alle nostre latitudini europee, per adesso, ma che incredibilmente viene visto e  commentato, soprattutto per gli USA, come un importante esercizio di democrazia e liberta’.  Inaudito.

3) – Putin vuol dire apparati – Per proseguire nell’ analisi non bisogna mai dimenticare che Putin non é  un politico anzi, come detto, da Russia Unita ostenta volutamente una certa distanza appena puo’ farlo. Prima di tutto resta un militare. E’ una ex spia che ha passato la gioventu’ nella DDR. Insomma, il leader che da oltre vent’anni siede al Cremlino é il classico uomo di apparato prestato alla politica, rappresenta cioé anzitutto gli apparati statali che entrano direttamente in politica, esattamente come avviene alla Casa Bianca con Tony Blinken e la Yellen. Parafrasando un altro celebre slogan di qualche anno fa, “Putin vuol dire apparato”. Per comprendere meglio cosa significa il putinismo bisogna fare un passo indietro, piuttosto lungo, di oltre un ventennio e tornare al Capodanno del Duemila. In quella data fatidica un Boris Elstin ormai ridotto in condizioni pietose dalla malattia e soprattutto da un abuso insano di alcolici viene costretto, non reggendosi neppure in piedi durante eventi pubblici, a passare lo scettro del potere a qualcuno. Chiunque va bene, vista la condizione di salute dell’ uomo che, neanche 10 anni prima, aveva scalzato Mikhail Gorbaciov e decretato la fine dell’ URSS. In una Russia ridotta allo sbando, durante quel passaggio di milennio, un po’ come pochi mesi dopo e per altre motivazioni successe in Argentina, si testano diversi candidati. Infine viene scelto un personaggio quasi sconosciuto all’epoca: un oscuro maestro di judo, un ex militare in una Germania dell’est che non esiste piu’ da oltre un decennio, ma che recentemente aveva avuto qualche esperienza politica nella natale San Pietroburgo. E’ lui, Vladimir Putin. Oggi, dopo oltre un ventennio resiste al potere solo perche’ forte del sostegno degli apparati statali. Tuttavia, allora come oggi, fu scelto e di volta in volta confermato dalla burocrazia russa. Ma non sara’ cosi’ per sempre e il suo tempo sta ormai per scadere. Certo, é sempre stimato e considerato affidabile, soprattutto in quell’ ex KGB, ribattezzato FSB nella Russia post comunista, di cui é da sempre espressione, ma il pensionamento dorato si avvicina. Allora come oggi, in una Russia stremata, sono e furono questi apparati, per evitare un disfacimento politico e perfino territoriale (da non escludere nemmeno adesso), a volere Putin e i suoi al potere.  Un scelta fatta un po’ per sottrarre il paese ai tristemente noti oligarchi, i miliardari nelle grinfie dei quali la Russia era finita per colpa della sbornia liberista e post comunista gestita da Boris Elstin dopo il 1991, un po’ per provare a tenere in piedi un ex impero, quello russo, che aveva ed ha sempre meno dei fasti imperiali di un tempo che fu.

Il problema é che dopo oltre 20 anni il potere logora anche chi ce l’ha, per parafrasare una celebre frase di Giulio Andreotti. Il calo vistoso in queste elezioni e quella repressione esagerata, che ha portato a definire queste elezioni come le meno libere in quasi 3 decenni di “democrazia” russa e l’OSCE a rinunciare ai controlli per inutilita’ manifesta, sono notati e analizzati attentamente dagli apparati statali, in maniera spesso critica. Non e’ un caso che da tempo in certi ambienti si sta preparando il dopo Putin. E sono parecchi i segnali in tal senso: dal lassismo e dalla tolleranza verso le proteste dei comunisti scesi in piazza in queste ore per denunciare i brogli di Putin, stavolta tollerati considerato che i comunisti russi sono quasi un partito “giallo”, simile a quei sindacati utili al padrone in fabbrica, ma che proprio per questo possono alzare la voce contro brogli, pressioni e le regalie del Cremlino a favore di Russia Unita. Oppure alle continue e ripetute bordate e i documentari di Naval’nyj e dei suoi seguaci i quali, persino dal carcere o dai domiciliari, fanno sentire la loro voce senza eccessivi problemi né per questo subire conseguenze troppo pesanti. Anzi non é raro che in alcuni casi, come per il video sulla lussuosa residenza estiva di Putin, che ha fatto il giro del mondo e suscitato scalpore in patria, ripresa grazie a un drone “distrattamente” lasciato volare liberamente dagli addetti alla sicurezza dello stato russo, sia agevolato da una fazione dentro gli stessi apparati, che ha gia’ in mente una Russia simile a quella di oggi, ma con un leader al Cremlino meno logoro di Vladimir Vladimirovic Putin.

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