NE HO ABBASTANZA DI FACEBOOK

I miei ventiquattro lettori, immagino, scuoteranno le spalle e diranno: Ah, sì? E chissenefrega? Due o tre fra di loro, però, potrebbero avere la curiosità di sapere perché; e dunque, a loro beneficio e implorando la pazienza degli altri, vado a spiegarmi.

Per farlo, è inevitabile che il pensiero vada al grande Umberto Eco, che pochi mesi prima della sua dipartita mise bene in evidenza come i social network siano lo strumento che consente a qualsiasi cretino di manifestare la propria inconsistenza (cito a memoria e a senso). Ci fu una valanga di proteste: i cretini, confermandosi tali, ritennero che Eco avesse dato del cretino a tutti coloro che frequentano i social network; di conseguenza egli, tra l’annoiato e il divertito, precisò che questi strumenti fungono da amplificatore per manifestazioni di cretinaggine  che in precedenza restavano circoscritte ai luoghi deputati alla loro esternazione: in particolare il mitico Bar dello Sport, luogo ove convergono sfaccendati male informati, ricchi di ignoranza quanto di pregiudizi e di livore, che colà si abbandonano a esternazioni su argomenti i più svariati ma preferibilmente attinenti a:
a) calcio,
b) bufale varie (scie chimiche, cure definitive per il cancro, complotti demo-pluto-giudaico-massonici, ritorno alla lira, ecc.),
c) forme, appetibilità e attività sessuale di donne più o meno note,
d) personaggi della politica.

Quando gli argomenti c) e d) si sovrappongono, ossia i personaggi della politica sono di sesso femminile, le valutazioni prescindono dall’attività istituzionale che esse svolgono: le critiche si limitano a definizioni che vanno da “troia” a “vacca” a “baldracca” (la decenza non mi consente di fornire ulteriori e più esplicite definizioni), poiché i gentiluomini in questione non possiedono gli strumenti intellettivi che consentono di giudicare una donna altrimenti che come oggetto di attività sessuali.

L’arena di siffatte discussioni, come giustamente rilevava Umberto Eco, si è spostata dal Bar dello Sport a Facebook, Twitter, Instagram eccetera. E in questo modo la loro risonanza, che prima restava circoscritta fra le birre, le boccette e gli sghignazzi del locale, ora è universale, alla pari con la scoperta del Bosone di Higgs, dell’arrivo della sonda Juno nell’orbita di Giove o dell’assegnazione del premio Strega.  Anzi, più che alla pari: perché nei commenti che riguardano donne e politica, e soprattutto le donne della politica, c’è una carica di astio, di livore e di volgarità che trasforma i commenti in urla scomposte. Non è questione di colore politico: leggete cosa dicono della ministra Boschi, della Presidente della Camera Boldrini o della neo sindaca di Roma Raggi.

Quei soggetti, d’altra parte, hanno idee poche ma ben confuse di cosa significhi colore politico. Un commentatore, per fare un esempio, ha definito “sporco comunista” il giornalista Marco Travaglio, che aveva dichiarato di tifare contro l’Italia agli Europei di calcio. A chi gli ha fatto notare che Travaglio ha dichiarate simpatie grillo-leghiste-destrorse, ha risposto, sic et simpliciter, con un vaffa.

Ho commesso, in qualche caso, l’ingenuità di intervenire in certi dibattiti, discutendo e portando argomenti e soprattutto stigmatizzando volgarità e insulti. La reazione è stata che gli insulti e le volgarità, quei gentiluomini (e anche qualche gentildonna) li hanno dirottati su di me. Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa: pretendere di discutere su basi ragionevoli con chi ragionevole non è, o rifiuta di essere, equivale a mettersi sul suo piano; e su quel piano può vincere solo lui.

C’è un’altra categoria di assidui frequentatori di Internet: quella dei compulsivi postatori (scusate il neologismo) di fatti propri, dei generatori isterici di selfie, dei propalatori di frasi nobili di Candy-Candy, di massime filosofiche di Snoopy, di preghiere al santo del giorno, di tramonti infuocati, fiori in boccio, frasi di Mogol e poesie da Baci Perugina: libera me Domine.

Ho la fortuna di poter esprimere il mio pensiero su Cariatinet: è una tribuna dalla quale nessuno ha mai alzato la voce in modo scomposto, aggressivo o volgare, letta da persone che molto spesso hanno idee diverse dalle mie ma non ricorrono all’insulto per contestarle: difficile chiedere di meglio, inutile chiedere di più. È per questo che ho deciso, dal momento esatto in cui pubblico questa riflessione, di non intervenire più sulle mie pagine Facebook.

E a questo punto, prego:  il chissenefrega, per chi volesse esprimerlo, ci sta tutto.

Giuseppe Riccardo Festa

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