Donald Trump: “You ain’t seen nothing yet”. Purtroppo.

“Non avete ancora visto niente”. Ma se questo è l’inizio, figurarsi il resto. Perfino Theresa May, la premier britannica che ha tenuto per mano nemmeno una settimana fa, ha preso le distanze da Donald Trump e da un decreto così stupido, oltre che inumano – quello del bando a tutti i rifugiati che vengono da sette Paesi musulmani – da confermare anche nei più ottimisti l’idea che il neo presidente USA sia il campione mondiale degli strateghi da Bar Dello Sport.

Stupido decreto, perché ha dato fiato all’estremismo, che ora può gridare quanto l’Occidente odii l’Islam e sentirsi più legittimato di prima a farlo; e anche perché, guarda caso, nessuno degli attentatori islamici che hanno colpito gli USA, dalle Torri Gemelle in poi, veniva da uno di quegli Stati. Inumano, perché mette nello stesso calderone vittime e carnefici, assimilando brutalmente uomini, donne, vecchi e bambini che scappano dal terrore a chi di quel terrore è causa.

Noi, qui in Italia, di questi bei soggetti ne abbiamo a bizzeffe: di solito si accontentano di decidere la migliore formazione della squadra calcistica del cuore o, in caso di tornei importanti, della Nazionale. Nell’imminenza di elezioni sono prodighi di soluzioni definitive per ogni problema e di sentenze senza appello per i colpevoli di quei problemi, che individuano secondo le fasi storiche nei Terroni, nei Comunisti, negli Albanesi, nei Rumeni o nella Kasta; oggi, nei Musulmani-Immigrati-Terroristi-Extracomunitari-Clandestini: è una sola parola perché secondo costoro l’Immigrato è, sempre e comunque, Musulmano, Clandestino, Extracomunitario e, va da sé, Terrorista.

Donald Trump è stato eletto nel pieno rispetto delle regole bizantine che negli USA disciplinano la scelta del Presidente federale: non conta il voto popolare, che avrebbe premiato Hillary Clinton, ma il peso dei singoli Stati. C’è poco da recriminare: anche John Kennedy vinse così.

La differenza è che John Kennedy, pur giovanissimo e figlio di un brigante, aveva comunque un’ottima cultura e una buona formazione politica, essendo stato già senatore, ed aveva anche alle spalle una dura esperienza militare come comandante di una motosilurante. Insomma, per quanto ricco a miliardi, era anche ricco di capacità, aveva sofferto e aveva una visione.

Trump, purtroppo per noi, è ricco solo di miliardi e della sua sicumera. Da bravo stratega da Bar dello Sport, è di quelli, e sono tanti, che non hanno mai dubbi e sono certi di avere tutte le risposte. E le hanno, infatti; solo che sono sbagliate.

Gli Stati Uniti sono il Paese dove tutto è grande: i grattacieli, le praterie, il Grand Canyon, il Mississippi, i Grandi Laghi, i patrimoni e in certi casi anche le idee. Disgraziatamente, sono grandi anche le mediocrità e i granchi; e Trump, se ne stanno accorgendo anche gli Americani, è il più colossale dei granchi che potessero prendere, possedendo la più mediocre delle intelligenze che si possa possedere.

La speranza è che la parte d’America veramente grande – quella delle grandi idee, erede di Theodore e Franklyn Delano Roosvelt e di George Marshall  – faccia quadrato per impedirgli di fare troppi danni. Le premesse ci sono: sedici General Attorney di altrettanti Stati (l’equivalente, a livello locale, dei ministri della Giustizia) hanno rigettato come anticostituzionale il decreto xenofobo e islamofobo del presidente; una giudice federale ha bloccato la deportazione di alcuni rifugiati; migliaia e migliaia di donne protestano contro il decreto che toglie i fondi federali per gli aborti volontari e migliaia e migliaia di persone protestano per il decreto che vuole innalzare un muro tra il Messico e il confine sud degli USA. Per non  parlare della reazione alla sua idea grottesca che l’ambientalismo sia fuori controllo.

Trump riceve applausi solo da altri frequentatori del Bar dello Sport la cui visione, come la sua, è limitata alla distanza fra gli occhi e la punta del naso. Fra costoro spicca l’entusiasta Matteo Salvini, italica cartina da tornasole di ogni idea da scartare: se piace a lui, allora sicuramente è sbagliata.

Donald Trump, il campione mondiale di strategia da Bar dello Sport, come è tipico degli esponenti della sua specie non ascolta comunque critiche e tira dritto: difende il bando ai rifugiati dai sette Stati islamici perché, così ha dichiarato, è fermamente deciso  a non avere in America il caos dell’Europa.

Questione di orgoglio, forse: ha voluto creare un caos tutto suo. E c’è riuscito benissimo.

Giuseppe Riccardo Festa

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