DISCARICA: Polemiche e proteste. Continua il presidio in località Pipino.

Continua il presidio in località Pipino, sede della discarica che avrebbe dovuto aprire i battenti ieri. Ieri non è giunto nessun autocompattatore dall’impianto rossanese di Bucita, ma da fonte certa apprendiamo che, prima del sorgere del sole, i mezzi carichi di rifiuti (“pretrattati”, certifica Bieco) che erano stati respinti lunedì scorso, avrebbero egualmente conferito in quel di Pipino. Ovviamente non è stato possibile verificare la notizia, ma più di una voce insiste: “I camion sono arrivati col buio, quando non c’era nessuno. E col buio sono andati via”. Ma bollerebbe dell’altro in pentola, qualcosa che, se trovasse conferma, ribalterebbe totalmente i termini della spinosa questione. Ricapitoliamo a beneficio dei lettori con una raccomandazione: occhio alla date. Il sindaco di Scala Coeli, Mario Salvato, riceve, venerdì 17 maggio (è proprio un giorno scalognato) una comunicazione di Bieco, la quale informa che, superate le prescrizioni a suo tempo poste, inizierà l’attività vera e propria di discarica il 20 maggio successivo. Salvato convoca immediatamente i sindaci “ambientalisti” del territorio, ma la riunione, riproposta per questa mattina, alle 10, presso il Municipio scalese, è un semi aborto, nel senso che la maggior parte degli amministratori aveva già assunto altri impegni. La notizia dell’imminente apertura dell’impianto, che sembra quasi un mistero glorioso, trapela domenica 19, grazie alla stampa impicciona, ma libera. La sera, sempre di domenica, Salvato redige in tutta fretta un’ordinanza bislacca con la quale dispone il divieto assoluto di “conferimento” dei rifiuti nella struttura di Bieco. L’ordinanza sarà notificata alla società proprio nella mattinata di lunedì, quando inizia il presidio dei cittadini e delle forze dell’ordine. Nel dispositivo, il sindaco di Scala Coeli scrive che, a quanto gli risulta, Bieco non ha alcuna autorizzazione a scaricare rifiuti, ma la medesima società smentisce: “Con l’ultima verifica effettuata presso l’impianto di Scala Coeli, lo scorso 6 maggio, da parte dell’Arpacal (Agenzia Regionale per l’Ambiente – Calabria), nella quale è stata accertata l’ottemperanza da parte della Bieco a tutte le prescrizioni integrative richieste, si è definitivamente chiuso il lungo ed articolato iter burocratico relativo all’autorizzazione integrativa ambientale di cui la società è beneficiaria sin dal 2010” Sembra tutto chiaro, ma c’è un piccolo particolare: il sindaco Salvato sarebbe stato informato via fax dell’accertamento Arpacal giovedì, 9 maggio, cioè otto giorni prima dell’informativa “ufficiale” della Bieco. Ergo: se così fosse, sapeva che Bieco ha tutte le carte in regola. Perché, allora, non ha coinvolto per tempo i suoi colleghi “ambientalisti” e la pubblica opinione? Il caso “discarica”, che si trascina da 4 anni, è sempre più ingarbugliato, anche perché non c’è mai stata una posizione chiara e netta da parte dei signori sindaci o, almeno, a presunte posizioni chiare e nette non sono mai seguiti fatti concreti. Emblematica è la clamorosa non partecipazione alla protesta di sindaci, assessori, portaborse di mestiere, questuanti e partiti politici. Come significativa è la riunione di questa mattina della “task force” operativa indetta dal Salvato il quale, è bene sottolinearlo, non ha inteso informare la gente comune, quella che, comunque vadano le cose, nel bene e nel male, a queste latitudini continua, nonostante tutto, a vivere, e non ha mai avuto la possibilità di esprimersi in senso contrario o favorevole. Sulla vicenda, Bieco srl scrive “di ostruzionismo puro e senza alcun fondamento messo in atto dal sindaco Mario Salvato” e di “stallo decisionale nel quale i poteri periferici dello Stato e le istituzioni sovra comunali paiono soggiacere”. E sottolinea: “Non vi è una, dicasi una prescrizione imposta alla Bieco Srl che non sia stata scrupolosamente rispettata”. Bieco striglia i media: “È in atto una vergognosa campagna di disinformazione su presunte illegalità, irregolarità e misfatti dei quali ogni giornalista dovrebbe forse verificare sussistenza, fonte e documentazione probante prima di farne carne da macello mediatico”. Si sta creando “allarme ingiustificato” nella gente “che era e resta preoccupata semmai dell’emergenza rifiuti”. Bieco ribadisce che la discarica. inizialmente voluta anche da Salvato, “gode di tutte, nessuna esclusa, le autorizzazioni previste, nel rispetto di tutte le prescrizioni integrative richieste. È utile far sapere, inoltre, che proprio nei giorni scorsi il Tar Calabria ha rigettato (e non è il primo rigetto a favore della Bieco in questa vicenda) un ennesimo ricorso contro un atto regionale con il quale, al termine di ulteriori accertamenti e verifiche, il Dipartimento Politiche per l’Ambiente revocava gli effetti inibitori delle prescrizioni richieste alla società”.

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