DIFENDERE IL TERRITORIO SIGNIFICA COMBATTERE LA ‘NDRANGHETA.

Non nascondiamo il nostro stupore nell’aver ricevuto l’invito della Commissione Regionale Contro la ‘Ndrangheta per l’audizione del 16 Maggio. Questo non solo e non tanto perché in questi anni di vita della RDT, mai abbiamo fatto richiesta alcuna di essere ricevuti in Consiglio Regionale – il nostro impegno e la nostra azione sono state sempre fuori dai Palazzi, nelle piazze, tra le emergenze della nostra regione – ma la cosa che ci ha veramente sorpreso è quello di essere invitati nel novero delle associazioni antimafia, antiracket e antiusura. La sorpresa è comunque durata poco, perché in fondo non è altro che il riconoscimento della veridicità di quello che abbiamo detto e fatto in questi anni, ossia che contrastare la realizzazione di una discarica o di un impianto nocivo, di una centrale inutile come di una grande opera come il Ponte sullo Stretto, nella nostra regione assume i connotati reali e concreti del contrasto alla ‘ndrangheta, attaccandola lì dove fa più male, nei suoi interessi economici. Alla sorpresa è seguito il dubbio: che fare? Partecipare o declinare l’invito? Cosa dobbiamo andare a dire a un’istituzione, la Regione Calabria, contro cui spesso abbiamo puntato il nostro dito indice, accusandola di scelte irresponsabili, se non complici? I comitati territoriali si trovano quotidianamente a combattere contro il sistema di potere speculativo del ciclo dei rifiuti calabrese, un sistema di potere non estraneo ad interessi politico-malavitosi, il quale nostro malgrado viene continuamente favorito dai provvedimenti amministrativi degli enti regionali competenti in materia. Se fino a qualche mese fa tutto era riconducibile, almeno formalmente, all’Ufficio del Commissariamento all’Emergenza Ambientale, il quale è servito da parafulmine per oltre quindici anni, oggi le competenze sono totalmente della Regione Calabria e la musica non sembra cambiare, anzi. L’ultimo provvedimento del Presidente Scopelliti, il quale agitando il solito, vecchio spauracchio dell’emergenza, autorizza il conferimento di rifiuti in discarica senza alcun trattamento, è agghiacciante. Si tratta di un provvedimento abominevole da un punto di vista sanitario ed ambientale, che manifesta una volta di più l’assoluta incapacità da parte delle istituzioni di governare il mostro vorace ed inarrestabile del ciclo dei rifiuti regionale, un mostro creato con decine di provvedimenti di emergenza e con un modello, quello delle speculazioni private e dell’incenerimento, obsoleto già dieci anni fa. L’emergenza, i provvedimenti tampone, le deroghe in materia di salute e ambiente sono il pane quotidiano della ‘ndrangheta, unica holding al mondo in grado di offrire smaltimento di ogni tipo di rifiuti a prezzi modici per il semplice fatto che non offre un servizio ambientale ma un affossamento fraudolento. È accaduto e documentato per gli RSU, per rifiuti speciali, per rifiuti tossici. L’emergenza è una panacea, il valore aggiunto, per questi “servizi” criminali. Proprio per ribadire questi principi, abbiamo deciso di partecipare all’audizione del 16 maggio, documentando le tante anomalie presenti nel settore dei rifiuti, oggi drammaticamente prioritario nella nostra regione, ma anche nelle altre vertenze territoriali che vedono impegnati i comitati aderenti alla RDT. Ai commissari chiederemo dei segnali forti, immediati e concreti, a partire proprio da un parere negativo sul provvedimento d’emergenza del Governatore: contrastare la ‘ndrangheta non è solo un fatto culturale, ma è anche, soprattutto oggi, tentare di porre un freno alla speculazione milionaria, decennale e criminale sullo smaltimento dei rifiuti.

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